Grammy, le frecciate contro Trump dominano la serata. La replica: “Spazzatura, farò causa”

di Redazione

Il palco dei Grammy Awards si trasforma in un’arena politica. Più delle vittorie musicali, a segnare la notte americana sono state le battute, le prese di posizione e gli scontri verbali che hanno avuto come bersaglio diretto Donald Trump, finito al centro di una lunga sequenza di interventi dal forte sapore politico, culminati in una replica durissima del presidente degli Stati Uniti sul suo social network Truth.

Bad Bunny contro l’Ice – Tra i momenti più applauditi della cerimonia c’è l’intervento di Bad Bunny, protagonista assoluto della serata. L’artista portoricano ha fatto la storia diventando il primo cantante a vincere il Grammy per il miglior album con un disco interamente in spagnolo, Debí Tirar Más Fotos, superando una concorrenza che includeva nomi come Justin Bieber, Lady Gaga e Kendrick Lamar. Ma il passaggio che ha infiammato la platea è arrivato dal palco: «Prima di ringraziare Dio voglio dire “Ice out”. Non siamo animali o alieni, siamo esseri umani e siamo americani». Una dichiarazione letta come una critica diretta alle politiche sull’immigrazione promosse dall’amministrazione Trump, accolta da una standing ovation.

Battuta del conduttore su caso Epstein – A dare il tono politico alla serata è stato anche Trevor Noah, alla sua sesta e ultima conduzione dei Grammy Awards. Nel monologo di apertura, il presentatore non ha risparmiato riferimenti all’attualità, ironizzando apertamente sulle aspirazioni geopolitiche del presidente e sul suo nome finito nei file legati al caso Jeffrey Epstein. «Ogni artista vuole vincere un Grammy quanto Trump vuole la Groenlandia, visto che l’isola di Epstein non c’è più e gliene serve un’altra», ha detto Noah, aggiungendo che quello in corso sarebbe stato il suo ultimo anno alla guida della cerimonia.

Assente Nicki Minaj – Nel corso della serata, Noah ha colpito anche per l’assenza di Nicki Minaj, trasformata in una gag politica: «Non è qui. È ancora alla Casa Bianca con Donald Trump, a discutere di questioni molto importanti», frase che ha scatenato l’ovazione della platea della Crypto.com Arena. Minaj, nei giorni precedenti, aveva infatti preso posizione a favore del presidente, partecipando alla prima del documentario di Melania Trump e sostenendo pubblicamente i “Trump account”, un nuovo sistema di risparmio nazionale per i giovanissimi.

La reazione di Trump: “Grammy inguardabili” e minacce legali – La risposta del presidente non si è fatta attendere. Su Truth, Donald Trump ha definito i Grammy Awards «praticamente inguardabili», «La Cbs è fortunata a non avere più questa spazzatura a infestare le sue onde radio». Nel lungo messaggio, Trump ha smentito con forza ogni collegamento con Jeffrey Epstein, accusando Noah di dichiarazioni «false e diffamatorie» e annunciando l’intenzione di ricorrere alle vie legali: «Manderò i miei avvocati a fare causa a questo povero, patetico, senza talento, idiota di presentatore, e gli farò causa per un sacco di soldi». Nel mirino del presidente sono finiti anche gli artisti della serata, in particolare Bad Bunny, accusato di essersi schierato apertamente contro le politiche dell’amministrazione sull’immigrazione.

Il resto della serata: premi, musica e spettacolo – Sullo sfondo dello scontro politico, i Grammy hanno comunque celebrato i loro vincitori. Billie Eilish ha conquistato il premio per la Canzone dell’anno con Wildflower, portando a tre le statuette vinte in carriera dopo Bad Guy nel 2020 e What Was I Made For? nel 2024. Sul palco, accanto al fratello Finneas, la cantante ha indossato una spilletta “Ice Out”, diventata ormai un simbolo ricorrente tra le star americane.

Serata trionfale anche per Kendrick Lamar, che con nove nomination ha raccolto cinque premi, tra cui la Registrazione dell’anno per Luther, in duetto con SZA. Spazio poi al pop, con Lady Gaga premiata per il Miglior album pop grazie a Mayhem e protagonista di un discorso incentrato sul ruolo delle donne nell’industria musicale, e al ritorno provocatorio di Justin Bieber, riapparso sul palco dopo quattro anni di assenza dovuti alla malattia che gli aveva causato una paralisi facciale. A chiudere una notte già entrata nella storia, anche il cinema ha trovato il suo spazio con Steven Spielberg, ufficialmente entrato nel club degli Egot grazie al Grammy come produttore del documentario Music By John Williams.

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