La mappa della ’ndrangheta si allunga oltre l’oceano e riporta al cuore della Locride. Sette arresti, un asse investigativo che unisce Calabria e Stati Uniti, e un’organizzazione capace di replicare all’estero la propria struttura di comando: l’operazione “Risiko” accende i riflettori sulla cosca Commisso di Siderno e sulla sua proiezione internazionale.
Il blitz e le accuse – Il 17 febbraio il Ros – Raggruppamento operativo speciale dei carabinieri, con il supporto del comando provinciale di Reggio Calabria e in cooperazione con l’Fbi, ha eseguito un fermo di indiziato di delitto nei confronti di sette soggetti ritenuti affiliati alla cosca. Le accuse contestate, a vario titolo, sono associazione mafiosa, danneggiamento ed estorsione aggravati dal metodo mafioso. Contestualmente, è scattato anche il sequestro delle quote sociali di un’impresa edile riconducibile a uno degli indagati. Il provvedimento di fermo non è stato convalidato dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Locri, che ha però ritenuto fondati gli indizi raccolti dalla Procura distrettuale antimafia reggina ed ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per tutti gli indagati, sei dei quali accusati di associazione di stampo mafioso.
I vertici colpiti – Tra i destinatari del provvedimento figurano Antonio Commisso, 46 anni, indicato come attuale reggente della cosca e nipote dell’omonimo patriarca di Siderno deceduto lo scorso anno, e Frank Albanese, 59 anni, residente da tempo ad Albany, nello Stato di New York, ritenuto il referente del gruppo negli Stati Uniti. Commisso è figlio di un latitante in Canada, mentre Albanese viene considerato dagli inquirenti l’uomo di raccordo tra la casa madre calabrese e le articolazioni estere. Secondo l’accusa, Albanese avrebbe svolto un ruolo strategico di collegamento tra le cosche operanti in Calabria e quelle attive all’estero, intervenendo anche per dirimere contrasti con altre ’ndrine della Locride, in particolare di Platì e Africo Nuovo. Le indagini avrebbero ricostruito contatti quotidiani tra la proiezione americana e le strutture operative in Calabria e nel resto del mondo. “In passato era stata accertata la presenza della famiglia mafiosa in Canada, ma non negli Stati Uniti”, ha detto il generale dei carabinieri Vincenzo Molinese, comandante del Ros centrale, sintetizzano la portata dell’inchiesta coordinata dalla Procura distrettuale antimafia guidata dal procuratore Giuseppe Borrelli.
Un’indagine lunga sei anni – L’attività investigativa, sviluppata dal 2019 al 2025 anche grazie alla collaborazione con l’Fbi, si inserisce in un più ampio filone volto a ricostruire gli assetti complessivi della ’ndrangheta e le sue proiezioni extra calabresi ed extra nazionali. Al centro dell’inchiesta il Locale di ’ndrangheta di Siderno, già emerso in numerosi procedimenti come snodo decisivo nelle dinamiche criminali locali e internazionali. Secondo Borrelli, “la cosca ha un ruolo di vertice” nella dimensione globale dell’organizzazione. Gli investigatori hanno concentrato l’attenzione sul cosiddetto “Siderno Group of Organized Crime”, identificato sin dagli anni ’70 dalla magistratura canadese come «un’organizzazione criminale su base mafiosa, con ramificazioni in Canada, negli Usa ed in Australia». Un sistema nato dall’emigrazione calabrese e alimentato da affiliati provenienti in prevalenza da Siderno e da altri centri della Locride.
Radicamento e controllo del territorio – L’inchiesta avrebbe, inoltre, messo in luce il forte radicamento sociale della cosca, capace di costruire una rete di relazioni tale da coinvolgere ampi strati della popolazione, diventando punto di riferimento anche per la risoluzione di controversie personali o per richieste di lavoro e favori. Un modello che avrebbe consentito al gruppo di esercitare un controllo diffuso sul territorio. Nel tempo, secondo gli inquirenti, il sodalizio avrebbe riorganizzato il troncone originario un tempo guidato da Antonio Macrì, detto “il boss dei due mondi”, assassinato nel 1975, collocando uomini di fiducia nelle contrade interne di Siderno e mantenendo così gli equilibri interni all’organizzazione. L’operazione confermerebbe, infine, l’unitarietà della ’ndrangheta su scala globale, con strutture di comando replicate all’estero e un sistema di relazioni capace di attraversare continenti mantenendo saldo il legame con la Locride. IN ALTO IL VIDEO

