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Parma, maxi-frode fiscale in manutenzioni industriali: sequestro da 8 milioni

 I militari del comando provinciale della Guardia di Finanza di Parma, su delega della Procura, hanno dato esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo, adottato dal giudice per le indagini preliminari, per un ammontare di oltre 8 milioni di euro nei confronti di alcuni soggetti ritenuti – in associazione – dediti alla commissione di reati di frode fiscale.

L’operazione, denominata “Daunia”, ha portato alla luce un’imponente frode fiscale commessa da varie società riconducibili alla stessa compagine sociale. Le società, con formale sede legale nella provincia di Foggia, erano di fatto da sempre operative in territorio emiliano attraverso il Consorzio Ciemme Parma, con sede nel comune di Sorbolo, gestito da tre fratelli di origine foggiana. Le consorziate, tutte attive nel settore della manutenzione degli impianti industriali, vantavano contratti per considerevoli forniture di servizi con aziende di primaria rilevanza (estranee alla frode), stipulati a prezzi altamente competitivi grazie agli illeciti risparmi fiscali su cui potevano contare.

L’attività investigativa, iniziata nel 2016 attraverso il monitoraggio di soggetti ad elevata rischiosità fiscale, ha rivelato come gestissero la forza lavoro necessaria ad eseguire le commesse ricevute attraverso la costituzione di varie società nelle quali, nel tempo, i lavoratori venivano formalmente assunti. Dopo un periodo limitato (in genere 3\4 anni), le società venivano poste in liquidazione ed i lavoratori venivano riassunti in altre entità giuridiche neocostituite. Allo stesso tempo, gli organizzatori del sistema di frode procedevano alla sistematica autoproduzione ed annotazione, nella contabilità delle società nelle quali erano assunti i lavoratori, di false fatture al fine di abbattere il carico fiscale e di offrire, sul mercato dell’impiantistica industriale, prezzi altamente concorrenziali. Le fatture per operazioni inesistenti, relative a servizi di considerevole entità mai effettivamente ricevuti, erano infatti artificiosamente attribuite ad ignare imprese terze, come confermato dall’attività investigativa svolta (acquisizioni testimoniali ed accertamenti bancari). Inoltre, complessi artifici contabili ideati da un commercialista foggiano avevano consentito di distrarre dalle casse aziendali ingenti liquidità, facendo figurare i pagamenti ai falsi fornitori, con bonifici ed assegni in realtà intascati dagli organizzatori della frode.

L’attività di ricostruzione contabile ha permesso di acclarare come in 5 anni (dal 2010 al 2015) le consorziate avessero annotato fatture per operazioni inesistenti per circa 30 milioni di euro, con cui avevano evaso Iva per oltre 5 milioni di euro. Al termine delle indagini, nel complesso, è stata constatata un’evasione di tributi Iva, Ires e Irap pari ad oltre 8 milioni di euro e sono stati deferite quattro persone all’autorità giudiziaria, tra cui il commercialista, a vario titolo ritenute responsabili della frode, in relazione alle ipotesi di reato di emissione ed annotazione di fatture per operazioni inesistenti, ed omessa dichiarazione. Pur non disponendo alcuna misura cautelare personale, il gip ha ritenuto sussistenti a carico degli indagati gli indizi di partecipazione ad associazione per delinquere, operante quanto meno sino all’anno 2016.  Le condotte, particolarmente spregiudicate e reiterate negli anni, hanno portato alla contestazione di diciannove capi di imputazione, tenuto conto della articolata complessità del maccanismo di frode realizzato.

Con l’impego di un numero consistente di finanzieri, sono state eseguite decine di perquisizioni per ricercare ulteriori elementi utili alle indagini e sono stati sottoposti a sequestro immobili nei comuni di Reggio Emilia, Montechiarugolo e Foggia, diverse partecipazioni societarie nonché disponibilità finanziarie in numerosi conti correnti; all’esito delle operazioni, risultano sottoposti a vincolo cautelare somme di denaro in contanti, quote societarie, rapporti finanziari (per un ammontare complessivo pari ad oltre 3 milioni e 400mila euro), oltre ad un’automobile, alcuni immobili ed a svariati orologi di marche pregiate. IN ALTO IL VIDEO

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