Italia

L’era della disinformazione

 Più i problemi per l’umanità si fanno grandi più l’informazione si trasforma in “disinformazione”. Avete notato l’infimo livello al quale sono arrivati alcuni telegiornali italiani.

Mentre il pianeta va a rotoli in preda alla violenza, al cambiamento climatico, al terrorismo, alle guerre, alla fame, alla sete e alla povertà alcuni direttori di Tg dedicano tempo prezioso alle vallette, alle mantenute, alle veline, a Fabrizio Corona, a Paris Hilton, a Wanna Marchi, al “Concorso culetto d’oro”, a quale sarà il colore di moda per le unghie o per gli infradito quest’estate, alle spiagge per cani, alle feste cafonesche in Sardegna e baggianate simili. Sicuramente qualcuno di voi penserà, o avrà letto da qualche parte, che questo è ciò che vogliono i telespettatori proprio per non pensare ai problemi che li affliggono. Legittima eccezione. Ma chi non vuole pensare ai problemi per dedicarsi alla visione dei Grandi Fratelli, delle Piccole Sorelle, delle Isole più o meno famose, al gioco delle tre carte e a quello dei pacchi e contropaccotti, si aspetta, per caso, che qualcun altro glieli risolva? Se è così, “Aspettate e sperate!” Esistono forze “malvagie” che sul disimpegno e sulla disinformazione lucrano centinaia di miliardi di dollari ogni anno, ai danni proprio degli “allegri dormienti disimpegnati”. A parer mio, arreca molto più danni la  notizia di una Paris Hilton che piange perché il cuscino del letto della prigione/albergo di lusso “era poco morbido” che una tempesta di grandine su un vigneto. Le coltivazioni si possono reimpiantare, il cervello annacquato da tante insulsaggini no! E’ giunta l’ora, nell’interesse di tutti di dare un taglio netto alle cazzate. I Telegiornali tornino a fare vera informazione e non quella disgustosa disinformazione mirata a tarpare ogni velleità d’autocontrollo della propria vita da parte d’ogni cittadino. La popolazione, in particolare i giovanissimi e gli anziani, si mettano per un attimo a riflettere sul perché in tante nazioni, compresa l’Italia, si spendano miliardi di euro per gli ingaggi dei calciatori, per i cachet degli attori e dei cantanti, per la costruzione e ricostruzione di stadi, per spalmare i debiti della squadre di calcio, per le effimere Notti Bianche o per le sagre del castagnaccio, invece che per migliorare le strutture scolastiche, l’assistenza ai “diversamente abili”, il servizio sanitario nazionale, l’assistenza agli anziani. Alla risposta era già arrivato il poeta latino Giovenale che nelle sue Satire aveva introdotto per primo la locuzione “Panem et circenses” (Pane e giochi del circo). Il grande autore satirico aveva capito che chi era al potere si assicurava il consenso della popolazione con contributi economici distribuiti a pioggia e l’organizzazione di feste popolari. Anche i Borboni, che stupidi non erano, per mantenere il consenso del popolo, organizzavano feste di piazza, distribuzione del pane e pubbliche impiccagioni. Per queste ragioni si usa anche oggigiorno l’espressione “feste, farina e forca” per indicare il modo in cui il potere tiene buone le proprie pecorelle. Ma, così come nello judo è proprio la forza dell’avversario a fornirci i mezzi per metterlo con le spalle a terra, chi non vuole essere “pecorella” ha i mezzi per fare altrettanto. I mezzi si chiamano “telecomando” (io per esempio ho raggiunto una velocità tale nel cambiare canale, quando vedo certi personaggi, che potrei partecipare alle olimpiadi del dito più veloce), si chiamano “spegni la tv”, “scegli internet”, “leggiti un libro” (ovviamente non scritto dai soliti personaggi tv da strapazzo), non “comprare cazzate inutili”, “cancella dal tuo mondo” marche e prodotti che fanno ingrassare sole le orrende multinazionali, “scegli con cura” i film da vedere, “evita i filmacci” per lo più di produzione statunitense, che somigliano a dei cartoni animati per bambini deficienti. Ah, un’altra cosa. Questo tipo di scelte non “appartiene” a nessuno schieramento politico. Nessuno ha l’esclusiva su questi argomenti: Destra, Sinistra, No Global, Antagonisti, Socialisti, Cattolici, Socialdemocratici, Comunisti e Centristi tutti hanno il diritto/dovere di emanciparsi dal “gregge”. Uno dei mezzi più raffinati che utilizza la disinformazione è la creazione del “tifoso politico”, ovvero chi ragiona di politica e, quindi, della vita propria e di quella degli altri, come se si trovasse al processo di Biscardi. Questo è l’errore più grande che si possa fare. Ricordatevi che mentre da Biscardi gli ospiti si massacravano d’insulti i calciatori si trombavano le veline, a bordo di lussuose Ferrari, con i portafogli stracolmi di soldi e alla faccia dei tifosi gonzi. Rifletteteci sopra…

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