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Arrestato a Gricignano esponente del clan Cennamo

carabinieriGRICIGNANO. Non risultava ricercato eppure scappava Andrea Fortunato, 26 anni il prossimo 31 ottobre, residente in vico Roma a Crispano.

Scappava dal due luglio scorso quando aveva eluso il posto di blocco della polizia di Frattamaggiore e, nella fuga, aveva buttato una pistola, una calibro 38 special con sei cartucce nel caricatore e matricola abrasa. L’aveva lanciata dallo scooter sul quale viaggiava insieme ad un altro giovane non identificato. Lui, però, era stato individuato. I poliziotti lo avevano riconosciuto. Era già stato fermato in compagnia di Vincenzo Cennamo, figlio del boss, e nel 2005 era stato arrestato con l’accusa di estorsione aggravata dall’articolo 7. E’ ritenuto responsabile, anche di rapina e di associazione a delinquere di stampo mafioso. Uomo vicino al clan Cennamo, la famiglia reggente a Crispano, Fortunato non poteva farsi beccare con un’arma, per giunta illegalmente detenuta. Ecco allora la necessità di sottrarsi al controllo della polizia. Ci era riuscito quel pomeriggio, intorno alle 15 e 40, del due luglio e ci era riuscito per i quattro giorni successivi, durante i quali i poliziotti lo avevano cercato nel suo appartamento e in quello di amici e parenti.

Andrea FortunatoMa ieri per lui è stato un giorno sfortunato. I carabinieri della sezione operativa del reparto territoriale di Aversa, diretti dal tenente Fabio Gargiulo, lo hanno arrestato a Gricignano, sui tetti di una palazzina nelle vicinanze della stazione ferroviaria di Aversa. I militari avevano predisposto un controllo in alcune abitazioni della zona. Erano alla ricerca di armi, volevano trovare l’arsenale del clan. L’azione ha preso il via intorno alle 5 e la prima casa da ispezionare è stata quella di A. F., già noto alle forze dell’ordine, uomo del clan vicino alla famiglia Schiavone. Hanno bussato. Come al solito, la porta si aperta dopo un po’ di attesa. Intanto, però, i militari hanno sentito due voci distinte, due uomini che parlavano. Con chiarezza hanno udito “p’ copp” (da sopra) e subito un rumore di lamiere. Il cancello si è aperto e i carabinieri hanno avviato la ricerca. Non dovevano più trovare le armi: erano a caccia di un fuggiasco senza volto né nome. L’intuizione che qualcuno era scappato sul tetto è risultata vincente. Dopo un po’ di tempo, qualche rocambolesca corsa sui tetti e la perquisizione di tutti gli appartamenti, abitati e vuoti della palazzina, i carabinieri hanno bloccato il giovane nel sottotetto del fabbricato adiacente. Questi è stato portato nel cortile e si è rifiutato di collaborare. Non aveva documenti, non aveva armi, non risultava ricercato: uno sconosciuto che scappava. Dopo qualche ora il giovane ha indicato il suo nome, la sua età e la sua residenza. Con l’aiuto dei carabinieri della stazione di Crispano, diretti dal luogotenente Vincenzo Capoluongo, è stato identificato con precisione. Poi è emerso il motivo della sua fuga e, immediate, sono scattate le manette. Il giovane è stato condotto nel carcere di Santa Maria Capua Vetere con le accuse di ricettazione, detenzione e porto abusivo di arma clandestina, il tutto aggravato dall’articolo sette. Ad occuparsi del caso c’è ora la dottoressa Cantiello alla quale toccherà, probabilmente, il compito di trasformare il fermo in arresto.

La presenza di Fortunato, uomo dei Cennamo, a Gricignano, non pare essere casuale. Da tempo gli investigatori suppongono esista un legame tra il gruppo napoletano e il clan casertano legato agli Schiavone. Conferma di un asse, un sodalizio camorristico si era avuto con l’arresto nel dicembre del 2006 di Brancaccio, Palladino e Parodisi. Il primo casalese, gli altri due napoletani. Insieme erano accusati di aver estorto denaro ad un ristorante dell’area atellana. E proprio questo territorio di confine avrebbe favorito e alimentato il legame tra i clan. Un accordo che permette uno scambio di favori e, perché no, un interscambio di uomini per gestire gli affari sul territorio senza creare imbarazzi. Se Fortunato ha chiesto protezione e si è rifugiato a Gricignano un motivo deve pur esserci e non è escluso che il motivo sia che il giovane è parte della famiglia “amica”.

dal Corriere di Caserta, 08.07.08(di Luisa Conte)

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