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‘Ndrangheta, riciclavano denaro con il Lotto in televisione: arresti

Un sistema di riciclaggio di denaro, anche attraverso trasmissioni televisive dedicate alle previsioni dei numeri del lotto, è stato scoperto dai carabinieri di Brescia. I militari hanno eseguito in tutta Italia misure cautelari nei confronti di numerose persone ritenute responsabili di “associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio di denaro di provenienza illecita” con l’aggravante “di aver agevolato l’attività della ‘ndrangheta”. Nell’operazione denominata “Scarface” otto persone sono state arrestate e portate in carcere, sei sono state poste ai domiciliari e per cinque è scattato l’obbligo di dimora oltre a due che sono state sottoposte a misure interdittive.

L’indagine, avviata nell’agosto del 2017, ha accertato che il riferimento al vertice dell’organizzazione è Francesco Mura, un imprenditore italiano, pregiudicato, residente nel Bresciano, che utilizzava le proprie imprese televisive operanti in ambito locale e nazionale attraverso trasmissioni per le previsioni delle estrazioni del lotto. L’uomo era il collettore di ingenti risorse economiche, frutto anche di attività illecite, che provvedeva a riciclare attraverso l’emissione di fatture per operazioni inesistenti, reimmettendole nel tessuto economico legale. Le indagini hanno dimostrato come “la ragnatela di società costruita da Mura negli ambienti televisivi fosse caratterizzata da imprese solide e realmente strutturate attorno alle quali ruotavano altre società satelliti, speculari per oggetto sociale, fittiziamente create come “cartiere” per la produzione di fatture gonfiate o per operazioni inesistenti”.

“Le imprese, realmente esistenti, operavano avvalendosi di un apparato logistico e di una pletora di lavoratori, con la quotidiana registrazione e messa in onda sui canali televisivi di trasmissioni per la previsione dei numeri del lotto, ad ognuna delle quali veniva assegnata una numerazione premium, anche detta ‘a valore aggiunto'”, si legge nella nota dei carabinieri, che aggiungono che “gli effettivi utili aziendali derivavano quasi esclusivamente dal volume di telefonate ricevute sulle predette numerazioni e venivano impiegati per effettuare pagamenti verso le società satellite fittizie, intestate a prestanome, per la fornitura di servizi inesistenti o comunque per prestazioni ampiamente sovrastimate”. “Le somme, una volta versate alle società cartiere, venivano da queste frazionate e accreditate su numerose carte prepagate (fittiziamente intestate a terze persone) dalle quali veniva prelevata l’intera somma il giorno stesso dell’accredito, o in quelli immediatamente successivi”, ha precisato l’Arma, sottolineando che “l’importo prelevato veniva così rimesso a disposizione, sotto forma di fondo in nero in denaro contante, del sodalizio criminale che, a questo punto, provvedeva alle operazioni di autoriciclaggio mediante l’acquisto di immobili fatiscenti all’asta, poi ristrutturati e rivenduti”.

“Proprio le speculazioni edilizie, mediante l’acquisizione d’immobili provenienti da soggetti in forte difficoltà economica o già in liquidazione, rappresentano un settore strategico per il sodalizio criminale che, nel tempo, si è specializzato anche partecipando ad esecuzioni giudiziarie, nel settore fallimentare, in rinomate località turistiche, al fine di aggiudicarsi fabbricati di pregio a prezzi estremamente vantaggiosi e comunque nettamente inferiori al reale valore di mercato”, hanno proseguito gli investigatori, aggiungendo che “gli immobili acquisiti venivano poi sottoposti ad importanti lavori di ristrutturazione edile anche sfruttando, tra l’altro, le agevolazioni fiscali vigenti (bonus edilizi), con la possibilità di massimizzarne i margini di guadagno in caso di locazione, oppure di successiva vendita”. “Va inoltre sottolineato come il settore delle esecuzioni giudiziarie, che con l’avvento della crisi economica è certamente in forte ascesa, rappresenta un cono d’ombra, un terreno fertile per spregiudicati speculatori (anche legati alla criminalità organizzata) che necessitano d’investire e fare riemergere fondi neri altrimenti difficilmente giustificabili”, si legge ancora nella nota, indicando in “tabaccherie, sale scommesse e da gioco, tutti settori che, notoriamente, si prestano ad operazioni di riciclaggio: attività commerciali la cui gestione era affidata a persone facenti parte del sodalizio stesso”.

Attraverso le tabaccherie compiacenti appositamente create è stata accertata un’ulteriore tecnica di autoriciclaggio. Infatti, “le giocate vincenti dei privati cittadini venivano ‘acquistate’ dal gestore della tabaccheria e pagate brevi manu con denaro contante, derivante proprio da quel fondo nero ampiamente e continuamente alimentato con le chiamate ai numeri ‘a valore aggiunto’ dei cittadini alle società televisive per la previsione dei numeri del lotto”. Le intercettazioni “hanno documentato l’ampio ricorso a questo sistema, largamente diffuso e ben collaudato nei contesti di criminalità organizzata per il riciclaggio di denaro contante di provenienza illecita, che consiste nel recuperare (tramite esercenti compiacenti) tagliandi e/o ricevute inerenti vincite di gioco (lotto, superenalotto, gratta&vinci ecc.), per poi intestarli alle persone che hanno bisogno di far emergere e di reimmettere nel tessuto economico legale le somme di denaro contante di cui dispongono e delle quali, diversamente, non saprebbero giustificare la disponibilità”.

Con queste modalità, hanno precisato i carabinieri, fra il 1 gennaio 2014 e marzo 2019 – (data in cui si sono concluse le verifiche contabili e fiscali) “il capo dell’organizzazione è riuscito a dimostrare falsi profitti per circa 500mila euro”. “L’autoriciclaggio del denaro che rientrava in circolo sul mercato determinava, quale indiretta conseguenza, l’inquinamento delle dinamiche di libera concorrenza anche per le condizioni assolutamente non competitive proposte dai malviventi che, in tal modo, riuscivano ad aggiudicarsi beni e servizi, soprattutto in questo momento di profonda crisi economica, in ragione dell’enorme disponibilità di contante” hanno continuato i militari, sottolineando che “è al vaglio la condotta di un dipendente della filiale di una banca in provincia di Brescia il quale, omettendo di svolgere i previsti controlli sui flussi finanziari, ha di fatto consentito la perpetrazione dei summenzionati reati per il periodo documentato dalle indagini”.

A carico degli indagati è stato effettuato il sequestro per un ammontare complessivo pari a 25 milioni di euro, di tre ville di pregio (una in Costa Smeralda, una a Poggi di Imperia e una a Erbusco, nel Bresciano), quattro appartamenti (uno a Bardonecchia nel Torinese, due a Imperia e una a Rovato nel Bresciano), due negozi nel Bresciano, 39 fabbricati e 14 terreni (alcuni dei quali nelle province di Cremona e Caserta), sei società (di cui 5 televisive e una per servizi finalizzati alla gestione di tabacchi/ricevitorie), due licenze commerciali (tabaccheria/ricevitoria), quattro veicoli (di cui una Porsche Macan, una Mercedes GLA, una Mini Cooper e uno scooter Bmw C650 Sport), 36 conti correnti in Italia per un ammontare di 1,5 milioni di euro e 400mila in contanti. Uno dei destinatari della misura cautelare in carcere è stato arrestato anche per detenzione di arma clandestina, dopo che nella sua abitazione è stata trovata una pistola CZ Vzor cal. 7,65 completa di due serbatoi e 70 colpi.

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