Italia

Norma “anti-precari”: divisa anche la maggioranza

Maurizio SacconiROMA. Lo scontro sulla cosiddetta norma “anti-precari” contenuta nella manovra economica ha rotto il silenzio di quella che si prospettava una tranquilla domenica di mare e riposo.

Opposizione e sindacati contestano quel passaggio in cui si riporta che un lavoratore con contratto a termine, il quale è stato vittima di irregolarità o ingiustizie, e che per questo si rivolge ad un giudice, può ottenere solo un indennizzo economico, e non più l’assunzione a tempo indeterminato. Ma il governo si difende, chiarendo che si tratta di una norma nata in ambito parlamentare.

Il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, chiede al governo di modificare quella che definisce una “norma incomprensibile” perché “gli errori delle imprese ricadono sui diritti dei giovani, dei lavoratori e dei precari, e se le imprese sbagliano sono colpiti i lavoratori”. Parere negativo anche del segretario della Cisl Raffaele Bonanni: “Speriamo che sia cancellata. Sulla materia del lavoro devono lasciare fare alle parti sociali”. Uno “scandalo” per Silvana Mura dell’Italia dei Valori; una “mascalzonata” per Pino Sgobio, della segreteria nazionale del Pdci.

Critiche anche dall’Udc (“L’esigenza di flessibilità su cui il governo ci richiama è sacrosanta, ma non ha nulla a che fare con l’istituzionalizzazione della precarietà che riguarda milioni di italiani”, dice Pier Ferdinando Casini) e dal leader de La Destra, Francesco Storace: “La decisione sui precari è vergognosa. In questo paese dilaga l’ingiustizia sociale”. “Una norma ulteriormente penalizzante per un sistema già di per sé affetto da un eccesso di precarietà”, commenta il ministro ombra del Pd per il Welfare Enrico Letta, che lancia l’appello: “Dal momento che il governo nega la paternità del grave emendamento c’è una sola via d’uscita, semplice e lineare: il Senato elimini l’emendamento”.

Anche all’interno della stessa maggioranza c’è chi prende le distanze dal provvedimento, a partire dal ministro del Welfare Maurizio Sacconi. Anche il ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, sostiene che la misura “va rivista”. “E’ un emendamento parlamentare – spiega – voluto per risolvere i problemi che riguardavano la stabilizzazione di contratti atipici, che avrebbe avuto un peso insostenibile per molte azienda, fra cui le poste”. “Ovvio – aggiunge – che chi subisce dei torti va tutelato e da questo punto di vista la norma va rivista”. A dichiararsi “distinti e distanti” dalla norma anche i ministri Gianfranco Rotondi e Roberto Calderoli.

Dal Pdl, invece, il vicepresidente del gruppo alla Camera, Italo Bocchino, assieme a Osvaldo Napoli e Daniele Capezzone, difende la norma: “Quella che l’opposizione, utilizzando un lessico demagogico, chiama ‘anti-precari’ è in realtà una misura equa per entrambe le parti perché avere giustizia dopo decenni non agevola né il lavoratore né l’azienda ma comporta solamente un iniquo dispendio di spese”. Bocchino critica “la strumentalizzazione di certo sindacato che col centrodestra al governo cede volentieri alla tentazione di far politica”.

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