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12 aprile 1961. Yuri Gagarin, una pipì e via nello spazio

Yuri GagarinAccadde Oggi. Gennaio del 1956, erano stati scelti in 2200, erano i cadetti dell’aviazione sovietica destinati ad una dura selezione, uno sarebbe andato nello spazio.

Solo 20 riuscirono a superare le prove, tra questi Yuri Gagarin, nato il 9 marzo del 1934 a Klushino, a 160 chilometri da Mosca, figlio di Alexej Ivanovich, un modesto falegname e di Anna Timofeyevna, domestica, accanita lettrice di libri. Solo nella giornata del 25 gennaio del 1961, Yuri seppe che era tra i sei nominativi che avrebbero potuto volare nello spazio. Si decise per Gagarin perché la sua statura era compatibile alla navicella, meglio dell’altro pilota Leonov (che nel 1965 diventerà però il primo uomo ad effettuare una passeggiata nello spazio).

La mattina del 12 aprile 1961 Gagarin e le sue riserve, Titov e Nelyubov, vengono portati alla rampa di lancio, Gagarin già imbottito nella tuta, necessita di uno stop per un “bisognino”, fatto questo che diventa una vera e propria tradizione tra gli astronauti russi, che ogni volta prima di un lancio fanno diventare augurale la “pipì”. Yuri chiede un po’ di musica in cabina, viene interrotta alle 8.51, “si va!” urla Yuri, il veicolo, la famosa Vostok 1 entra in orbita terrestre dopo solo 9 minuti. “Mi sento bene, il volo procede regolare…La Terra è azzurra. Vedo le nuvole. E’ bellissimo!”. Dagli Stati Uniti la stampa tuona: “I russi hanno un uomo nello spazio e gli States dormono” è il segnale forte dell’amarezza tutta yankee. 79 minuti dopo si accendono i retrorazzi, cominciano guai grossi, la navetta ruota vorticosamente su sé stessa, perde l’assetto, lo scudo termico rischia di sbriciolarsi con il fuoco. Quando si arriva a 7.000 metri di altezza il portellone si apre e Yuri Gagarin viene espulso a 4.000 metri resta solo con il paracadute. Scende a terra e qui sul suolo di Santa madre Russia viene abbracciato dalla contadina Anna Taktarova. Prelevato dallo speciale corpo di recupero, a Kuibishev parla al telefono con Nikita Kruschev. Chiude la giornata, molto particolare, con una partita a biliardo con Titov.

Riabbraccia i suoi cari solo il 14 aprile a Mosca. La vita di Yuri cambia, si iscrive all’Accademia Zukovskij, dove presenta una tesi che anticipa di oltre venti anni, la possibilità di costruire uno Shuttle, capace di portare al rientro gli astronauti fin sulla terra. Con l’arrivo di Breznev, Gagarin rientra tra tutto quello che deve essere cancellato del passato. Forte la frattura con il “potere”, allorquando scelto come secondo per il volo della Sojuz, elencò, con i suoi compagni piloti, ben 203 difetti di costruzione che avrebbero richiesto una profonda verifica della navicella, ma la politica si sostituì alla scienza, la navicella parte e non torna più, a bordo l’amico Koromarov.

Gagarin era ormai inaffidabile e pericoloso per il regime. Nel marzo del 1968 si schianta al suolo con un Mig 15, con lui Serugin. Una morte sospetta, ancora oggi poco chiara. Il 30 marzo del 1968 Gagarin esce dalla storia in una fredda bara di legno, in una Russia dove spira ancora un vento gelido.

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