Italia

Mastella: “Una certa sinistra vuole fottermi”

Clemente Mastella“Una certa sinistra vuole fottermi”. Al ministro della Giustizia e ai suoi dell’Udeur non è andato giù quello che loro definiscono “l’attacco mediatico” scagliato da Ballarò, il programma di Rai3 condotto da Giovanni Floris a cui lo stesso Guardasigilli ha partecipato martedì sera.

“Una intimidazione con un chiaro disegno politico, quello di criminalizzare Mastella e il suo partito, cristallizzarlo nelle posizioni in cui sta”, dice il capogruppo del Campanile alla Camera, Mauro Fabris. Solidarietà a Mastella dal presidente della Camera, Fausto Bertinotti, e dal suo vice Pierluigi Castagnetti, mentre dal governo e dalla maggioranza nessuno parla. Una situazione che irrita non poco il ministro. “Il Pd ha il controllo della Rai – dice Mastella – e il suo silenzio è eloquente. E Romano (Prodi, ndr) che fa? Tace anche lui. La sinistra di Capalbio mi vuole fottere, attacca me per colpire Prodi”. In realtà, in tarda serata, il premier ha espresso “sdegno” per gli attacchi rivolti al leader dell’Udeur, così come il ministro Giulio Santagata che ha condannato “il clima di caccia alle streghe” nei confronti del collega.

Mastella, comunque, ha deciso di disertare il vertice di maggioranza e attaccato duramente il conduttore di Ballarò: “O Floris mi dimostra che anche ad altri politici ha chiesto di amanti, mogli, case, conti in banca…quindi che è un vero Walter Cronkite, oppure è un farabutto, un giornalista indegno”. Il conduttore da parte sua difende “il diritto, anzi il dovere, di porre a chiunque tutte le domande che vanno poste”. Dalla redazione di Ballarò ricordano, ad esempio, quando a Berlusconi venne chiesto conto dell’origine delle sue fortune, oppure a D’Alema del caso Unipol, a Fini di “Vallettopoli”.

La moglie di Mastella, Sandra Lonardo, presidente del consiglio regionale della Campania, intervistata dal Corriere si difende: “Mio marito io non siamo il male dell’Italia. Invece operiamo per il bene dell’Italia… Mai preso tangenti. Mai. Ci siamo sempre comportati con rigore morale. Abbiamo assolto al meglio i nostri compiti. Colpevoli semmai sono quelli che ingannano gli altri”. E parla dei “pericoli” a cui è sottoposta la sua famiglia: “Vivo con la scorta da quando ho sconvolto, con l’ufficio di presidenza, le abitudini del Consiglio regionale per assicurare trasparenza al bilancio. Siamo arrivati a licenziare un grosso dirigente che guidava tre settori-chiave dell’amministrazione. Certe ditte non possono più partecipare alle gare. Infatti c’è stato l’attentato”. La Lonardo si riferisce ad un incidente d’auto avvenuto nel luglio 2006: “Per me è stato un attentato. Non si è mai saputo nulla della macchina che ci ha investito, mai trovata. Io e l’autista siamo vivi per miracolo”.

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