Caserta

L’Opera Rom di Caserta accusa il ministro Maroni

Rom ad un convegno di InterculturaCASERTA. L’Opera Nomadi di Caserta, in una nota, “stigmatizza l’assurda proposta del ministro Maroni di marchiare come mandrie i bambini rom”.

“Questo provvedimento, – si legge – propagandato come misura contro l’accattonaggio, in sostanza servirebbe per meglio stigmatizzare la presenza di una comunità scomoda, non gradita da certe destre a causa della loro ideologica xenofobia, senza motivazioni se non di pregiudizio devastante per la civiltà di un paese, pericoloso per l’incolumità di un’etnia che da sempre ha subito maltrattamenti, internamenti e morte, ovvero omicidi razziali di regime. Ci chiediamo perché mai non si pensi di prendere le impronte a tutti i minori a rischio, di tutte le etnie (le nazionalità, le razze…). Esistono tantissimi bambini italiani, che ogni giorno vivono una vita tra povertà, dispersione scolastica, violenze psicologiche tra le pareti domestiche. Minori magari reclutati dalle organizzazioni criminali per diventare killer. Il ministro Maroni non ha mai pensato di fare un censimento del disagio minorile di tutte le razze.La realtà del disagio minorile nel territorio casertano è quella descritta da alcuni insegnanti delle scuole elementari. Una realtà per tutte portata ad esempio, quella della scuola IACP di S. Maria C.V.: anche quest’anno gli ottimi insegnanti hanno girato casa per casa tra le famiglie italiane per convincerle a mandare i loro figli a scuola. Esiste un’evasione ed una mortalità scolastica altissima tra i minori di nazionalità italiana. A Caserta è conosciuta una mamma italiana che vive di elemosina coi figli che saltano la scuola a giorni alterni per aiutarla a fare la parcheggiatrice abusiva. Si faccia un censimento del disagio, delle povertà per distribuire alloggi ai senza-tetto, assegni familiari, asili, scuole materne, strutture di accoglienza diurna gratuita per le fasce deboli, fondi per progetti sociali nei quartieri a rischio. A Napoli, nei Quartieri spagnoli, a Forcella, a Scampìa hanno funzionato. A volte basta un sacerdote, un operatore sociale, un volontario, un punto di riferimento per cambiare una vita di un minore a rischio. Alfabetizzazione, sostegno scolastico, e botteghe dei mestieri, questa è la strada. Un eventuale intervento dovrà essere a 360 gradi, non di marchiatura, ma di provvedimenti seri di sostegno economico, di fornitura di carte d’identità e riconoscimento del minore con acquisizione di cittadinanza italiana (per ius soli come avviene in Francia), di aiuto ed assistenza domiciliare per le famiglie con genitori tossicodipendenti o fuori tutto il giorno per lavoro. Insomma interventi di politiche sociali che vogliono costruire e non reprimere in maniera violenta, poliziesca, xenofoba, stigmatizzando per poi schedare e rendere visibile una razza. Che uso si farà di un elenco simile? Forse dovremmo aspettarci tra poco anche una proposta di schedatura con le impronte digitali dei disabili? Questa storia puzza tanto di lager”.

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