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Indipendenza Kosovo, sale la tensione

manifestazione per l'indipendenzaPRISTINA (Kosovo). E’ scaduto oggi il termine ultimo per concludere i negoziati tra kosovari e serbi sul futuro ordine della regione a maggioranza albanese.

Intanto gli albanesi appartenenti alla frangia “ribelle” hanno chiesto all’Occidente di sorreggere la loro aspirazione d’indipendenza ed il portavoce del governo kosovaro Sknedfer Hyseni fa saper che: “Il 10 dicembre segna la fine di tutti i negoziati per il Kosovo e porta all’avvio di colloqui concreti riguardo alla dichiarazione di indipendenza e al riconoscimento formale. Per i prossimi giorni ci saranno colloqui intensi con Washington e Bruxelles per coordinare i passi più importanti. Il primo passo inevitabilmente è la dichiarazione di indipendenza e il secondo è il riconoscimento formale, possiamo assicurarvi che l’indipendenza sarà dichiarata prima di maggio”. Giorni di fuoco, quindi, perché si teme una nuova tragedia per la regione balcanica. Anche la Russia, storica protettrice di Belgrado, ha espresso la sua preoccupazione attraverso le parole del ministro degli esteri, Serghei Lavrov, che ha dichiarato che la separazione tra Serbia e Kosovo è da valutare con massima attenzione perché può sfociare in una violazione del diritto internazionale che Mosca non accetterebbe. La situazione sta diventando insostenibile tanto che a Goradzevac, 90 kilometri a ovest di Pristina, un gruppo della minoranza serba ha aggredito la delegazione dell’amministratore ONU Joachim Rucker. Intanto il rappresentante Ue per la politica estera e di sicurezza, Javier Solana , è arrivato stamattina per un incontro con i ministri degli esteri degli Stati membri ed ha affermato che: “Credo che saremo in grado di arrivare a una posizione sulla quale i Paesi membri saranno compatti, e che a quel punto si faranno carico di quelle responsabilità che debbono prendersi. Se necessario, si tratterà di un’iniziativa che sarà negoziata con le Nazioni Unite”. Al di là della decisione del consiglio dell’unione Europea nella regione resteranno le truppe della Kfor, la forza multinazionale d’interposizione guidata dalla Nato, per tenere sotto controllo la situazione a cui l’Ue dovrebbe affiancare 1.800 uomini, di cui 1.400 poliziotti.

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