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Covid, stop a piste da Sci fino al 5 marzo. Lega: “Basta con il metodo Conte”

Le piste da sci restano chiuse almeno fino al 5 marzo. Lo ha deciso il ministro della Salute, Roberto Speranza, sentito il Cts che giudica la riapertura troppo rischiosa. L’ennesimo stop al turismo invernale, a poche ore dalla programmata riattivazione degli impianti, che rischia di diventare la prima grana del governo Draghi. Non a caso, Matteo Salvini critica: “I ministri hanno la nostra fiducia ma serve cambiare cambiare qualche tecnico. La comunità scientifica è piena di persone in gamba”. I ministri leghisti Giorgetti e Garavaglia chiedono indennizzi adeguati per la montagna. Ira dei governatori Fontana, Zaia, Bonaccini e Toti che vogliono “allargare la cabina di regia alle istanze dell’economia”. – continua sotto – 

E all’orizzonte delle future misure anti-Covid, su cui pesa l’incognita delle varianti del virus, emerge anche il parere del consigliere del ministro della Salute, Walter Ricciardi, per il quale è “urgente cambiare subito la strategia di contrasto al SarsCov2: è necessario un lockdown totale in tutta Italia immediato, che preveda anche la chiusura delle scuole facendo salve le attività essenziali, ma di durata limitata. Ne parlerò col ministro Speranza questa settimana”, annuncia. Parole che, assieme all’ordinanza firmata in serata dal ministro della Salute che vieta lo svolgimento delle attività sciistiche amatoriali fino al 5 marzo (data di scadenza dell’ultimo Dpcm), scatenano la reazione del Carroccio, deciso a chiedere “un cambio di squadra a livello tecnico, aldilà di Speranza”, al dicastero della Salute. “Non si può – dicono i capigruppo leghisti, Massimiliano Romeo e Riccardo Molinari – continuare con il ‘metodo Conte’, annuncio la domenica e chiusura il lunedì, ad opera del trio Ricciardi-Arcuri-Speranza. Serve un cambio di passo e rispetto per la gente di montagna e per chi lavora, oltre a rimborsi veri e immediati”. – continua sotto – 

“La decisione sugli impianti di sci è stata condivisa nel governo”. Lo confermano fonti di Palazzo Chigi interpellate dall’Ansa. Le stesse fonti rimandano alla nota diffusa dal Ministero della Salute in cui si ricorda che “il provvedimento tiene conto dei più recenti dati epidemiologici comunicati venerdì 12 febbraio dall’Istituto Superiore di Sanità, attestanti che la variante VOC B.1.1.7, detta variante inglese e caratterizzata da maggiore trasmissibilità, rappresenta una percentuale media del 17,8% sul numero totale dei contagi. La preoccupazione per la diffusione di questa e di altre varianti del virus SARS-CoV-2 ha portato all’adozione di misure analoghe in Francia e in Germania”. Nella nota della Sanità si ricorda che sono previsti, “al più presto”, ristori per il settore.  – continua sotto – 

Intanto, “la Regione Piemonte ha previsto di stanziare immediatamente 5,3 milioni di euro come ristori per gli impianti sciistici penalizzati da una politica di chiusura intempestiva e annunciata con nessun anticipo”, annuncia il governatore Alberto Cirio, che ha riunito la giunta in seduta straordinaria per affrontare la mancata ripartenza dello sci. La Regione, che scriverà al Governo per sollecitare l’attivazione di ristori e un ulteriore indennizzo per le false partenze, valuta con l’avvocatura di costituirsi parte civile, al fianco dei gestori degli impianti, per chiedere indennizzi proporzionati alla quantificazione dei danni. – continua sotto – 

Ma lo stop del governo non ferma lo sci nella Piana di Vigezzo, 1.720 metri nel Comune di Craveggia (Vco), in alta Ossola: i gestori della stazione sciistica hanno deciso di aprire gli impianti. “Ancora venerdì la Regione ci aveva assicurato l’apertura e noi abbiamo predisposto tutto, in sicurezza, per riaprire. Così lo abbiamo fatto”, dice Luca Mantovani, titolare della società che gestisce gli impianti nella valle a ridosso del Canton Ticino.

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