Minnesota, stop ai rimpatri. Ice riduce operazioni di strada dopo sparatorie

di Redazione

La tensione in Minnesota non accenna a diminuire. Le proteste si allargano, le istituzioni intervengono e la linea dell’amministrazione federale sull’immigrazione entra in una nuova fase, mentre il bilancio degli ultimi giorni parla di due morti per mano degli agenti federali e di una comunità scossa da operazioni sempre più contestate.

Lo stop del giudice federale – Nelle ultime ore è intervenuto il giudice federale John Tunheim, del Tribunale distrettuale degli Stati Uniti per il distretto del Minnesota, ordinando agli agenti federali di interrompere la detenzione e la deportazione dei rifugiati ammessi legalmente negli Stati Uniti e di rilasciare immediatamente quelli attualmente detenuti per consentire un riesame dei loro casi. L’ordinanza restrittiva temporanea, che secondo il New York Times riguarda almeno 100 persone, blocca l’operazione dell’amministrazione Trump. È probabile che il governo presenti ricorso. Tunheim ha inoltre condannato l’Ice per aver violato oltre 100 ordinanze del tribunale solo nel mese di gennaio, più di quante “alcune agenzie federali ne abbiano violate in tutta la loro esistenza”.

L’inviato della Casa Bianca in Minnesota – A Minneapolis, in una conferenza stampa aperta ai cittadini, è intervenuto lo “zar dei confini” Tom Homan, inviato da Donald Trump in Minnesota dopo la rimozione del comandante della Border Patrol Gregory Bovino, avvenuta in seguito alla sparatoria mortale di sabato 25 gennaio. Un episodio che ha riacceso le proteste in una città che, in meno di venti giorni, ha visto morire due persone durante operazioni dei federali. Homan ha spiegato di essere arrivato su richiesta del presidente per “migliorare la situazione sul campo” e ha annunciato di aver ordinato alle autorità federali per l’immigrazione di elaborare un “piano di riduzione” delle forze dell’ordine impiegate nelle operazioni di strada. “Più agenti in carcere significa meno agenti in strada”, ha dichiarato, aggiungendo: “Questa è una cooperazione di buon senso che ci consente di ridurre il numero di persone presenti qui”.

Proteste e linea dura – Nel suo intervento, Homan ha riconosciuto il diritto dei cittadini a manifestare contro le politiche sull’immigrazione, ma ha ribadito che non ci saranno margini sulle aggressioni agli agenti. “Ci sono i diritti garantiti dal Primo Emendamento, e io li sostengo”, “c’è il diritto di protestare. Chiedo solo di farlo in modo pacifico”, ha detto, precisando però che minacciare, ostacolare o aggredire gli agenti “non è mai accettabile” e che ci sarà “tolleranza zero” per chi lo farà. Un approccio che appare diverso rispetto a quello di altri alti funzionari, come la segretaria alla Sicurezza interna Kristi Noem e lo stesso Bovino, che avevano definito i manifestanti “agitatori” o “rivoltosi”.

“Resterò finché il problema non sarà risolto” – Homan ha annunciato che resterà in Minnesota finché “il problema non sarà risolto”, facendo riferimento alle operazioni anti-immigrazione che, nelle ultime settimane, non si sono limitate ad arresti e deportazioni ma hanno portato anche all’uccisione di due cittadini americani. “Abbiamo fatto molti progressi negli ultimi giorni”, ha detto, spiegando che il suo obiettivo è “rimuovere le minacce” dalla zona. E ha aggiunto: “Non sono venuto in Minnesota per servizi fotografici o titoli di giornale… Sono venuto qui per cercare soluzioni, ed è quello che faremo”. In un altro passaggio ha promesso di “ristabilire la legge e l’ordine”, sostenendo che i milioni di immigrati irregolari entrati durante l’amministrazione Biden rappresenterebbero una minaccia per la sicurezza nazionale.

Il caso Alex Pretti – Sul fronte delle indagini, sono stati sospesi con aspettativa i due agenti federali coinvolti nella sparatoria in cui è morto l’infermiere Alex Pretti, 37 anni, ucciso sabato 24 gennaio a Minneapolis. La notizia è stata confermata alla Cnn da un alto funzionario del dipartimento della Sicurezza Interna e rientra nella prassi standard prevista negli Stati Uniti in caso di sparatorie con esito mortale. Bovino aveva già spiegato in un’intervista alla Cnn che la sospensione era una decisione attesa. Intanto emergono nuovi video che mostrano Pretti in uno scontro con l’Ice undici giorni prima della morte: l’uomo impreca e sputa verso gli agenti, poi con un calcio rompe il fanale del loro veicolo. Bloccato a terra, riesce a scappare via – oppure viene rilasciato – mentre resta aperto il giallo di una presunta “pistola nella cintura”.

Il bambino detenuto in Texas – A riaccendere il dibattito nazionale è anche la vicenda di Liam Conejo Ramos, bambino ecuadoriano di 5 anni fermato insieme al padre mentre tornava a casa dall’asilo e trasferito in un centro di detenzione federale in Texas. I deputati democratici Joaquin Castro e Jasmine Crockett hanno fatto visita al piccolo al South Texas Family Residential Center di Dilley, vicino a San Antonio. Castro ha raccontato che l’incontro è durato circa 30 minuti e ha riferito le parole del padre: il bambino dorme molto, chiede della madre e dei compagni di classe e vuole tornare a scuola. “Chiederei al presidente Trump, che ha nipoti dell’età di alcuni dei bambini che abbiamo incontrato oggi, di pensare a come sarebbe se i suoi nipoti fossero dietro le sbarre”, ha dichiarato Castro in conferenza stampa, chiedendo il rilascio di Liam e degli altri detenuti. Un giudice ha intanto sospeso l’espulsione anticipata di padre e figlio, in attesa del proseguimento del procedimento giudiziario.

La Casa Bianca sotto pressione – Sullo sfondo, il presidente Donald Trump terrà una riunione di gabinetto questa mattina alle ore 11, ora locale di Washington, le 17 in Italia. Un appuntamento che arriva mentre l’amministrazione è travolta dalle critiche per le aggressive tattiche di applicazione delle leggi sull’immigrazione in Minnesota e che potrebbe protrarsi per ore, come già accaduto in passato: l’ultimo incontro ha raggiunto la durata record di 3 ore e 8 minuti.

Springsteen scrive canzone per vittime Ice – Intanto, gli ultimi fatti di sangue hanno trovato spazio anche nella cultura popolare. Bruce Springsteen ha scritto una canzone, Streets of Minneapolis, dedicata a quanto accaduto in città per mano dell’Ice, pubblicando il brano sui suoi canali social. Un segnale di come la crisi del Minnesota abbia ormai superato i confini della cronaca locale, trasformandosi in un caso politico internazionale.

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