Casal di Principe - San Cipriano - Casapesenna

Ha una bambina che soffre, e ora potrebbe pentirsi

Stefania MartinelliCASAL DI PRINCIPE.A casa di Setola durante la cattura. Stefania informata in una cella a Pozzuoli: “Dovete farmi tornare a casa”. I suoceri: “Adesso liberate mia figlia, era andata nel covo perché voleva separarsi”

Missione fallita, finisce forse la stagione delle stragi, può ricominciare quella dei pentimenti. Crollerà anche Setola? Va all’ergastolo con un tormento: non vedrà più la sua bambina. Dieci anni, una bambina. Impaurita e pallida si affaccia dalla cima della gradinata interna: una scala di legno intarsiato e marmo dal salone porta al primo piano. Lei spia tutti nell´atrio della villona di via Federico Fellini.

I detective della Dia, i finanzieri con un capitano, gli agenti dei Nic, polizia penitenziaria. Sono venuti a sequestrare anche la sua casa, terribilmente grande per lei, vive da sola con i nonni. La madre, Stefania Martinelli, è in carcere da lunedì. Una bambina umiliata, il nome non conta, il cognome purtroppo sì. Setola. È la figlia del killer che i carabinieri vanno proprio ora ad arrestare. E che non tornerà più. Il capitano Costantino Airoldi telefona al funzionario della Dia che guida l´operazione, Silvana Giusti, qui a Casal di Principe, nella villa del più feroce latitante del Casalesi.

Motociclo Half Size

«Con i sequestri a che punto siete?» s´informa Airoldi. Con i suoi carabinieri è in viaggio per Mignano Montelungo. Sono le 11 di un giorno buio di pioggia. La bambina ascolta i discorsi disperati dei nonni ai poliziotti. Non vede il padre dalla primavera scorsa, quando Setola evase dai domiciliari per aprire una stagione dissennata di ferocia e sangue. Potrebbe essere lei a farlo pentire.

Soffre, ha smesso di frequentare la scuola. Si vergogna, dicono, da quando anche i suoi compagni seppero che il padre è accusato di tanti delitti, e della strage di Castel Volturno. Metà settembre, apriva la scuola, ma non per lei. Silvio Martinelli, il nonno, protesta e implora con le sue mani rugose di ex agricoltore. È il padre di Stefania, per la seconda volta in carcere. Nel covo di Trentola Ducenta lunedì i carabinieri non trovarono Giuseppe Setola sparito in un labirinto di fogne, ma sua moglie con 15 mila euro e armi. Tranne quel kalashnikov, puntuale e atroce nei delitti dal 5 maggio al 12 dicembre. «Vi giuro che mia figlia ha paura delle armi, non ha mai visto una pistola, non l´ha mai presa in mano, che volete da mia figlia, perché non la liberate?» batte il pugno sul petto, ora perde anche la sua villa. La moglie, Rosa Martino, vestita di nero, contorta da una vita di fatica e dolori, si abbandona: «Mi dovete credere, io per questa storia sto morendo». Riprende il marito: «Ma che c´entra mia figlia? Che colpa ha se ha conosciuto uno così? Povera figlia mia, è ‘na guagliona, ‘na guagliona sana, buona, deve pensare alla figlia…».

Silvio Martinelli intuisce la domanda. Silvana Giusti della Dia quando venne l´altra volta a ottobre, con la fermezza di un poliziotto ma con i toni miti di una donna, le fece intendere che doveva separare la sua vita e sua figlia dai deliri assassini di Giuseppe Setola. Parlò chiaro a Stefania. Il padre ora dice: «Mi dovete credere, non voleva vederlo più, era andata lì, in quel posto proprio per dire questo…» e la moglie conferma. «Era andata dal marito solo per dire che era l´ultima volta». Riprende il padre, la voce rotta di pianto. «Chi poteva mai pensare che trovava uno così, povera figlia mia».

Il capitano della Finanza, Alessio Biferini, ha ricostruito con Silvana Giusti la rete di parentele e fittizie proprietà per i sequestri, sussurra. «Tutti quei soldi, poi». Ma Silvio Martinelli capta la frase. «Posso dimostrare che erano soldi miei, dov´è la ricevuta? Andiamo in banca. Presi 62 mila euro». Chiede alla moglie «quel foglitiello della banca». Ma lei lo ferma. «Basta, non mettiamo altre carte in mezzo, ogni carta che esce diventa un processo». È probabile che sia stata Stefania a portare i soldi al marito negli ultimi giorni. Il terrore non basta. La latitanza costa. Costava.

A Stefania sarà notificato più tardi in carcere il decreto di sequestro, tra i tanti firmati dai pm antimafia Giovanni Conzo e Raffaello Falcone. Il solo decreto che tocchi lei. Una moto. Honda Sh. «Che volete che sia questo, ditemi quando esco», prevedibile la reazione di Stefania. Vuol tornare qui, in via Federico Fellini. Subito. L´aspetta sua figlia. Terribile il carcere se tutta la vita che ti rimane è una bambina.

La Repubblica (Antonio Corbo)

You must be logged in to post a comment Login

I più letti

Condividi con un amico