Caserta

Stellato: “All’interno del Pd l’inizio di una diaspora”

Giuseppe StellatoCASERTA. Intervista al consigliere regionale del Pd Giuseppe Stellato in merito alla situazione interna del partito in Campania.

D – Consigliere, esiste un movimento per queste assemblee cittadine che dovranno definirsi nel mese di giugno. Come vi state attrezzando e quali previsioni vi sono per il futuro del Pd in terra di lavoro?

R – Al momento è necessario un forte impegno che sia collegato ad una politica complessiva di rilancio del territorio, sia a livello provinciale che locale. Nodo centrale del dibattito non può che essere la questione “Provincia” nella quale e sulla quale sono puntate i riflettori, sia per ciò che attiene alla fase organizzativa dell’Ente, che all’individuazione degli equilibri fra le diverse forze della coalizione.

D – E in tutto questo cosa fa il Pd?

R – In questo momento il Pd è percorso da una forte dialettica interna che non accenna a sopirsi e che, molto probabilmente, lungi dal rinforzare l’idea di un partito con idee e prospettive chiare, lascia intravedere una lacerazione interna che non consente una definizione unitaria. Come ho già chiarito in altre occasioni, ritengo che la tensione unitaria e l’unificazione del partito sia pur nel rispetto delle diverse anime, sia un valore notevolissimo, l’unico attraverso il quale si possa avere una politica di vera programmazione. Non credo siano necessari nuovi strumenti operativi o gestionali, come suggerito altrove, anche se la loro realizzazione, ove politicamente supportata, non può non costituire importante veicolo di crescita.

D – Non le sembra contraddittorio ciò che ha detto?

R – In realtà non vi è contraddittorietà se pensiamo che ogni strumento diventa propulsivo solo se vi è una politica concreta a sorreggerla. Non credo che i tecnicismi debbano prevalere sulla politica, ma è sempre la programmazione e l’impostazione dell’idea e delle politiche di base a dettare le modalità e le linee guida di uno sviluppo del territorio, o meglio, com’è di moda dire adesso, per uno sviluppo sostenibile del territorio.

D- Ci sta dicendo che il Partito quindi non ha ancora raggiunto un momento di unitarietà?

R – Se dobbiamo essere realisti nelle risposte, mi sembra evidente che il dibattito interno al partito sia ampiamente sintomatico di una difficoltà a costruire l’unità. I percorsi accelerati di formazione del partito non sempre hanno agevolato la definizione unitaria; ma è evidente che sui principi di fondo notevoli passi in avanti sono stati fatti. La mia provenienza dall’area moderata mi porta a considerare come possibile elemento di mediazione fra i diversi modi di sentire, proprio quella sensibilità che ha sempre caratterizzato chi si è posto come interlocutore di diversi gruppi. Si sta cercando anche, condividendo le regole congressuali, di costruire una tendenza unitaria che dia spazio ai diversi mondi che compongono il partito democratico. In tale direzione, proprio la parte moderata potrebbe costituire l’elemento dialogante. Ed è infatti noto che il Pd in provincia di Caserta, anche in conseguenza di logiche derivative ha visto contrapposizioni nelle sedi congressuali che hanno costituito poi, non il preludio per una sintesi, ma l’inizio di una diaspora.

D Si riferisce per caso all’esperienza degli Onorevoli De Mita e Sgueglia?

R – Indubbiamente le scelte che hanno operato, non si può dire fossero in linea con la costruzione del Partito. Ritengo che il Partito non debba essere il luogo per affermazioni personali ma un momento per aggregare, su basi politiche e programmatiche, il consenso sui territori.

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