Campania

Finanza sgomina organizzazione di usurai

Guardia di FinanzaMONDRAGONE (Caserta). Cinque ordinanze di custodia cautelare accompagnate dal sequestro preventivo di un conto corrente e di vari immobili siti in Campania e in Abruzzo.

E’ questo il risultato di una vasta operazione condotta dalle Fiamme Gialle della Tenenza di Mondragone e coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, nei riguardi di personaggi accusati di associazione per delinquere, usura, nonché esercizio abusivo di attività bancaria. Artefici dell’organizzazione criminale erano i componenti di un nucleo familiare sito presso il Villaggio Coppola a Castel Volturno, composto da un’anziana donna, C. L., nata a Napoli, di anni 80, pensionata, che gestiva l’attività illecita con il supporto di una stabile struttura associativa della quale erano parte integrante i tre figli (un maschio e due femmine) D. F., di anni 48, nato a Napoli, D. N., di anni 50, nata a Portici e D. M.R, di anni 43, nata a Napoli, che si occupavano direttamente di mantenere i contatti sia con le vittime che con altri esponenti del consesso malavitoso: nei loro confronti sono stati disposti gli arresti domiciliari. L’intera organizzazione si avvaleva altresì della fattiva collaborazione di un finanziatore D. V. di Napoli, anch’egli della veneranda età di 72 anni, nei confronti del quale, invece, è stata disposta la misura cautelare in carcere. L’indagine ha tratto le mosse dalle confidenze raccolte dai Finanzieri dalla viva voce di una delle numerose vittime dell’anziana donna e della sua compagine malavitosa; nella fase successiva, le Fiamme Gialle hanno proseguito gli accertamenti volti prevalentemente all’identificazione dei numerosissimi personaggi coinvolti, attraverso appostamenti e pedinamenti, nonché mediante un’attenta attività di intercettazione telefonica. A seguito delle perquisizioni domiciliari sia in Castel Volturno che a Nola venivano rinvenuti e sequestrati numerosissimi assegni, cambiali, denaro contante, per un valore totale di oltre 1 milione e mezzo di euro, nonché altra documentazione: si è trattato di elementi che hanno consentito di confermare l’ipotesi accusatoria dell’autorità giudiziaria e dei militari operanti. L’attività investigativa, pertanto, nonostante il clima di omertà e il timore di subire eventuali ritorsioni, è riuscita a ricostruire la fitta rete di soggetti caduti nel circolo vizioso dei prestiti a tassi usurai. Per le somme prestate veniva richiesto il pagamento di interessi che, in alcuni casi, raggiungeva la misura del 94% annuo. Il dato che è emerso è allarmante: la donna assicurava prestiti a una fitta schiera di imprenditori del settore agricolo, turistico, caseario (produzione di mozzarelle di bufala) e commerciale, agendo in un ambito territoriale che andava dal litorale domitio fino a raggiungere alcune località flegree, nonché dell’agro aversano. Si trattava, per lo più, di persone che versavano in cattive situazioni economiche per i più vari motivi: l’aver contratto un mutuo per l’acquisto della casa, l’investimento iniziale per l’apertura di attività commerciali, il reintegro dei danni alle strutture imprenditoriali derivanti da calamità naturali, l’impossibilità di contrarre mutui attraverso i c.d. canali ufficiali (banche) a causa di precedenti esperienze negative nel settore imprenditoriale, ecc.. A tutti coloro che erano in difficoltà veniva fissato un appuntamento o nell’esercizio commerciale sito in località Villaggio Coppola gestito da D. F. o presso l’abitazione della C. L.. L’illecito prestito del denaro avveniva ricorrendo sempre al medesimo schema “creditizio”: a fronte della somma richiesta dalla vittima, veniva elargito un importo inferiore, in quanto da subito veniva trattenuta la quota del 5% che, nel caso di mancata estinzione del debito, diventava la somma da pagare “a fine mese”, raddoppiando così l’importo versato e finendo per portare al 10% l’interesse dovuto solo per i primi 30 gg.. Spesso poi la situazione peggiorava poiché le povere vittime, nell’impossibilità di onorare i debiti, richiedevano un ulteriore credito: in tal modo l’organizzazione continuava a colpire, cumulando interessi su interessi. Quando qualcuno non rispettava le scadenze i solleciti venivano effettuati con le minacce. L’arresto dei responsabili si è reso possibile grazie alla fiducia riposta da una delle vittime nei riguardi dei Finanzieri di Mondragone, che aveva scelto di uscire fuori dal giro dei “cravattari” e segna una conferma della volontà delle Forze dell’Ordine e dello Stato in genere, di contrastare in modo deciso questo ignobile ricatto. Si tratta di un argomento quanto mai d’attualità in questi giorni proprio in questa Provincia di Caserta ove, grazie al contributo della locale Prefettura, ieri è stato sottoscritto un protocollo d’intesa per la prevenzione del racket e dell’usura, cui hanno aderito più di sessanta firme (tra istituti di credito, imprese ed associazioni di commercianti e consumatori).

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