Poliziotti arrestati per traffico di droga: il sistema dei sequestri parziali

di Redazione

Sostanze stupefacenti sequestrate solo in parte, informazioni riservate passate ai criminali e accessi abusivi alle banche dati delle forze dell’ordine: è questo lo scenario delineato dall’indagine che all’alba di oggi ha portato a sette misure cautelari, tra cui tre appartenenti alla polizia di Stato.

L’operazione – Su disposizione della Direzione distrettuale antimafia della Procura della Repubblica di Roma, la Direzione investigativa antimafia ha dato esecuzione, nella mattinata del 17 febbraio, a un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di sette persone, gravemente indiziate, a vario titolo, di associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti.

Il coinvolgimento dei poliziotti – Tra gli indagati figurano tre appartenenti alla polizia di Stato che, secondo quanto ricostruito, in numerose occasioni detenevano e cedevano ingenti quantitativi di droga. Avrebbero inoltre effettuato accessi abusivi al sistema di consultazione Sdi delle forze dell’ordine, rivelando notizie d’ufficio e informazioni a P.G., soggetto operativo nel quartiere romano del Tufello.

Il meccanismo scoperto dagli investigatori – L’attività investigativa, avviata nel 2024 dal Centro operativo Dia di Roma con il coordinamento della Dda capitolina, ha consentito di raccogliere gravi indizi sull’esistenza di un’associazione dedita al traffico di stupefacenti. Le risultanze hanno fatto emergere un sistema collaudato: il gruppo si sarebbe avvalso di appartenenti alla polizia per rifornirsi di droga. In particolare, il sodalizio avrebbe fornito ai poliziotti corrotti indicazioni sulla presenza di corrieri, anche riconducibili ad altri gruppi criminali, così da consentirne perquisizione e arresto. In quei frangenti, secondo l’accusa, veniva sequestrata solo una parte dello stupefacente rinvenuto, mentre la restante quantità veniva consegnata agli altri componenti dell’organizzazione in cambio di denaro.

Il supporto operativo – Nell’esecuzione delle misure restrittive, la Direzione investigativa antimafia si è avvalsa del supporto della Questura di Roma e dei reparti competenti dell’Arma dei carabinieri e della Guardia di finanza.

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