Un Paese spaccato quasi a metà consegna la vittoria al No nel referendum costituzionale sulla giustizia. I dati, ormai consolidati, indicano un esito chiaro ma non netto, con un equilibrio che riflette una frattura profonda nel corpo elettorale.
I numeri del voto – La terza proiezione Tecnè assegna al No il 54,3% contro il 45,7% del Sì. Un risultato in linea con i dati ufficiali parziali pubblicati sul sito Eligendo del Viminale, dove, con 32.940 sezioni scrutinate su 61.533, il No si attesta al 54,52% e il Sì al 45,48%. Trattandosi di un referendum costituzionale confermativo, non era previsto quorum. L’affluenza si è fermata poco sotto il 59%, segnale di una partecipazione significativa.
La reazione del Comitato per il Sì – A caldo arriva il commento del Comitato per il Sì: “Ce l’abbiamo messa tutta, nessun rimpianto”. Sulla stessa linea l’avvocato Giandomenico Caiazza, esponente di “Sì Separa”: “Metà del Paese voleva in ogni caso questa riforma. I precedenti referendum costituzionali hanno visto una forchetta tra il Sì e il No di almeno del 20%, per esempio nel referendum Renzi e ancora di più quello sulla riduzione dei parlamentari. Stiamo parlando di un distacco in questo momento di pochissimi punti, se questo è l’ordine di grandezza. Noi stiamo parlando di un Paese su un tema di questa importanza diviso radicalmente in due”.
Le reazioni politiche – Esulta il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte: “Ce l’abbiamo fatta, viva la Costituzione”. Più articolata la posizione di Matteo Renzi, che riconosce la sconfitta del fronte riformista: “Mi pare che la partita sia chiusa sostanzialmente, la percentuale è 45 a 54 e il consenso sarà più o meno quello emerso nelle ore, nel chiacchiericcio”. E aggiunge: “Il No, molto a sorpresa, ha vinto questo referendum. Quando il popolo parla il governo deve ascoltare”. Poi il riferimento diretto alla presidente del Consiglio: “Io non dico che dovrebbe fare Giorgia Meloni, io mi dimisi. Lo so personalmente quanto è doloroso perdere un referendum costituzionale, ma perdere e uscire fischiettando non si può fare. Quando il popolo parla, il Palazzo deve ascoltare. Quando un leader perde il tocco magico, tutti intorno a lui cominciano a dubitare e solo una cosa non può fare: non può far finta di nulla”. Dal centrodestra, il capogruppo di Fdi alla Camera, Galeazzo Bignami: «Conosco da un po’ di tempo Giorgia Meloni, non ho memoria di una battaglia politica da cui lei si sia sottratta. Quindi non mi aspettavo che facesse niente di diverso da quel che ha fatto, perché Giorgia Meloni ci mette sempre la faccia. Su questo non credo ci siano dubbi».
Le piazze e le proteste – Il risultato del voto accende anche la mobilitazione. Al grido “Ha vinto il no. Meloni dimissioni!” sono state annunciate manifestazioni in diverse città italiane. L’iniziativa è promossa da Potere al Popolo e dal Comitato No Sociale. A Roma l’appuntamento è alle ore 18 in piazza Santi Apostoli; alla stessa ora presidi sono previsti a Milano (piazzale Loreto), Napoli (Largo Berlinguer) e Torino (piazza Castello), oltre ad altre iniziative in città come Bologna, Cuneo, Padova, Pisa e Verona.
Affluenza e distribuzione territoriale – Tra le regioni con la partecipazione più alta figurano Emilia-Romagna e Toscana, entrambe oltre il 66%, seguite da Umbria (65%), Lombardia, Marche e Veneto (63%), Piemonte e Liguria (62%). Più bassa l’affluenza in Basilicata (53,27%), Trentino-Alto Adige e Sardegna (51%) e Campania (50%). Nelle grandi città, Firenze guida con il 70%, davanti a Milano (64,6%) e Roma (62,56%). Più contenuta la partecipazione al Sud: Bari al 53,9%, Napoli al 49,28% e Palermo al 46,42%.
Le dimissioni all’Anm – Nel frattempo, si registra anche un passaggio rilevante sul fronte della magistratura: Cesare Parodi ha rassegnato le dimissioni da presidente dell’Associazione nazionale magistrati, indicando come motivazione ragioni personali.

