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Processo al clan Bifone di Portico di Caserta: chiesti 57 anni di carcere e assoluzione per ex vicesindaco Vaiano

Rispondono di concorso aggravato in associazione camorristica. Dure ed esemplari le richieste di condanne avanzate dal pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, Luigi Landolfi, al termine della sua lunga e articolata requisitoria: 25 anni di reclusione per Nicola Bifone, 62 anni di Portico di Caserta, attualmente detenuto in carcere, difeso dall’avvocato Stefano Vaiano; 20 anni di reclusione per Antonio D’Amico, 59 anni, imprenditore edile, di Macerata Campania, difeso dall’avvocato Mario Griffo; 12 anni di reclusione per Giuseppe Stabile, 55 anni, di professione avvocato, originario di Aversa, attualmente detenuto in carcere difeso dall’avvocato Alessandro Maresca. Complessivamente, per tutti gli imputati una richiesta di ben 57 anni di carcere.

Unica e sola invece la richiesta di assoluzione per l’ex vicesindaco di Portico di Caserta, Pietro Vaiano, 61 di Portico di Caserta, difeso dagli avvocati Raffaele e Gaetano Crisileo che, al termine delle loro discussioni, si sono associati alla richiesta assolutoria del pm. Vaiano dovrà certamente attendere l’imminente sentenza ma finora la sua figura è stata l’unica ad uscire indenne dalla potente macchina giudiziaria che ha letteralmente stritolato con la richiesta delle pene i suoi coimputati.

Pesante il capo di imputazione a carico di Nicola Bifone, Antonio D’Amico e Giuseppe Stabile: sono accusati di aver partecipato stabilmente – insieme ai coimputati che sono stati giudicati separatamente (con rito abbreviato) Antonio Bifone, Giuseppina Di Caprio, Silvana Di Caprio – all’associazione camorristica denominata “clan Bifone”, inserita a largo raggio nel più noto clan Belforte, che era operante a Macerata Campania e in Portico di Caserta, e finalizzata al controllo delle attività economiche, al rilascio delle concessioni, alle acquisizioni di appalti, al condizionamento delle attività delle amministrazioni pubbliche, al reinvestimento speculativo in attività imprenditoriali, immobiliari, alle affermazioni del controllo egemonico sul territorio realizzata anche attraverso la contrapposizione armata con organizzazioni criminose rivali e la repressione violenta dei contrasti interno ed infine il conseguimento per sé e per gli altri affiliati di profitti e vantaggi ingiusti, in particolar modo attraverso la capillare imposizione del pizzo in special modo nella costruzione della zona industriale di Portico di Caserta da parte di Antonio D’Amico.

Il tutto con l’ulteriore aggravante derivante dalla caratteristica armata dell’associazione criminale in quanto gli affiliati avevano diretta disponibilità di armi per il diretto conseguimento dei fini dello stesso clan. Ora la parola passa agli altri difensori, agli avvocati Stefano Vaiano, Mario Griffo, Alessandro Maresca che discuteranno il prossimo 21 ottobre; data, quella, in cui è prevista anche la lettura della sentenza da parte del presidente della Terza Sezione Penale dinanzi a cui si sta celebrando il processo, che è una costola di quello a carico di Antonio Bifone, capo storico dell’omonimo clan camorristico.

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