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La Napoli rivoluzionaria rivive grazie alla “Lazzariata”

TeatroMARCIANISE. Dopo il grande successo riscosso dalla compagnia Aris.Tea di Marcianise, il 25 e il 26 dicembre scorso, con la rappresentazione del Purgatorio napoletano del 1799, di Antonio Addati e Gerardo De Rosa, a grande richiesta si replica per le scuole della città, e non solo.

Qualcuno, tra gli entusiasti spettatori della “Lazzariata”, portata sulle scene del teatro Ariston di Marcianise, a Natale e Santo Stefano, dalla compagnia stabile di Aris.Tea, ha affermato che uno spettacolo di tale livello non si era più visto da quando al Bellini di Napoli, qualche anno fa, era stato rappresentato “Masaniello – il Musical” di Tato Russo, e stando alla densa partecipazione di pubblico nelle due serate, e ai consensi, espressi anche dai due autori, presenti in sala al debutto, non si può non crederci. La giovane Compagnia, infatti, ha ricevuto il premio più ambito, ovvero l’invito a replicare lo spettacolo, a cominciare da alcune scuole superiori della città, tra cui l’ISISS “G.B. Novelli”, il Liceo “Federico Quercia” e l’ITIS “Ferraris”. Pare, inoltre, che anche molte richieste di bis serale siano già giunte ai responsabili della compagnia. Sono stati molto convincenti, dunque, i circa venti interpreti della “Lazzariata”, che per più due ore si sono cimentati in vorticose e rocambolesche performance, tra intonazioni di canti e passi di ballo, tutte mirate a rappresentare le varie facce di un delicato momento storico partenopeo. I promettenti risultati anticipati dai giovani attori della compagnia, derivanti dal loro inesauribile lavoro, permeato da incalcolabile entusiasmo, sono quindi giunti. La Napoli popolare, così, contrapposta a quella degli strati borghesi o intellettuali, status della Repubblica Napoletana del 1799, fatta per lo più dalla gente del popolo e dagli scugnizzi, uniti dall’unico intento di riscattarsi, ha calcato le scene, sotto la collaudata guida del regista Francesco Sisto, dell’aiuto regista Pina Lauritano, della costumista Adelia Apostolico, della concertista Costanza Festa. A dare vita ai protagonisti della vicenda, sono stati impegnati: Margherita e Cornelio Piscitelli, Valerio Salvatore, Mirella Rotaniello, Vincenzo Gionti, Francesco Di Maio, Angelica Di Mauro, Raffaele Delle Curti, Remo Grillo, Ilaria Perfetto, Franco Acconcia, Pino Braccio, Paola Maietta, Angelo Anemola, Isabella Pastorella, Andrea Acconcia e Pompeo Musone, tutti giovani attori della “Compagnia stabile” di Aris.tea, e allo stesso tempo, quasi tutti “vecchie conoscenze” per il pubblico del teatro Ariston di Marcianise. Essi, infatti, già si erano distinti in passato per altre interpretazioni di successo, tra cui “Capocomico” di Raffaele Viviani, “La favola del bambino che non sapeva mangiare”, di Antonio Scavone, “La cantata dei pastori” di Andrea Perrucci, “La patente” di Luigi Pirandello, “Pericolosamente” di Eduardo De Filippo, “Stato Minore” di Antonio Scavone, “C’era una volta un bambino normale”, di Antonio Scavone. Lo spettacolo “Lazzariata” affronta, gli avvenimenti che all’alba del 1799 – e per una manciata di mesi – sconvolsero completamente la storia del Regno, quello borbonico, la vita di chi vi abitava e, soprattutto, fecero saltare letteralmente gli equilibri sociali, politici ed economici di una grande città: Napoli, che lentamente e faticosamente, già nella prima metà del 1700, con il lavoro encomiabile del re Carlo III di Borbone e dei suoi illuminati ministri, primo tra tutti bernardo Tanucci, era riuscita a risollevarsi dal Vice-regno spagnolo, divenendo una delle maggiori capitali europee. L’intera vicenda scenica si svolge nelle cucine e in alcuni ambienti di un palazzo patrizio dove lo stratificato microcosmo dei suoi ospiti, resta travolto dagli eventi rappresentati in alcune giornate emblematiche, consumate durante il periodo che va dal dicembre del ’98 al giugno del ’99. In quella casa la vita va avanti cercando di adattarsi, non senza dolore, all’ennesimo mutamento forzosamente subito da Napoli; ma la tragedia bussa alla sua porta, la storia chiede come tributo un sacrificio troppo esoso anche da chi, in “prezzo di sofferenza”, ha sempre sopportato oneri gravosi. La casa, dunque, come metafora di una “Napoli – Purgatorio” all’interno del quale si aggirano anime in pena, non i “demoni in Paradiso” di crociana memoria; non anime perse, quindi, ma anime disperse da mani dissipatrici.
Grande merito per questa iniziativa e per le numerose altre promosse da Aris.Tea, va al gestore del teatro Ariston, nonché presidente dell’associazione, Emilio Napolitano – che si propone di perseguire l’obiettivo di avvicinare i giovani e i giovanissimi al mondo del teatro, ritenendo che esso possa essere un utile strumento di vita e di insegnamento – e al regista, Francesco Sisto. Quest’ultimo ha annoverato tra i suoi successi personali dei lavori legati a nomi importantissimi del mondo del Teatro e della Televisione, come quelli di Mario Scarpetta, Luisa Conte e Giacomo Rizzo, Luigi de Filippo, Daniela Poggi, e ha maturato anche molteplici esperienze di Assistente e Regista teatrale. Caterina Vesta.

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