Iran, scatta il blocco di Hormuz deciso da Trump: “Navi che lo violano saranno eliminate”

di Redazione

Il blocco navale dello Stretto di Hormuz annunciato dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, è entrato in vigore alle ore 16 italiane, aprendo un nuovo e delicato capitolo nella crisi in Medio Oriente. Sebbene le forze armate americane non abbiano fornito una conferma ufficiale dell’attivazione, il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) aveva già indicato quell’orario come momento di avvio dell’operazione.

Il blocco navale – Secondo quanto dichiarato dal Centcom, “il blocco sarà applicato in modo imparziale nei confronti delle navi di tutte le nazioni che entrano o escono dai porti e dalle aree costiere iraniane, inclusi tutti i porti iraniani situati nel Golfo Arabico e nel Golfo dell’Oman”. La misura rappresenta una significativa escalation delle tensioni con Teheran e rischia di incidere profondamente sugli equilibri geopolitici e commerciali della regione.

Trump: “Navi che violano blocco saranno eliminate” – “La Marina iraniana giace sul fondo del mare, completamente annientata: 158 navi. Non abbiamo colpito il loro piccolo numero di quelle che chiamano ‘navi d’attacco veloci’, perché non le consideravamo una grande minaccia. Attenzione: se una qualsiasi di queste navi si avvicina al nostro blocco, verrà immediatamente eliminata, usando lo stesso sistema di sterminio che usiamo contro i narcotrafficanti sulle imbarcazioni in mare. E’ rapido e brutale”, scrive Trump su Truth. “P.S. Il 98,2% del traffico di droga verso gli Stati Uniti via mare è stato fermato!”, aggiunge.

Il sostegno di Israele – Israele ha espresso pieno appoggio alla decisione statunitense. Il primo ministro Benjamin Netanyahu, secondo quanto riportato dal Canale 12 israeliano, ritiene che il cessate il fuoco con l’Iran potrebbe essere messo in discussione “in brevissimo tempo”. Il premier ha inoltre riferito di aver parlato con il vicepresidente americano JD Vance dopo il fallimento dei negoziati e ha sottolineato il pieno coordinamento con Washington: “L’Iran ha violato le regole (dei colloqui di pace in Pakistan), il presidente Trump ha deciso di imporre un blocco navale. Naturalmente, sosteniamo questa posizione ferma e siamo in costante coordinamento con gli Stati Uniti”.

Le preoccupazioni dell’Unione Europea – Dalla Commissione europea arrivano segnali di forte preoccupazione per le conseguenze economiche della crisi. La presidente Ursula von der Leyen, al termine della riunione del collegio dei commissari, ha evidenziato come “la chiusura dello Stretto di Hormuz rappresenta un danno e la libertà di navigazione è di primaria importanza”. Von der Leyen ha inoltre richiamato l’attenzione sulla stabilità regionale, sottolineando: “Temiamo che i continui attacchi contro il Libano rischino di far deragliare l’intero processo. Una lezione fondamentale delle ultime settimane è che la sicurezza è indivisibile. Non si può avere stabilità in Medio Oriente o nel Golfo mentre il Libano è in fiamme. Chiediamo quindi a tutte le parti di rispettare la sovranità del Libano e di attuare una cessazione completa delle ostilità”.

La reazione della Russia – Anche il Cremlino guarda con preoccupazione agli sviluppi della situazione. Il portavoce Dmitri Peskov, come riportato dall’agenzia Tass, ha dichiarato che “molti dettagli riguardanti il blocco dello Stretto di Hormuz da parte degli Stati Uniti rimangono poco chiari”, ma ha avvertito che l’iniziativa avrà con ogni probabilità un “impatto negativo” sui mercati internazionali, prevedibile “con un alto grado di certezza”.

Timori per l’economia globale – La Casa Bianca ha intensificato le valutazioni interne sugli effetti economici e finanziari di un eventuale conflitto prolungato con l’Iran. Secondo fonti informate citate dal Wall Street Journal, il presidente Trump e i suoi consiglieri sono stati messi in guardia da ministri, alleati politici e leader aziendali sui rischi per l’economia statunitense, in particolare nel caso di un’estensione delle ostilità. Il segretario al Tesoro Scott Bessent avrebbe discusso con il presidente possibili scenari legati alla durata della guerra, inclusi aumenti dei prezzi della benzina e misure di risposta economica. Le analisi indicano che Europa e Asia sarebbero le aree più esposte ai rincari energetici.

La posizione del Regno Unito – Diversa la linea adottata da Londra. Il Regno Unito ha annunciato che non parteciperà ad alcun blocco navale dello Stretto di Hormuz, nonostante le affermazioni di Trump secondo cui “numerosi Paesi” sarebbero pronti a collaborare. Un portavoce del governo britannico ha ribadito che il Paese continuerà a “sostenere la libertà di navigazione e l’apertura dello Stretto di Hormuz, che è urgentemente necessaria per sostenere l’economia globale”. Secondo quanto riportato dal The Guardian, Londra distingue tra un eventuale contributo alla sicurezza marittima, come operazioni di sminamento, e un vero e proprio blocco navale, ritenuto a rischio di escalation. Il primo ministro Keir Starmer sta lavorando con alleati europei e partner del Golfo a un “piano credibile e praticabile” per la riapertura dello Stretto. Trump ha inoltre criticato la posizione britannica, definendola “nello stile di Neville Chamberlain”.

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