Iran, due caccia Usa abbattuti e pilota disperso. Nave legata a Israele colpita nello Stretto di Hormuz

di Redazione

Due caccia statunitensi abbattuti, un pilota disperso e un conflitto che si allarga su più fronti. A cinque settimane dall’inizio dell’Operazione “Epic Fury”, lo scenario tra Stati Uniti e Iran resta ad altissima intensità, tra scontri diretti, attacchi incrociati e una diplomazia che fatica a trovare spiragli.

Caccia abbattuti e pilota disperso – Gli F15 americani sono stati abbattuti nei cieli iraniani. Mentre due piloti sono stati tratti in salvo, è in corso la ricerca di un membro dell’equipaggio disperso di un velivolo. Le forze iraniane stanno setacciando l’area e, secondo i media statali, sarebbe stata annunciata anche una ricompensa per la sua cattura “vivo”. Secondo il Wall Street Journal, il pilota del secondo caccia sarebbe riuscito a uscire dallo spazio aereo iraniano prima di lanciarsi con il seggiolino eiettabile. Durante le operazioni sarebbe stato colpito anche un elicottero, poi scomparso dai radar.

Bilancio delle perdite e numeri del conflitto – Il Pentagono ha aggiornato il bilancio: sono 365 i militari statunitensi feriti dall’inizio dell’operazione, con 13 vittime. Tra i feriti si contano 247 soldati dell’Esercito, 63 della Marina, 19 Marines e 36 membri dell’Aeronautica. Nello stesso periodo, gli Stati Uniti dichiarano di aver colpito 11 mila obiettivi in Iran, anche se l’intelligence americana esprime dubbi sulla reale capacità di neutralizzare l’arsenale missilistico iraniano.

Missili, attacchi e infrastrutture colpite – La guerra continua con raid e contrattacchi. Israele ha segnalato nuovi lanci di missili balistici iraniani verso il proprio territorio, mentre esplosioni sono state registrate nei principali porti e complessi petrolchimici iraniani, tra cui Mahshahr e Bandar-e Imam Khomeini. Colpito anche il sito nucleare di Busher, dove un raid avrebbe causato la morte di una guardia. L’Iran, dal canto suo, sostiene di aver abbattuto un secondo aereo americano sul Golfo Persico, con il pilota rimasto illeso.

Stretto di Hormuz, colpita nave legata a Israele – Resta centrale la situazione nello Stretto di Hormuz. I Pasdaran affermano di aver attaccato con droni una nave “legata a Israele”, la portacontainer Msc Ishyka, provocando un incendio. Intanto, il Bahrain ha rinviato il voto al Consiglio di Sicurezza dell’Onu sulla riapertura dello Stretto, ora sotto la minaccia di ritorsioni iraniane. Teheran ha autorizzato il transito solo alle navi con beni essenziali e aiuti umanitari dirette verso porti iraniani o del Mar di Oman.

Pressioni internazionali e diplomazia in stallo – Secondo il New York Times, Donald Trump starebbe esercitando pressioni sui leader europei affinché intervengano militarmente per sbloccare lo Stretto. Tuttavia, nessun Paese avrebbe aderito, anche per i dubbi sulla presenza di mine iraniane nella zona. I Paesi europei si sarebbero detti disponibili a intervenire solo con dragamine e solo dopo la fine del conflitto. Intanto, secondo il Wall Street Journal, l’Iran avrebbe rifiutato un incontro con funzionari americani in Pakistan e respinto anche una proposta di tregua di 48 ore.

Condizioni di Teheran per la fine della guerra – L’Iran pone condizioni precise per un cessate il fuoco definitivo, tra cui il riconoscimento del proprio programma nucleare civile, la revoca delle sanzioni e il risarcimento dei danni. “Siamo profondamente grati al Pakistan per i suoi sforzi e non ci siamo mai rifiutati di andare a Islamabad. Ciò che ci interessa sono le condizioni per una fine definitiva e duratura alla guerra illegale che ci viene imposta”, ha dichiarato il ministro degli Esteri, Abbas Araghchi, accusando inoltre i media americani di “travisare la posizione dell’Iran”.

Attacchi e tensioni nella regione – L’escalation coinvolge anche altri Paesi. L’Iraq ha chiuso temporaneamente il valico di Shalamcheh dopo attacchi aerei provenienti dal lato iraniano che hanno causato un morto e cinque feriti. In Libano si registrano tre caschi blu feriti. A Dubai, detriti di droni hanno colpito edifici civili, tra cui uno della società Oracle, senza provocare vittime. Le Guardie Rivoluzionarie hanno minacciato ulteriori attacchi contro aziende statunitensi accusate di “spionaggio terroristico”.

Riad, ambasciata Usa colpita e danni nascosti – Secondo il Wall Street Journal, l’attacco iraniano del 3 marzo contro l’ambasciata americana a Riad, in Arabia Saudita, avrebbe provocato danni molto più gravi di quanto dichiarato. Due droni avrebbero distrutto parti di tre piani e colpito aree sensibili, inclusa una stazione della Cia, causando un incendio durato ore.

Nyt: capacità militare iraniana ancora significativa – Nonostante i raid, l’Iran continua a dimostrare resilienza militare. Secondo il New York Times, bunker e silos missilistici colpiti vengono ripristinati in poche ore. Teheran conserverebbe ancora una significativa quantità di missili e lanciatori mobili, mantenendo la capacità di colpire Israele e altri obiettivi regionali.

La missione di Meloni nel Golfo – Sul fronte diplomatico, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è impegnata in una missione nei Paesi del Golfo. Dopo la tappa in Arabia Saudita e l’incontro con il principe ereditario Mohammed bin Salman, è atterrata a Doha, in Qatar, dove è previsto un colloquio con l’emiro Tamim bin Hamad Al Thani. Al centro degli incontri, la sicurezza energetica e la necessità di garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz.

Francia verso il riarmo – In questo scenario, la Francia accelera sul rafforzamento militare. Entro il 2030 è previsto un aumento del 400% delle scorte di droni e del 30% dei missili, con un investimento complessivo di 9 miliardi di dollari destinato a sistemi di difesa aerea e armamenti avanzati.

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