Campania

Inchiesta Ce4, eseguiti nuovi arresti a Mondragone

Giuseppe ValenteMONDRAGONE (Caserta). Nuovi arresti nell”ambito dell’inchiesta sull’affaire politica-rifiuti che ruota attorno al consorzio Ce4 e alla società Eco4. La Guardia di Finanza di Mondragone, la Squadra Mobile della Questura di Caserta e i Carabinieri del Comando Provinciale hanno eseguito stamani sei ordinanze di custodia cautelare per associazione mafiosa, estorsione e corruzione di pubblico ufficiale, con l’aggravante della finalità camorristica e truffa ai danni dello Stato.

I provvedimenti sono stati emessi dal gip del Tribunale di Napoli, su richiesta della Direzione Distretturale Antimafia. Eseguito, inoltre, il sequestro preventivo di un ingente credito, dell’ammontare di 4 milioni e 700mila euro, vantato dalla Eco4 nei confronti del consorzio rifiuti Ce4 ed oggetto di fraudolenta cessione ad un Istituto di credito.

L’inchiesta coinvolge la giunta comunale di Mondragone (Caserta) guidata dal sindaco Ugo Conte. I destinatari dei provvedimenti sono l’ex consigliere comunale Maria D’Agostino, il vigile Sorrentino, l’ex presidente della Eco4 Giuseppe Valente e Giuseppe Diana, quest’ultimo ai domiciliari. Altre misure non detentive riguardano il sindaco Conte e i fratelli Michele e Sergio Orsi. Le misure cautelari seguono quelle emesse lo scorso 23 marzo, nell’ambito dell’inchiesta “politica-rifiuti” a Mondragone e in provincia di Caserta.

Le indagini evidenziano la continua e costante pressione mafiosa, da parte del clan dominante dei La Torre, esercitata dal 2001 almeno sino alla prima metà dell’anno 2005 nei confronti della Eco/4 (braccio operativo del consorzio intercomunale Ce4, composto da 18 comuni del casertano) nonché la profonda infiltrazione del medesimo clan, nello stesso arco temporale, all’interno dell’amministrazione comunale di Mondragone, pressione ed infiltrazione che hanno trovato un rilevantissimo ed indispensabile dato di sintesi e di collegamento tra le diverse entità (Pubblica Amministrazione, da un lato, e sodalizio La Torre dall’altro) nella figura di Giuseppe Valente, già Presidente del Consorzio Ce4.

il sindaco di Mondragone Ugo ConteTra i personaggi coinvolti ci sono Maria D’Agostino, ex consigliere comunale, e Gennaro Sorrentino. I due, secondo gli inquirenti, per un miglior “controllo” dell’amministrazione comunale, nel 2004 si costituivano in gruppo politico, così da continuare ad “inquinare” l’azione politico/amministrativa attraverso lo schermo “partitico”, risultando il gruppo stesso dapprima “innominato” per poi collegarsi strutturalmente con più ampie organizzazioni operanti anche a livello nazionale, essendo peraltro assolutamente indifferente l’area politica cui legarsi. Le investigazioni consentivano non solo di cogliere pienamente le caratteristiche dell’infiltrazione mafiosa della società mista Eco 4 ma anche di svelare l’indissolubile connubio tra imprenditoria casertana, gruppi mafiosi sul territorio (facenti capo alle famiglie Bidognetti e La Torre/Fragnoli) ed amministrazione comunale mondragonese.

Se le precedenti indagini consentivano di accertare la compartecipazione occulta mafiosa dell’Eco 4, ente piegato agli interessi patrimoniali dei vertici del clan dei casalesi attraverso l’azione dei fratelli Sergio e Michele Orsi e la stabile e continuativa contribuzione finanziaria del clan campano dagli stessa garantita, lo sviluppo investigativo chiariva la “genesi” della società mista ed il supporto che la stessa società continuativamente garantiva alla stabilità dell’assetto politico del Comune di Mondragone, anche e soprattutto attraverso la contrazione di accordi inevitabilmente connessi al versamento della tangente estorsiva.

Dipendendo le vicende societarie dell’ente misto dalle determinazioni politiche locali, e dovendo la società stessa subire la tassazione mafiosa imposta dal clan mondragonese – gruppo criminale capace di incidere decisamente sugli equilibri politici comunali – ne seguivano diverse intese plurilaterali, tutte presupponenti l’impegno dei vertici dell’Eco4, accordi attraverso cui era possibile mantenere la maggioranza di Giunta, nel Comune di Mondragone.

Le investigazioni consentivano in primo luogo di accertare come la gara indetta dal consorzio Ce4 per l’individuazione del partner privato, fosse stata aggiudicata – nel 2000 – all’ATI capeggiata dalla “Flora Ambiente”, facente capo ai fratelli Michele e Sergio Orsi, grazie ad un’intesa corruttiva ed una ingegnosa turbativa d’asta, coinvolgente i privati aggiudicatari, il presidente del Consorzio Giuseppe Valente ed il presidente della commissione di gara Claudio De Biasio. La fondamentale importanza della gara e della conseguente costituzione della società mista “Eco4 s.p.a.” si coglieva dai successivi sviluppi quando, in un tempo decisamente breve, la spa Eco4 diverrà affidataria – in via diretta e senza gara alcuna – della quasi totalità dei servizi di raccolta dei rifiuti nei Comuni ricompresi nel territorio del Consorzio. Tali affidamenti diretti verranno consentiti anche attraverso una pluralità di provvedimenti emessi dal Commissariato di Governo per l’Emergenza Rifiuti – atti del tutto estranei ai poteri dell’Ente e rilasciati in coerenza con la concessione di utilità corrispettive per il funzionario pubblico interessato – nonché mediante un’insistente e proficua azione corruttiva ed abusiva diretta a ottenere il rilascio della certificazione antimafia, (problema sorto nei rari casi in cui i Comuni optavano formalmente per la gara pubblica).In questo versante, come in altri, veniva richiesto l’intervento e la “copertura” di referenti politici, anche mediata dal presidente Valente.

Il raccordo tra gli interessi degli imprenditori privati, “domini” della Eco4, e gli interessi degli amministratori e politici, si coglieva in occasione delle contese elettorali, allorché numerose persone venivano assunte presso la società su richiesta di esponenti politici, per ragioni di voto.

Le investigazioni consentivano inoltre di infrangere il patto di omertà che legava gli amministratori dell’Eco4 – partners del socio occulto mafioso, riconducibile agli esponenti apicali del clan dei casalesi – alla criminalità organizzata di Mondragone, svelando l’esistenza di una coeva tangente periodica, pari a 15mila euro mensili, versata dai vertici della società per circa quattro anni. Risultava chiaro che la tangente costituiva una rilevante fonte di reddito criminale del gruppo, vitale per l’ordinaria amministrazione dello stesso, e la dipendenza finanziaria del clan dai determinatori della spesa pubblica comportava ineludibilmente – secondo una stringente logica economica – una sua dipendenza rispetto all’amministrazione locale. Tale soggezione finanziaria si traduceva nell’intervento richiesto dalla parte politica al clan locale, poi attuato, nel dare sostegno alla Giunta comunale, apporto che vedrà poi necessariamente implicata – per la concessione di posti lavoro – la parte imprenditoriale.

In definitiva, si è dimostrato come, in questo caso (tutt’altro che isolato), si sia verificato, tra politici e camorristi, un rapporto di reciprocità funzionale, che ha visto i primi in posizione sovraordinata rispetto ai secondi.

Per la condotta estorsiva, svolta in modo continuativo, veniva già disposta la custodia in carcere di Giuseppe Fragnoli, Giacomo Fragnoli, Vincenzo Filoso, Gennaro Sorrentino, Augusto La Torre e Giuseppe Diana.

Le attuali indagini consentivano di allargare lo spettro degli artefici dell’azione criminale, giungendo ad individuare anche uno dei mandanti delle attività estorsive in Antonio La Torre – all’epoca latitante in Scozia – e Aniello Pignataro quale co-esecutore. Emergeva altresì il ruolo di Giuseppe Valente, presidente del consorzio Ce4, nella rilevante e prolungata tassazione estorsiva. Questi risultava infatti decisivo – nella sua veste di plenipotenziario del sindaco di Mondragone Ugo Conte per i rapporti con il clan La Torre e di vero e proprio alter ego del sindaco – sia nella fase di conclusione della “pattuizione” estorsiva sia in quella esecutiva, ruolo volto ad impedire ai fratelli Orsi di sottrarsi alla domanda di danaro proveniente dall’indicato gruppo criminale. Il suo comportamento, diretto a paralizzare il rifiuto inizialmente opposto dagli imprenditori al versamento della somma mensile pretesa dal clan La Torre, risultava all’evidenza funzionale ad assicurare a tale consorzio criminale – il cui potere mafioso era stato indispensabile per la nascita e la permanenza in vita della giunta del sindaco Conte, soggetto legatissimo a Valente, che era il suo rappresentante permanente nel Consorzio Ce4 – il pagamento della tangente anche da parte dei nuovi gestori del servizio di raccolta dei rifiuti. A tale scopo, Valente si adoperava nell’imporre agli imprenditori gli incontri con il capo clan latitante Giuseppe Fragnoli, nel garantire loro i fondi per il pagamento delle tangenti (così imputandoli a costi pubblici), nel ricevere direttamente – a mani proprie, in alcuni casi – il relativo versamento, nonché nell’imporre la collocazione di Giacomo Fragnoli, figlio del capo clan Giuseppe, all’interno della Eco4 nel ruolo di coordinatore del servizio dei rifiuti, così che costui potesse pilotare le agitazioni dei dipendenti della società anche in funzione del pagamento della tangente al clan La Torre. Giuseppe Valente risultava infatti la cerniera tra la sfera politico/amministrativa comunale, il potere imprenditoriale e l’aggregazione mafiosa, risultando capace di realizzare i diversi interessi mediando tra i rispettivi protagonisti e procedendo a complessi accordi sinallagmatici. Da un lato infatti induceva gli uomini del clan La Torre ad assicurare, grazie al loro proprio incontrastato potere mafioso, un decisivo appoggio ai fini della nascita e della permanenza in vita della giunta Conte e dall’altro avvantaggiava il clan per il tramite della società mista Eco4, garantendo un sicuro benessere economico a tale società, potendo così assumere – a titolo permanente ovvero temporaneo – nuovi dipendenti, nella loro quasi totalità legati al medesimo gruppo delinquenziale. Ne sortiva un accrescimento del relativo dominio e controllo mafioso sul territorio del Comune di Mondragone.

L’asservimento della società agli interessi politici e mafiosi si realizzava infatti anche attraverso una estesa e, in termini manageriali, irrazionale politica di assunzioni, non solo volta a retribuire indirettamente uomini del clan o loro familiari, ma altresì volta a compensare il voto per i rappresentanti politici locali. L’impegno profuso da Valente per lo stesso gruppo si spiegava infatti con il decisivo appoggio elettorale concessa dal clan locale alla coalizione guidata da Conte, intervento attuato attraverso Maria D’Agostino, previa sua retribuzione attraverso plurime assunzioni, anche fittizie, essendo la donna intervenuta in soccorso della Giunta municipale, nella primavera dell’anno 2000, in modo da evitarne la caduta.

Le cadenze temporali relative al prezzolato sostegno da parte della D’Agostino alla giunta Conte ed i plurimi coevi incontri tra Valente, Sergio Orsi e Giuseppe Fragnoli (capo del clan mafioso di Mondragone) dimostravano chiaramente come vi fosse una sostanziale sovrapposizione tra i momenti legati alle intese per il versamento della tangente da parte dei titolari della parte privata della Eco4 spa e gli scenari politici. Appariva estremamente chiaro che il clan La Torre avesse massimo interesse a dare sostegno all’amministrazione comunale guidata da Conte, grazie ai benefici che garantiva loro – segnatamente per il tramite dei benefici garantiti alla spa Eco4, infestata da infiltrazioni mafiose – il permanere dell’assetto politico. Per tale accordo corruttivo, aggravato dalla finalità di agevolazione mafiosa, era ritenuta la gravità indiziaria nei riguardi di Maria D’Agostino, Giuseppe Valente, Gennaro Sorrentino, Ugo Conte, Michele e Sergio Orsi, venendo emessa la misura cautelare detentiva nei confronti dei primi tre.

I soggetti legati al clan La Torre, proprio in forza del decisivo appoggio fornito dal medesimo clan alla nascita ed alla permanenza in vita della giunta del sindaco Conte, erano dunque in grado di espropriare sostanzialmente i poteri spettanti al capo dell’amministrazione comunale, imponendo a costui la ripartizione delle deleghe tra gli assessori ed addirittura i nomi degli assessori medesimi.

Se la prima vicenda corruttiva risultava direttamente volta al sostegno della giunta Conte, la seconda azione corruttiva in imputazione – cui si è accompagnata anche in questo caso un’assunzione truffaldina presso la spa Eco4 quale prezzo dell’atto contrario ai doveri di ufficio (posto in essere nell’occasione dal consigliere comunale Massimo Romano tramite le sue dimissioni prezzolate) – si ricollegava alla necessità da parte dell’amministrazione comunale guidata dal sindaco Conte di mantenere la maggioranza anche dopo la decadenza dal consiglio comunale della D’Agostino, ineleggibile ai sensi dell’art. 58 comma primo del d. lvo n. 267/2000. Romano si accordava infatti nel dimettersi, contemporaneamente alle dimissioni, legalmente imposte, della D’Agostino, con previsione di una sua illecita retribuzione attraverso l’assunzione fittizia e truffaldina della moglie Daniela Gnasso presso la spa Eco4 e la promessa di un futuro ruolo nell’amministrazione del Comune di Mondragone per sé o per il fratello Agostino Romano (all’epoca dei fatti ispettore di polizia in servizio presso il Commissariato di Formia).

Per tale seconda condotta corruttiva, aggravata dalla finalità di agevolazione mafiosa, era ritenuta la gravità indiziaria nei riguardi di Giuseppe Valente, Agostino Romano, Massimo Romano, Ugo Conte, Michele Orsi, venendo disposta la misura cautelare detentiva nei confronti del primo e l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per il secondo.

Le indagini consentivano inoltre di svelare la creazione ad opera dei soggetti collegati al clan La Torre di una formazione politica capace di incidere sull’amministrazione comunale di Mondragone e la sola apparente uscita di scena della D’Agostino, la quale invece si dimostrava di fatto capace di intervenire e condizionare le scelte dell’amministrazione comunale di Mondragone che, dopo le elezioni tenutesi nel giugno del 2004, restava guidata dal sindaco Conte. La costante ingerenza della D’Agostino e la sua attitudine a pilotare comunque scelte rilevanti dell’amministrazione comunale dimostrava ulteriormente il legame tra la stessa e l’aggregazione capeggiata da Conte vantando esplicitamente la D’Agostino un “credito” pienamente coerente con l’esistenza di un accordo sinallagmatico per il quale il sostegno offerto dalla donna alla giunta Conte risultava la primaria prestazione da retribuire.

Emergeva nitidamente l’esistenza di una lobby costituita da soggetti collegati al “Clan La Torre/Fragnoli” (di cui facevano incontestabilmente parte la D’Agostino, Gennaro Sorrentino ed altre persone), lobby esponente di evidenti interessi mafiosi dapprima costituitasi in “gruppo innominato” e poi in una formazione intenzionata a confluire in più ampie aggregazioni politiche, anche di livello nazionale (il tutto nell’indifferenza dell’identità soggettiva delle stesse, quale palese ed incontrovertibile dimostrazione della natura di mero schermo della formazione stessa) – segnatamente grazie all’opera di Gennaro Sorrentino, vero e proprio segretario politico del gruppo.

Le investigazioni consentivano poi di chiarire un’ulteriore ingente truffa ai danni dello Stato, per un importo pari a 4 milioni e 700mila euro, condotta realizzata da Valente, i fratelli Sergio e Michele Orsi – questi ultimi due anche attraverso il prestanome Aldo Schiavone ed il direttore generale del Consorzio Ce4 Claudio De Biasio – e da alcuni dipendenti e funzionari della BNL, questi ultimi infedeli e prezzolati agevolatori della condotta, comportando il conseguente sequestro preventivo del corrispondente credito, oggetto di illecita cessione dall’Eco4 alla BNL e successivo sconto.

Per i contributi resi al clan di Mondragone, veniva altresì emesso titolo cautelare per concorso esterno in associazione mafiosa nei confronti di Gennaro Sorrentino, Giuseppe Diana, Giuseppe Valente e Maria D’Agostino.

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