Italia

Conti segreti in Liechtenstein: “Fuori nomi dei politici italiani”

Vincenzo ViscoROMA. Una lista di imprenditori, professionisti e politici in possesso di conti bancari nel Liechtenstein, protetti dal segreto bancario ed usati per evadere le tasse.

Antonio Di PietroL’indagine è partita dalla Germania dove il governo, grazie ad un informatore, è riuscita ad ottenere i dati non solo dei propri evasori ma anche quelli di cittadini appartenenti ad altri nove Paesi dell’Ocse, compresa l’Italia. Si tratta, complessivamente, di 1400 evasori, tra cui 150 italiani, i cui nomi e cognomi sono al momento custoditi nella cassaforte dell’Agenzia delle Entrate. Chi sono queste persone? Il viceministro uscente delle Finanze, Vincenzo Visco, annuncia che nei prossimi giorni l’elenco sarà reso pubblico. “C’è un po’ di tutto, – afferma Visco – evasori da molti milioni a poche centinaia di migliaia di euro. Diciamo che è uno spaccato molto interessante di una certa società italiana”.

Sulla vicenda oggi si è espresso Antonio Di Pietro, leader dell’Idv, che ha chiesto di sapere i nomi “almeno dei politici italiani” che hanno conti segreti in Liechtenstein. “Da cittadino e da leader di partito impegnato nella redazione delle liste di candidati per le prossime elezioni politiche – dice Di Pietro – ritengo di avere il diritto di conoscere i nomi quantomeno dei politici: per evitare di ritrovarmi a candidare persone che poi invece non hanno tempo per venire in Parlamento in quanto sono impegnati ad andare in Tribunale”.

Intanto, l’esponente dell’Udc Rocco Buttiglione ammette di avere conti in Liechtenstein, ma spiega: “Sono stato professore e co-rettore presso una prestigiosa istituzione culturale, la International Academy of Philosophy. In quel periodo, ovviamente, ho percepito dei denari dall’istituto, che ho allocato in un conto. Ero residente e i residenti possono aprire conti – afferma Buttiglione al sito Affaritaliani – Non si tratta di un conto cifrato, ma un conto come quello della povera gente che prende lo stipendio. È una cosa naturale, ci sono duemila italiani che lavorano in Liechtenstein e immagino che ci siano duemila conti, il mio è uno di quelli”. Buttiglione aggiunge altri dettagli: “Dopo che ho smesso di lavorare in Liechtenstein, ho tenuto aperto il conto nella romantica speranza di riuscire a tornarci un giorno. Su questo conto non avvengono operazioni da diversi anni, da quando non sono più attivo lì e dovrebbe esserci la ‘rilevante’ somma di 4.500 franchi svizzeri, pari a circa 3.000 euro. Il conto è ancora aperto ma è inattivo da molti anni. È una cosa nota che ho lavorato in Liechtenstein, lo sanno tutti. Nulla da nascondere”.

Rocco Buttiglione Il Liechtenstein si è detto disponibile ad avviare trattative per raggiungere un compromesso ragionevole con gli altri Paesi europei che chiedono maggiore trasparenza e più decisione nella lotta all”evasione fiscale.

Sullo scandalo internazionale, lo stesso Buttiglione commenta: “I servizi segreti tedeschi hanno comprato dei file riservati che, immagino, contengano file relativi a conti cifrati e a conti coperti da fondazioni che consentono di occultare chi c”è dietro. Il sistema del Liechtenstein si divide in due parti: uno per chi vive lì, che è come il sistema bancario di qualunque paese. L”altro è quello per i grandi traffici internazionali. Non so quanti di quei nomi abbiano in mano, ma è probabile che qualcosa ci sia. Però non legato al riciclaggio o alla mafia, perchè sono molto rigorosi su questo. In Liechtenstein c”è una legislazione in base alla quale chiedono massima trasparenza, assicurano massima riservatezza e non collaborano con le autorità di altri stati per ciò che riguarda reati non previsti come tali dalla legge del Liechtenstein, per esempio l”evasione fiscale. Collaborano invece in modo molto efficiente su mafia, riciclaggio e terrorismo. Per quanto riguarda l’Italia non escludo che sull”evasione fiscale ci possano essere delle sorprese”.

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