Un sistema costruito per generare crediti fiscali inesistenti e trasformarli in un vantaggio economico immediato. È questo il quadro che emerge dall’indagine della Procura della Repubblica di Trani, culminata con una misura cautelare in carcere e un maxi sequestro patrimoniale.
L’indagine – I finanzieri del comando provinciale di Barletta-Andria-Trani, su delega dell’autorità giudiziaria, hanno ricostruito un articolato meccanismo fraudolento messo in piedi dai rappresentanti, di fatto e di diritto, di una società operante nel settore edilizio. Al centro dell’inchiesta, l’indebita compensazione di crediti fiscali fittizi legati al cosiddetto “Bonus Renzi”, per un valore complessivo superiore al milione di euro.
Il sistema illecito – Secondo quanto accertato, i crediti Irpef venivano creati artificialmente attraverso fittizie applicazioni del bonus nelle buste paga dei dipendenti. Quei crediti, in realtà inesistenti, venivano poi utilizzati per compensare debiti tributari reali mediante la presentazione di modelli F24, generando un consistente risparmio d’imposta.
Le misure cautelari – Sulla base degli elementi raccolti, la Procura ha richiesto una misura cautelare personale nei confronti del principale indagato, ritenuto il dominus dell’intero sistema. Dopo l’interrogatorio preventivo, il tribunale di Trani – sezione gip – ha disposto la custodia in carcere, ritenendo concreto e attuale il rischio di reiterazione dei reati, anche alla luce dei precedenti penal-tributari a suo carico.
Sequestri per oltre un milione – Contestualmente è stato eseguito un decreto di sequestro preventivo per equivalente, finalizzato alla confisca delle somme ritenute profitto dell’illecito. I sigilli hanno riguardato un immobile, cinque autovetture, 32 conti correnti e partecipazioni societarie, per un valore complessivo di poco superiore al milione di euro.
Riciclaggio e autoriciclaggio – Il denaro ottenuto attraverso la frode, secondo gli investigatori, sarebbe stato reimpiegato in ulteriori attività imprenditoriali riconducibili agli indagati, con l’obiettivo di ostacolare la tracciabilità della provenienza illecita.
Il ruolo degli indagati – Nel corso delle attività investigative è stata acquisita documentazione commerciale e informatica che ha evidenziato un rapporto di subordinazione tra l’amministratore di diritto e quello di fatto. Un elemento ritenuto centrale per contestare, in concorso, i reati di indebita compensazione, riciclaggio e autoriciclaggio. IN ALTO IL VIDEO

