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L”Africa tradita dall”Europa

Aminata TraorèBAMAKO (Mali, Africa). “Ci sono stati nel Mediterraneo oltre 5 mila morti, molti di più di quelli dell’11 settembre. Ma a loro non pensa nessuno”. Lo afferma Aminata Traorè, ex ministro della Cultura del Mali, promotrice del Forum sociale africano.

Ricordiamo queste sue parole per un semplice motivo: il dramma di migliaia di persone che fuggono dal continente africano in cerca di una vita migliore non va dimenticato. Aminata è una donna in “collera”, avvolta nei suoi scialli e turbanti colorati, denuncia da anni le violenze e i torti di cui è vittima l’Africa. Apprezzata, in particolar modo dalle donne del suo continente, che per ascoltarla arrivano fino a Bamako – città poverissima dove vive -, dal Senegal e dal Burkina Faso, dal Camerun e dalla Mauritania, Aminata ha fatto sentire la sua “voce” anche in Europa, attraverso la pubblicazione di alcuni saggi (il più noto è “L’immaginario violato”, pubblicato in Italia da Ponte alle Grazie), dove rivendica l’identità africana cancellata. Aminata sostiene che l’emarginazione africana è diversa da tutte le altre. Secondo lei l’Europa, dopo aver sfruttato per decenni il lavoro degli africani per diventare ricca e svilupparsi, si è chiusa come una fortezza. Questa ingiustizia è cominciata vent’anni fa, proprio a Bamako, quando è atterrato il primo charter di 101 immigrati africani espulsi dall’Europa. Improvvisamente il Mediterraneo si è blindato. La linea si è fatta sempre più dura e i viaggi della speranza sono diventati sempre più pericolosi, i morti più numerosi. I mass media hanno cominciato a dare una visone sempre più distorta del continente africano. Una visione troppo miserabile, mostrando un continente malato, un insieme di zone arretrate che non sanno approfittare delle nuove opportunità. Vedendo in tv e sui giornali solo bambini malati e denutriti, gli europei si sono convinti che i loro aiuti e i soldi non servono a nulla o sono mal impiegati. Ma il fenomeno dell’emigrazione clandestina, incoraggiato dalla mafia delle carrette del mare, dovrebbe essere inquadrato diversamente. L’Europa dovrebbe aiutare l’Africa a produrre un proprio pensiero. Fare capire ai giovani che non è necessario andare via. Offrire loro una alternativa alla loro solitudine, alla loro disperazione. Invece la globalizzazione e la politica internazionale, non solo stanno schiacciando economicamente il continente africano, ma anche privandolo della possibilità di costruire un futuro sociale, politico ed economico diverso. E gli ultimi fatti del Kenya né danno conferma.

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