Zannini, divieto di dimora in Campania per il consigliere regionale: inchiesta su fondi pubblici

di Redazione

Non il carcere chiesto dalla Procura, ma l’allontanamento dalla Campania. È questa la misura cautelare che colpisce il consigliere regionale Giovanni Zannini e gli imprenditori Luigi Griffo e Paolo Griffo, padre e figlio, al centro di un’indagine dei carabinieri del nucleo investigativo del gruppo di Aversa sui fondi Invitalia e sul rilascio di un permesso a costruire ritenuto irregolare.

Si tratta di uno dei tre filoni di indagine in cui è  coinvolto l’esponente di Forza Italia. Il provvedimento, disposto dal gip Daniela Vecchiarelli, accoglie solo in parte la richiesta avanzata dai pubblici ministeri Giacomo Urbano e Gerardina Cozzolino della Procura di Santa Maria Capua Vetere, guidata dal procuratore Pierpaolo Bruni, che aveva sollecitato gli arresti in carcere per il politico di Mondragone.

Per Zannini scatta il divieto di dimora in Campania, con conseguente sospensione dall’incarico di consigliere regionale e sostituzione temporanea con la prima dei non eletti nella lista di Forza Italia, l’assessora di Castel Volturno Angela Parente. La stessa misura è stata applicata ai Griffo.

Il consigliere regionale era stato anche destinatario di una perquisizione nell’ambito dell’inchiesta. Le accuse – che Zannini ha sempre respinto – riguardano presunti episodi di corruzione e concussione connessi alla realizzazione di uno stabilimento caseario per la produzione di mozzarelle di proprietà dei Griffo. Per il suo intervento, Zannini avrebbe, secondo l’accusa, ricevuto dagli imprenditori una gita su uno yacht.

Il permesso a costruire – Al centro delle indagini vi sarebbe il rilascio del titolo edilizio da parte del Comune di Cancello ed Arnone per un impianto produttivo da realizzare in prossimità dell’alveo del fiume Volturno, area ricadente nella rete Natura2000 e dunque sottoposta a tutela ambientale. Secondo quanto emerso, il permesso sarebbe stato rilasciato in assenza della preventiva Valutazione di incidenza ambientale (Vinca), necessaria in ragione della localizzazione del sito.

L’assenza della Vinca, già rilevata dall’Ufficio speciale valutazioni ambientali della Regione Campania, avrebbe potuto impedire l’accesso alle agevolazioni richieste a Invitalia – Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa, società interamente partecipata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze.

La delega e il parere ambientale – Secondo l’ipotesi accusatoria, gli imprenditori, con il supporto di Zannini, che in quel momento era presidente della Commissione regionale ambiente, si sarebbero attivati per superare l’ostacolo, ottenendo la disponibilità del Comune di Cancello ed Arnone a richiedere alla Regione la delega in materia di valutazione di incidenza ambientale, previa convenzione con il Comune di Castello del Matese, già delegato e dotato di Commissione Ambiente.

Una volta ottenuta la delega, la Commissione Ambiente del Comune di Castello del Matese avrebbe omesso un’adeguata istruttoria tecnica sulla richiesta di parere, nonostante le gravi carenze dello studio ambientale presentato, redatto – secondo l’accusa – solo formalmente nel rispetto della normativa. La Commissione sarebbe stata inoltre indotta in errore dal contenuto di una relazione tecnica asseverata predisposta dai tecnici incaricati, nella quale i lavori venivano indicati come “da realizzare”, benché l’impianto fosse già stato costruito.

Ottenuto il parere di non assoggettabilità a Vinca, ritenuto illegittimo, la società avrebbe così indotto in errore Invitalia sulla sussistenza del requisito ambientale, conseguendo circa 4 milioni di euro tra contributi a fondo perduto e finanziamenti agevolati.

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