Spettacoli

Festival di Berlino, orso d’oro alla Spagna. Premio dei critici per Paolo Taviani

di Gaetano Bencivenga

Si è conclusa la 72esima edizione in presenza, dopo quella online dello scorso anno, del Festival del Cinema di Berlino con un verdetto che non lascia molti dubbi. La rivincita delle cineaste, o, più in generale, delle figure femminili del grande schermo, che sta contrassegnando gli anni pandemici, ha ottenuto alla Berlinale una netta consacrazione. – continua sotto –

La giuria internazionale, guidata dal regista americano M. Night Shyamalan, ha, infatti, assegnato il massimo riconoscimento, ovvero l’Orso d’Oro per il miglior film allo spagnolo, di produzione italiana in parte, “Alcarràs” di Carla Simòn (nella foto), storia, dai tratti coraggiosamente ecologici, ambientata in un paesino rurale della Catalogna. L’Orso d’Argento per la regia è, invece, andato alla veterana francese Claire Denis, che in “Avec amour et achamement” mette in scena una complicata relazione sentimentale tra un Vincent Lindon e una Juliette Binoche in evidente stato di grazia artistica.

Ancora al femminile il Premio della Giuria, consegnato alla messicana Natalia Lòpez Gallardo, autrice dell’appassionante “Robe of Gems”. Trionfo rosa, anche, nella categoria dei migliori attori/attrici. Consolidando una novità già annunciata nella passata edizione, i direttori della kermesse, tra i quali spicca il nome dell’italianissimo Carlo Chatrian, hanno deciso di premiare gli interpreti prescindendo dal loro genere di appartenenza, per cui gli Orsi d’Argento decretano le migliori performance protagonista e non protagonista della manifestazione. Nella prima ha prevalso la tedesca, di origine turca, Meltem Kaptan, madre coraggio nel valido “Rabiye Kurnaz vs George W. Bush” di Andreas Dresen, destinatario, anche, della menzione per la sceneggiatura della talentuosa Laila Stieler; laddove nella seconda ha brillato l’indonesiana Laura Basuki per il vibrante ruolo in “Nana” di Kamila Andini. Unica presenza maschile in un palmares letteralmente dominato dalle signore, il coreano Hang Sang soo, Gran Premio della Giuria per l’apprezzatissimo “The Noveslist’s Film”.

I nostri colori, orgogliosamente difesi dal maestro Paolo Taviani, per la prima volta impegnato in una regia senza lo scomparso fratello Vittorio e ritornato a Berlino dieci anni dopo il meritato Orso d’Oro per “Cesare non deve morire”, non hanno portato a casa allori ufficiali, bensì un riconoscimento di indubbio spessore. Il suo “Leonora addio”, appassionata rilettura di una novella pirandelliana, ha vinto il prestigioso premio della giuria internazionale di critici Fipresci con la seguente motivazione “guidato dallo spirito libero del genio Pirandello, il regista mescola poesia, malinconia, ma anche ironia, fantasia e letizia per raccontarci i misteri della vita, della morte e della memoria”.

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