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Il voto sull’Afghanistan divide il centrodestra

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Berlusconi e CasiniROMA. Martedì 27 marzo il Senato sarà chiamato al voto sul decreto di rifinanziamento delle missioni militari all’estero, tra cui l’Afghanistan. Nell’assemblea di Palazzo Madama il governo Prodi ha una maggioranza risicata, problema che il mese scorso aveva determinato la caduta dell’esecutivo sull’approvazione delle linee generali sulla politica estera.

Silvio BerlusconiPer non incorrere in un’altra crisi si confida, pertanto, sui voti dell’opposizione che ha sempre dichiarato di voler sostenere il decreto. Questo però fino ad ieri quando il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, nel commentare i voto di martedì, non ha escluso un voto contrario del suo partito. “Avevamo dato la garanzia del nostro voto, ma oggi la situazione è mutata soprattutto perché c’è una politica estera in assoluta discontinuità rispetto al passato”, ha dichiarato l’ex premier. Sulla stessa linea Alleanza Nazionale che, attraverso Maurizio Gasparri e Francesco Storace, ha sostenuto che la presenza del contingente italiano in Afghanistan “non ha senso e va rivista, soprattutto dopo la posizione assunta dal governo per la liberazione di Mastrogiacomo che ha suscitato le critiche degli Stati alleati”. L’Udc, invece, ha preso le distanze da FI e An, confermando il proprio sostegno al decreto e riferendo che per martedì sta lavorando alla stesura di una proposta che invita il Pierferdinando Casinigoverno a rivedere le regole d’ingaggio e potenziare l’armamento e la consistenza delle truppe italiane in Afghanistan. “Votare contro è irresponsabile. Non vale la pena perdere la nostra credibilità internazionale solo per far cadere il governo, nonostante questo in carica combini un guaio al giorno”, ha detto il leader dell’Udc, Pierferdinando Casini, sottolineando: “La nostra scelta è obbligata, nel rispetto degli 8mila militari italiani che, se il decreto non fosse approvato, sarebbero obbligati a tornare in Italia e non contribuire più alla lotta al terrorismo in ogni parte del mondo”. Casini, infine, ha detto di non temere pressioni dagli alleati, anche perché è convinto che alla fine voteranno a favore.

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