Quattro del mattino. Le pattuglie della polizia di Stato si muovono simultaneamente tra Padova, Napoli e diversi comuni campani per chiudere il cerchio su un’organizzazione che, secondo gli inquirenti, aveva trasformato le truffe agli anziani in un sistema strutturato e redditizio. Undici le misure cautelari eseguite, con due persone finite in carcere e il resto raggiunto da obblighi di dimora e presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria. Al vertice, un 32enne con legami con un clan camorristico di Forcella, figura indicata come promotore dell’associazione.
Il blitz – L’operazione, coordinata dalla Procura della Repubblica di Padova e disposta dal giudice per le indagini preliminari, ha impegnato cento agenti della squadra mobile padovana, in collaborazione con i colleghi della squadra mobile di Napoli. Le misure sono state eseguite il 29 novembre tra Veneto e Campania, raggiungendo i presunti componenti dell’organizzazione che operava con base operativa nel rione Forcella di Napoli. Oltre al presunto capo, è stata arrestata anche una giovane di 22 anni; per altri nove sospettati sono scattate misure alternative. Quattro ulteriori indagati sono stati denunciati a piede libero.
La rete criminale – Secondo gli investigatori, il gruppo era diviso in ruoli precisi: “centralinisti” attivi a Napoli, addetti alle telefonate e alla regia delle operazioni, e “trasfertisti” incaricati di raggiungere le vittime soprattutto nel Nord e Centro Italia. Tra i destinatari delle misure figurano anche due giovani napoletani, poco più che ventenni, sottoposti alla permanenza notturna in casa. In totale, sedici i capi d’imputazione contestati agli indagati, tutti con precedenti per truffa o reati più gravi come associazione mafiosa, traffico di stupefacenti e tentato omicidio.
Il metodo – Il sistema, ricostruito dagli investigatori, si fondava sulla tecnica del “finto maresciallo” o del “finto avvocato”. Le vittime, tutte persone anziane e fragili, venivano contattate telefonicamente da presunti appartenenti alle forze dell’ordine o da falsi legali che raccontavano di incidenti stradali causati da un parente. Una richiesta urgente di denaro, gioielli o preziosi chiudeva la telefonata, mentre un complice si presentava a casa per ritirare quanto chiesto. Le sim card venivano cambiate continuamente e intestate a nomi fittizi per rendere più complessa l’identificazione.
L’indagine – Il lavoro della polizia è partito nel 2024 dopo una serie di episodi analoghi verificatisi a Padova. Tra il 2024 e il 2025 la squadra mobile aveva già fermato ventuno persone in flagranza, tutte provenienti da Napoli. L’inchiesta ha permesso di ricondurre all’associazione quindici truffe consumate in diverse città: due a Padova, Venezia, Como, Bolzano e Teramo, una a Verona, Trento, Cuneo, Modena e Ascoli Piceno. Nella provincia padovana, nel 2025, sono stati registrati 671 casi di truffe agli anziani, di cui 258 nel capoluogo, per un giro d’affari illecito stimato in cinque milioni di euro.
I bottini recuperati – L’operazione ha avuto anche un risvolto economico rilevante: oltre 400mila euro tra denaro contante, gioielli e oggetti di valore sono stati recuperati e restituiti alle vittime. Per gli inquirenti, l’organizzazione prevedeva una ripartizione interna dei proventi: l’inviato riceveva tra il 15 e il 20 per cento del bottino consegnato alla fine della giornata, percentuale che scendeva al 10 per cento se il gruppo garantiva assistenza legale in caso di arresto. IN ALTO IL VIDEO

