Orta di Atella

E domani Mastella abbraccerà Brancaccio

Clemente MastellaORTA DI ATELLA. È andata a finire proprio come, all’inizio del mese, avevano annunciato i suoi fedelissimi. Nonostante i sussurri degli addetti ai lavori che giuravano sul dietrofront dell’ultima ora, le frenate tentate dal capogruppo regionale della Quercia Antonio Amato e poi dall’ex presidente dell’Asi di Caserta Achille Natalizio, i maldipancia di questo o quello dell’Udeur, alla fine Angelo Brancaccio, consigliere regionale primatista di preferenze nella lista dei Ds, arrestato per estorsione e peculato in una brutta vicenda che risale ai tempi in cui era sindaco di Orta, è passato nelle fila di Mastella.

Domani l’ufficializzazione al Grand Hotel Vanvitelli, alle porte del capoluogo: in una data e in un luogo che, nei primi giorni di settembre, erano stati anticipati dai bene informati. All’iniziativa parteciperà tutto lo stato maggiore dell’Udeur. Con il ministro della Giustizia festeggeranno il nuovo arrivo il segretario regionale Antonio Fantini, il capogruppo regionale del Campanile Fernando Errico, il segretario provinciale Nicola Ferraro e gli altri consiglieri che il partito esprime a livello campano (Arena, Caputo, Insigne, Maisto). Al Vanvitelli ci sarà anche una parte di amministratori e iscritti della Quercia dell’Agro che, legata storicamente a Brancaccio, ha deciso di seguirlo nella nuova avventura. Un elenco ufficiale ancora non c’è ma di sicuro, ad esempio, sindaco e gruppo diessino di Orta al gran completo passeranno al Campanile, regalando a Mastella l’unico monocolore che potrà vantare in Italia. E poi ex segretari di sezione e quadri di Sant’Arpino, Succivo, Lusciano e Pastorano. Tra i consiglieri provinciali sul treno di Brancaccio salirà Massimo Visco mentre gli altri due papabili hanno preferito approdi differenti (Golino si è arruolato nelle truppe del presidente De Franciscis, Basco pare orientato verso la costituente socialista). Nel calderone dei «si dice» erano finiti, subito dopo le prime indiscrezioni dell’imminente passaggio, anche i consiglieri comunali Ziello dello Sdi e Renato Ricca della Margherita. «Non c’è niente di vero, sto lavorando per la costituente socialista», aveva fatto sapere il primo, mentre il secondo ha imputato l’equivoco al suo cordiale incontro a Telese con Brancaccio: «Ma non ha alcun senso politico», aveva precisato. Anche altri, come l’avvocato Stellato, avevano stroncato sul nascere voci di corridoio che li davano vicini al consigliere diessino o indecisi sul grande passo. Dallo staff di Brancaccio si preferisce per il momento mettere la sordina su questo aspetto: «Vedrete al Grand Hotel Vanvitelli chi è a fianco di Angelo, ci sono persone – aggiungono – che vogliono mantenere sulle loro scelte la massima riservatezza fino al momento giusto». Il tragitto che ha portato l’ex sindaco di Orta dal Pci al predicatore del grande centro era cominciato parecchio tempo fa. Di sicuro prima del feroce scontro con il Governatore – colpevole, secondo Brancaccio, di aver traghettato dalla Margherita ai Ds l’odiatissimo sindaco di Sant’Arpino Giuseppe Savoia – che aveva compromesso definitivamente il feeling tra il consigliere regionale e il vertice campano della Quercia. E forse i ponti alle spalle di Brancaccio erano già in fiamme nella stessa notte in cui, a via Mazzini, esultava con i suoi supporter per la conquista del seggio regionale, grazie a quei ventimila voti che avevano lasciato al palo l’ex segretario di federazione Adolfo Villani e concludevano una campagna che aveva spaccato in due il partito. Sul campo macerie, veleni e odi destinati a non risanare mai più, e che – scorrendo sottotraccia nella comunità diessina – hanno condotto la Quercia casertana all’ultimo congresso, l’assemblea delle risse e della definitiva lacerazione.

Il Mattino (ANTONIO PASTORE)

«Non ho chiesto nulla, anzi lascio tutti gli incarichi»

Consigliere Brancaccio, il dado è tratto. «Sì, in effetti». E la data, il 21 settembre, non è casuale. «Capita paradossalmente nello stesso giorno in cui scadono i termini per la presentazione delle candidature all’assemblea nazionale del Partito democratico. È tutta una coincidenza. Ma la mia è una scelta politica convinta, sul piano progettuale e politico verso un partito che credo si sia particolarmente caratterizzato in termini positivi sia sul piano provinciale sia regionale e nazionale». Quindi, fuori dai Ds e dal futuro partito democratico. «Alla chiusura della festa di Telese di qualche settimana fa, il segretario nazionale Mastella ha indicato un percorso che anch’io ritengo sia la strada da seguire per dare stabilità e riferimento certo agli italiani». Cioè? «La costruzione di un grande centro moderato da realizzare insieme a tanti componenti della politica nazionale, per dare una prospettiva alla politica vera considerato che negli ultimi tempi c’è un forte inflazione dell’antipolitica». Ma, almeno una parte dei ds ha provato a fermarla. Il capogruppo al consiglio regionale Amato l’ha invitata a ripensarci. Non è bastato? «Anche ieri nel mio primo consiglio regionale dopo la revoca dell’interdizione, a cui ho partecipato ancora nella qualità di consigliere segretario, c’è stata una forte dimostrazione di affetto da parte di Tonino Amato, persona che stimo sul piano politico e personale e ringrazio per essersi particolarmente adoperato per cercare di convincermi ad aderire al Pd, e anche di tutti i consiglieri regionali ds che ringrazio». BrancaccioMa… «La mia è una scelta politica non legata a reazioni isitintive o ad aspetti sentimentali. La politica è progetto, è innovazione, contribuire a trasformare il Paese. Il Pd francamente, e lo dico nel pieno rispetto di questa nuova aggregazione, non mi convince. A oggi è più un partito interessato a una sorta di alchimia o ingegneria elettoralistica piuttosto che a un vero progetto politico governato da regole certe e di riferimento per quanti intendono impegnarsi in questa realtà. Nonostante mi sia sentito nei Ds spesso emarginato in determinate vicende come una sorta di appestato, c’è stato e c’è ancora chi mi dà una forte testimonianza di affetto. Io non faccio alcun cambio di casacca, ma in un momento particolare della politica italiana, io ho riflettuto e sono convinto che la mia scelta, non solo mia ma anche di tanti altri consiglieri comunali e provinciali, militanti, amministratori e dirigenti, persino di consiglieri eletti al consiglio provinciale nel centrodestra, sia giusta». Molti suoi ex compagni di partito la leggono diversamente. «Tengo a precisare che non mi è stato offerto nulla, né ho chiesto nulla ai vertici dell’Udeur tanto che subito dopo la conferenza stampa che ufficializzerà il mio passaggio, mi dimetterò dall’ufficio di presidenza del consiglio regionale e non avrò alcun incarico nel corso di questa legislatura: sarò un semplice consigliere in quota Udeur. Mi impegnerò a portare avanti una serie di iniziative finalizzate a dare risposte serie e concrete alla gente». Cosa vuole dire ai suoi ex compagni di partito? «Auguri di buon viaggio. Tra gli ex compagni ci sono amici con i quali il rapporto resterà». La scelta di aderire all’Udeur arriva durante una complessa vicenda giudiziaria. «La vicenda giudiziaria ha contribuito ad accelerare questa scelta. È una vicenda che fa capire realmente chi ti sta vicino e chi alla prima occasione utile cerca di denigrarti». Lei è nato nel Pci ora si ritrova nel centro. «Io sono nato nel Pci, poi Pds: questa è la prima volta che io faccio una scelta diversa che può essere giudicata incoerente, ma io rimango in ottimi rapporti con ex compagni che restano miei amici. Altri hanno contribuito a una forte denigrazione, non solo negli ultimi tempi, hanno sofferto la mia presenza. Auguro loro serenità. L’Udeur è nel centrosinistra e mi troverò in una serie di realtà locali, regionali e provinciali a condividere e a lavorare insieme per rendere sempre forte e coesa la coalizione». La sua non è una «presenza leggera», che succede ora nell’Udeur? «Non mi aspettavo un così forte entusiasmo intorno a questa scelta da parte di tantissimi consiglieri comunali di questa provincia, non solo di Orta di Atella, di consiglieri provinciali e sindaci, di tanti dirigenti scolastici e dirigenti locali: la loro è una scelta politica, non fatta per simpatia verso di me. Questo comporterà una crescita dell’Udeur, ma io sono molto entusiasta per essere stato accolto a Telese come già uno di loro, cosa che non ho mai riscontrato francamente nel mio vecchio partito. E soprattutto con i colloqui che ho avuto con il segretario nazionale e con quello provinciale, lo stesso Nicola Caputo, collega consigliere regionale, ho trovato una forte e determinata convinzione di far crescere l’Udeur. Io credo che con il nuovo corso impresso da Mastella e con questo progetto moderato, l’Udeur potrà rappresentare un forte riferimento e contribuire alla stabilità di un centrosinistra che ogni giorno è sempre più rissoso». Il centrosinistra che si sta definendo in questi giorni è però una cosa diversa da quello votato dagli elettori? «È ovvio che qualcosa dovrà essere rivisto e rimodulato non solo per la crescita dell’Udeur in quanto ci sarà la trasformazione del quadro politico: la costituzione della Cosa rossa, la nascita del Pd, la costituente socialista e il rafforzamento dell’Udeur impongono di rivedere il livello di confronto e di rispetto all’interno della coalizione. L’esecutivo è relativo, l’importante è rilanciare e rafforzare il programma e politicamente la coalizione; e soprattutto riprendere una forte azione di governo a livello provinciale e regionale». Perché ritiene che una parte dei ds l’abbia sempre considerata un estraneo? «Probabilmente per la mia ascesa prima a livello provinciale, primo eletto al consiglio provinciale, e poi per l’elezione con vasto consenso al consiglio regionale. La nomenklatura del partito regionale e quella casertana appoggiava un altro candidato, io ero una sorta di guastafeste, probabilmente questa mia ascesa avrà rotto degli equilibri nel partito. Ma lo dico senza nostalgia, né rancore».

Il Mattino (GIANNI MOLINARI)

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