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Libia, Di Maio: “Serve missione per far rispettare embargo sulle armi”

“La conferenza di Berlino sulla Libia è un punto di partenza, mai di arrivo”. Lo ha detto il ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, Luigi Di Maio, durante l’informativa alle commissioni congiunte Esteri e Difesa di Camera e Senato sugli esiti della Conferenza di Berlino sulla Libia.

L’importanza della Conferenza che si è svolta nella capitale tedesca lo scorso 19 gennaio sta nel fatto che “per la prima volta tutti gli attori internazionali hanno concordato su una roadmap e su soluzione a 360 gradi che non riguarda soltanto il cessate il fuoco, ma l’impegno sulle armi, la riattivazione del processo politico, la riforma del settore della sicurezza, dal momento che nessuna delle due parti ha un vero e proprio esercito, il rispetto del diritto internazionale, con una progressiva chiusura dei centri di detenzione per migranti”, ha spiegato Di Maio.

Inoltre, ha spiegato l’ex capo politico del M5S, le parti hanno concordato sul “rifiuto dell’opzione militare e sulla centralità del ruolo dell’Onu”. La road-map, ha spiegato il titolare della Farnesina serve “ad attuare le conclusioni per evitare che restino sulla carta”. A tal proposito, Di Maio ha fatto sapere: “Ieri ho parlato con il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, e siamo concordi che nelle prossime settimane si riunisca il primo comitato dei seguiti della conferenza”.

“In Libia l’embargo sulle armi c’è, ma viene infranto. Serve una missione che lo faccia rispettare”, ha sottolineato il ministro, sostenendo che “la nostra priorità è il controllo, oltre che marittimo, anche aereo e terrestre perché è da lì che entrano le armi nel Paese”. Di Maio ha rilevato che l’Italia prova “grande preoccupazione legata al blocco della produzione di greggio”. Tale situazione implica “un danno economico di ottanta milioni di dollari al giorno. La prima conseguenza di questa situazione è l’impoverimento del popolo libico. Ieri – ha precisato il ministro – ho sentito i principali attori coinvolti, sia quelli che esercitano influenza nel paese sia i protagonisti sul terreno, chiedendo di attivare subito l’esportazione di idrocarburi”. Sul terreno, ha poi osservato il ministro degli Esteri, “c’è una tregua fragile. Le due parti mantengono le posizione che avevano ai tempi dell’accordo, peraltro mai sottoscritto, ma abbiamo notizia di gravi violazioni”. IN ALTO IL VIDEO

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