Abusivismo sul litorale domizio, stretta della Procura: sequestri, demolizioni e spiagge restituite

di Redazione

80 immobili sequestrati, 19 già demoliti, 60 strutture abusive rimosse lungo il Volturno, 14mila metri quadrati di demanio marittimo restituiti all’uso pubblico e diversi lidi sottratti a soggetti condannati o ritenuti riconducibili ad ambienti della criminalità organizzata. Sono i numeri dell’azione illustrata stamani negli uffici della Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere dove è stato fatto il punto sull’attività investigativa avviata da maggio dello scorso anno contro abusivismo edilizio, occupazioni illegittime del demanio marittimo e reati ambientali lungo il litorale domizio.

La conferenza stampa – All’incontro con i giornalisti hanno preso parte il procuratore generale presso la Corte d’Appello di Napoli, Aldo Policastro, il procuratore della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, Pierpaolo Bruni, il procuratore aggiunto Graziella Arlomede, il direttore marittimo della Campania, ammiraglio ispettore Giuseppe Aulicino, il comandante provinciale dei carabinieri di Caserta, colonnello Manuel Scarso, il comandante provinciale della Guardia di Finanza di Caserta, colonnello Nicola Sportelli, e il dirigente della Squadra Mobile della Questura di Caserta, Massimiliano Russo.

La linea dura della Procura – L’azione, è stato spiegato, “entra in una fase ancora più incisiva”, con sequestri, demolizioni e attività di ripristino che stanno “progressivamente restituendo porzioni di costa alla legalità e alla fruizione pubblica”. Un’attività coordinata a livello distrettuale dal procuratore generale, d’intesa con la Procura sammaritana, che punta a colpire non singoli episodi ma un sistema diffuso di occupazioni abusive, trasformazioni edilizie senza titolo e illeciti ambientali radicati da anni tra Castel Volturno, Mondragone, Cellole e Sessa Aurunca.

Policastro: “Sanzioniamo in modo rapido ed efficace” – “Interveniamo e sanzioniamo nel modo più intelligente, più rapido, più efficace possibile. Liberiamo territori e diamo opportunità di riscatto del territorio”, ha affermato Policastro. “Ma non è sufficiente che vi sia un’imprenditoria non camorristica. È necessario – ha aggiunto – che sia un’imprenditoria non predatoria, io la chiamo così. Perché lo sviluppo su questo territorio ha visto insieme criminalità organizzata, ma anche imprenditoria di tipo predatorio, che ha perseguito il massimo profitto, senza badare a regole. In poche parole serve un’imprenditoria sana”.

Bruni: “Enclave del clan Belforte” – Sulla stessa linea l’intervento di Bruni: “L’obiettivo è restituire alla fruizione collettiva un territorio di straordinaria bellezza, sottraendolo a sacche di illegalità e restituendolo ai cittadini e a quell’imprenditoria sana che non ha collegamenti con la criminalità organizzata”. Poi il riferimento a uno dei fronti investigativi più delicati: “È molto rilevante l’individuazione di una sorta di enclave del clan Belforte. Si sta procedendo alla demolizione degli immobili e soprattutto si sta consentendo ai cittadini di accedere alla spiaggia pubblica senza limitazioni”.

Le autodemolizioni – Tra gli aspetti ritenuti più significativi dagli inquirenti c’è quello delle demolizioni eseguite direttamente dagli stessi indagati. “C’è un altissimo tasso di autodemolizioni. I soggetti interessati si rendono conto che vale la pena ripristinare lo stato dei luoghi e restituiscono alla collettività pezzi di territorio”, ha spiegato ancora il Procuratore. Nella sola località Bagnara, a Castel Volturno, su 80 immobili sequestrati perché realizzati su area demaniale marittima in assenza dei necessari titoli edilizi, paesaggistici, sismici e ambientali, 19 sono già stati completamente abbattuti a spese degli stessi indagati, mentre altri 8 risultano in corso di demolizione. Una parte degli immobili, è stato ribadito, sarebbe stata realizzata da esponenti del clan Belforte.

I sequestri sul litorale – L’attività ha riguardato stabilimenti balneari, abitazioni, strutture turistico-ricettive, aree inurbate e opere precarie sorte abusivamente su suolo demaniale. Fra gli interventi evidenziati c’è quello relativo alla struttura Le Dune, dove è stato disposto il sequestro di un’area demaniale marittima di circa 14mila metri quadrati per violazioni ambientali, edilizie e paesaggistiche, con opere abusive e occupazione non autorizzata del suolo pubblico. Secondo quanto emerso, l’area risulta oggi completamente liberata dalle opere abusive. Sottoposti a sequestro anche il Lido Soleado, il Lido Riviera in località Stercolilli e altre abitazioni abusive realizzate su sedime demaniale marittimo nei territori di Castel Volturno e Mondragone.

Baia Domizia e il cantiere nautico – A Sessa Aurunca, in località Baia Domizia, i controlli hanno portato al sequestro di manufatti e opere mantenuti senza titolo su area demaniale marittima: recinzioni, un casotto in muratura, container e strutture in tufo che avrebbero determinato una stabile occupazione del suolo e sottratto porzioni di litorale alla fruizione collettiva. Sempre nel territorio sessano è stato sequestrato anche un cantiere nautico, dove sono state contestate gravi irregolarità ambientali, gestione illecita di rifiuti speciali, carenze nella tenuta dei registri e violazioni in materia di sicurezza sul lavoro.

“Cala cala” sul Volturno – Un altro fronte rilevante è quello del tratto terminale del fiume Volturno, dove sono state avviate e poi concluse le operazioni di demolizione di 60 strutture da pesca abusive, le cosiddette “cala cala”, distribuite per circa 9 chilometri a partire dalla foce, nel territorio di Castel Volturno. Si trattava di installazioni realizzate anni fa con tralicci, cavi d’acciaio, grandi reti da pesca e locali di servizio costruiti con container dismessi o manufatti metallici e murari. Le operazioni, iniziate il 10 marzo 2025 e concluse il 10 giugno successivo, hanno consentito di rimuovere tralicci, cavi e reti che per anni hanno ostacolato il regolare deflusso delle acque e inciso sul paesaggio naturale. Per ciascuna delle 60 strutture abusive è stata trasmessa un’informativa di reato alla Procura: 58 a carico di ignoti, poi archiviate per impossibilità di identificare i responsabili, e 2 nei confronti di soggetti noti.

Lidi e concessioni sotto esame – Una parte dell’inchiesta ha riguardato anche concessioni balneari intestate o ricondotte a soggetti colpiti da condanne per criminalità organizzata o misure di prevenzione. In questo ambito si colloca il sequestro preventivo d’urgenza del Lido Nettuno a Castel Volturno, la cui concessione risultava intestata a una società riconducibile a un pregiudicato detenuto per espiazione pena dopo condanna definitiva per delitto di criminalità organizzata. Analogo provvedimento ha interessato il Lido dei Gabbiani a Pinetamare. Sempre a Castel Volturno, sequestrata l’area bar-ristorante del Lido La Favorita e del bar ristorante Alta Marea: secondo gli investigatori, gli spazi risultavano formalmente intestati a una società facente capo a una giovane donna, ma di fatto gestiti dal padre, condannato in appello per concorso esterno in associazione mafiosa.

L’impianto di sollevamento a Pinetamare – Tra i sequestri eseguiti figura anche quello dell’impianto di sollevamento delle acque reflue in località Pinetamare, a Castel Volturno. Le indagini sono scattate dopo la moria di fauna ittica registrata il 30 agosto 2023 nel bacino della darsena San Bartolomeo. Dalle analisi sui campioni d’acqua prelevati sarebbe emersa la totale assenza di ossigeno, ritenuta causa della morte dei pesci. Gli accertamenti avrebbero inoltre evidenziato che l’impianto, con recapito finale nella darsena, era malfunzionante perché realizzato in maniera difforme dal progetto autorizzato. Attualmente la struttura resta sotto sequestro, mentre la società proprietaria dovrà adempiere alle prescrizioni impartite dall’Arpac.

Una strategia strutturale – Il quadro emerso dalla conferenza stampa restituisce il senso di un’azione che la Procura ha definito strutturale, coordinata e continuativa, finalizzata a incidere in profondità su un fenomeno che nel tempo ha alterato l’equilibrio ambientale e paesaggistico della fascia costiera. L’obiettivo dichiarato è arrivare al ripristino integrale della legalità sul litorale domizio, restituendo spazi pubblici ai cittadini e sottraendo terreno tanto all’abusivismo quanto a forme di iniziativa economica giudicate incompatibili con le regole e con la tutela del territorio.

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