Casal di Principe, sequestri da 2 milioni ad affiliati ai clan Schiavone e Russo

di Redazione

Casal di Principe (Caserta) – Nuovo colpo al patrimonio del clan dei Casalesi con il sequestro di società, immobili e rapporti finanziari nei confronti di tre soggetti ritenuti di elevato spessore criminale e storicamente legati all’organizzazione camorristica. Si tratta di due distinti decreti di sequestro, disposti dalla sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere ed eseguiti dalla Direzione investigativa antimafia, per un valore complessivo di oltre 2 milioni di euro.

L’imprenditore legato alla famiglia Schiavone – Il primo provvedimento ha riguardato Dante Apicella, imprenditore edile considerato un importante affiliato del clan e legato alla fazione Schiavone. Coinvolto nel processo Spartacus e destinatario nel 2022 di una nuova ordinanza per associazione mafiosa, Apicella operava prevalentemente nel settore degli appalti pubblici e privati, divenendo una sorta di monopolista nella fornitura di marmi, porfidi e materiali utilizzati nella cantieristica stradale.

Reimpiego dei capitali illeciti – Le indagini, condotte dagli uomini del centro operativo Dia di Napoli, agli ordini del capocentro Antonio Galante, e coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia partenopea, hanno delineato un articolato sistema imprenditoriale fondato sul meccanismo delle cosiddette “scatole cinesi”, attraverso il quale venivano gestite fiorenti attività commerciali e reimpiegati i capitali illeciti del clan. In tale contesto, un ruolo rilevante sarebbe stato svolto dal genero Luigi Scalzone, anch’egli destinatario della misura di prevenzione, coinvolto nella gestione di imprese edili riconducibili al gruppo familiare o intestate a prestanome.

Lo storico affiliato e i rapporti con la politica – Un ulteriore provvedimento ha colpito Maurizio Capasso, storico affiliato al clan e legato alla fazione Russo, già destinatario di condanne definitive. Secondo quanto emerso dalle investigazioni, Capasso ricopriva compiti strategici nell’ambito delle estorsioni e del reinvestimento dei proventi illeciti, eseguendo anche gli ordini provenienti dai familiari dei detenuti. L’uomo avrebbe, inoltre, curato i rapporti con il mondo politico locale, fungendo da elemento di collegamento tra il clan e l’attività amministrativa. In particolare, sarebbe stato considerato uno dei più attivi collaboratori dell’ex assessore Antonio Corvino, spesso risultato tra i candidati più votati alle elezioni amministrative e ritenuto un punto di riferimento negli affari pubblici locali.

I beni sequestrati – Le investigazioni patrimoniali hanno consentito di accertare una significativa sproporzione tra i redditi dichiarati e le disponibilità economiche dei soggetti coinvolti e dei titolari formali delle attività imprenditoriali. Il Tribunale ha quindi disposto il sequestro finalizzato alla successiva eventuale confisca nei confronti dei primi due soggetti e il sequestro con contestuale confisca di primo grado per il terzo destinatario. Complessivamente, il provvedimento ha permesso di porre sotto vincolo quattro società, cinque beni immobili – tra cui una villa con annesso terreno – due autovetture e ventiquattro rapporti finanziari, per un valore complessivo superiore ai 2 milioni di euro. IN ALTO IL VIDEO

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