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Roma, corruzione su gestione immobili del Mef: 10 arresti

Operazione “Cassandra” della polizia di Roma. Questa mattina gli agenti della sezione “anticorruzione” hanno arrestato 10 persone ritenute responsabili, a vario titolo, di corruzione e turbativa d’asta ai danni dello Stato. Le accuse, a vario titolo, sono di appalti pilotati e corruzione, truffa ai danni dello Stato e reati in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto. La squadra mobile, coordinata dalla procura di Roma, ha operato insieme all’ufficio antifrode dell’agenzia delle Entrate. L’indagine ha riguardato rapporti illeciti tra un gruppo imprenditoriale e alcuni funzionari pubblici nell’aggiudicazione di appalti sulla gestione e ristrutturazione di immobili del fondo di previdenza del Ministero dell’Economia e delle Finanze.

In carcere sono finiti i fratelli imprenditori Gianfranco Brozzetti, 56 anni, ed Ernesto Brozzetti, 64. Ai domiciliari: Andrea Bonini, 58 anni, all’epoca dei fatti direttore strutturazione fondi e business development Polis Fondi SGR; Massimo Pietrangeli, 64, all’epoca dei fatti direttore Accertamento e Riscossione dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli nonché presidente del Fondo di Previdenza del Mef, attualmente Direttore della Direzione Centrale Tabacchi: Cristiana Pattumelli, 53, all’epoca dei fatti dirigente esterno dell’Agenzia delle Entrate; Concetta Anna Di Pietro, 65, all’epoca dei fatti direttore dell’Ufficio Circolazione Tabacchi, attualmente in stato di quiescenza; Fabio Carducci66, all’epoca dei fatti direttore Gestione Accise e Monopolio Tabacchi, attualmente in stato di quiescenza; Leo Checcaglini, 76, all’epoca dei fatti direttore Affari Istituzionali Philip Morris Italia; Nazareno Gianni, 60, imprenditore. La misura cautelare degli arresti domiciliari riguarda anche un manager di Banca Mediolanum che si trova temporaneamente all’estero. Disposto anche il sequestro preventivo (diretto e per equivalente) delle somme rinvenibili nella disponibilità di Ernesto e Gianfranco Brozzetti, sino alla concorrenza dell’importo complessivo di 9 milioni e 740.274,27 euro.

L’operazione rappresenta la sintesi di un’articolata attività investigativa sui rapporti, risultati illeciti, tra il gruppo imprenditoriale facente capo ai fratelli Brozzetti e alcuni funzionari pubblici nell’aggiudicazione degli appalti relativi alla gestione e ristrutturazione degli immobili locati a enti pubblici di via dei Normanni (in parte adibito a sede del Dipartimento delle Finanze del Ministero dell’Economia e delle Finanze) e di via Costi adibito a sede dell’Agenzia delle Entrate, Ufficio Provinciale di Roma – Territorio). Le indagini, in gran parte condotte attraverso captazioni telefoniche e ambientali, hanno principalmente coinvolto, tra gli altri, i fratelli Brozzetti e Massimo Pietrangeli, direttore Centrale Accertamento e Riscossione dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli nonché Presidente del Fondo di Previdenza del Mef, permettendo di accertare estesi illeciti rapporti tra funzionari apicali e soggetti privati, con preoccupanti scostamenti dalla cura degli interessi della Pubblica Amministrazione.

Gli appalti, seppur condotti in annualità differenti, presentano significativi punti di contatto: in primo luogo, l’aggiudicatario degli appalti per la ristrutturazione di entrambi gli immobili è risultato essere sempre la medesima società, la Vapa Appalti Srl, riferibile ai fratelli Brozzetti, che, dall’esame della documentazione acquisita, risulta aver conseguito le commesse in virtù di proposte inizialmente molto vantaggiose, incrementate successivamente da varianti aggiuntive che hanno fatto lievitare il valore finale degli appalti; in secondo luogo, gli immobili appartengono a fondi immobiliari – gestiti, ad oggi, da Polis Fondi Sgr, subentrata a Mire Sgr – le cui quote appartengono interamente al Fondo di Previdenza del Ministero dell’Economia e delle Finanze (Fp Mef). I conseguenti approfondimenti hanno consentito di porre in luce la preesistenza dei rapporti tra gli indagati – in particolare tra i fratelli Brozzetti, Andrea Bonini e Massimo Pietrangeli – e la strategia da loro utilizzata, legata alla gestione in primis dell’acquisto di immobili da destinare a sede di pubbliche amministrazioni e alla gestione, in un secondo momento, della ristrutturazione, facendone lievitare il valore e, di conseguenza, il canone di locazione.

L’operazione inerente l’immobile di via dei Normanni inizialmente prevedeva la locazione dello stabile in favore del Mef e, successivamente, attraverso ulteriori passaggi, la costituzione di un fondo ad hoc, “Mire 1”, le cui quote sono state poi cedute al Fondo di Previdenza del Mef. Nel corso dei vari passaggi – culminati nell’acquisizione dell’immobile di via dei Normanni da parte del Fondo di Previdenza del Mef – la regia dei fratelli Brozzetti e, in particolare, il ruolo ricoperto da Andrea Bonini sono apparsi assolutamente lampanti. Infatti, proprio Bonini – all’epoca rappresentante legale di Mire Sgr – induceva in errore gli altri componenti del consiglio proponendo di conferire l’incarico di project manager dei lavori del complesso immobiliare di via dei Normanni alla società “Progettazione Integrata e Consulting Srl” (Pic) dei fratelli Brozzetti, con raggiri consistenti nel dichiarare, contrariamente al vero, che l’impresa fosse in possesso di specifiche e conclamate competenze maturate nel settore immobiliare.

In realtà, l’incarico di project management affidato alla Pic rappresentava per l’impresa la prima esperienza professionale in quel settore, atteso che tale società, proprio quando veniva perfezionata l’operazione di acquisto da parte del Fp Mef del 100% delle quote del Fondo, mutava non solo la propria denominazione sociale (da “Cornucopia Srl” a “Progettazione Integrata & Consulting Srl”), ma anche l’oggetto sociale (da produzione, distribuzione e compravendita di mobili, arredi et similia a società operante nel campo immobiliare). L’ulteriore “mossa” di Bonini è stata quella di aver individuato (con l’ausilio del project manager Pic), per la ristrutturazione del suddetto complesso immobiliare, quattro potenziali società appaltatrici e di procedere personalmente alla sottoscrizione dei contratti di appalto con le imprese interessate. Tra di esse figurava la Vapa Appalti Srl, il cui capitale sociale è detenuto, nella misura del 99%, dalla moglie di Ernesto Brozzetti. Le proposte avanzate dalla Vapa Appalti, inizialmente decisamente vantaggiose per l’appaltatore poiché vinte al massimo ribasso, costituiscono un ulteriore raggiro in quanto, dopo dopo la sottoscrizione del contratto, diventano successivamente superiori (o quasi) a tutte le altre offerte concorrenti per delle varianti in corso d’opera, approvate dal CdA fraudolentemente influenzato da Andrea Bonini.

Il comportamento “opaco” nella gestione dell’appalto concesso a Vapa viene posto in evidenza quando si verifica un cambio al vertice del Consiglio di Amministrazione di Mire Sgr. Da quel momento, infatti, Mire Sgr rigetta sistematicamente le pretestuose richieste di Pic e Vapa Appalti, formulate al fine di ottenere compensi maggiori rispetto ai termini dei rispettivi contratti, giungendo a revocare, nel 2014, l’incarico di Bonini. La condotta illecita di Bonini, tenuta nel corso dell’affidamento dei lavori di via dei Normanni, è stata reiterata con le medesime modalità anche per l’immobile di via Costi. Anche in questo secondo appalto, i finanziamenti sono stati accresciuti con varianti in corso d’opera, dopo che la Vapa Appalti si è aggiudicata la gara al massimo ribasso. Il manager, infatti, sfruttando la propria qualifica di rappresentante di “Polis Fondi” – nuova Sgr del Fondo di Previdenza Mef, più “malleabile” rispetto a MIRE la cui sostituzione è stata caldeggiata da Massimo Pietrangeli in veste di presidente del Fondo di Previdenza MEF – induce in inganno i componenti del consiglio di tale società, non sollevando la questione del conflitto di interessi tra le imprese riconducibili ai fratelli Brozzetti (Pic e Vapa Appalti). A fronte del suo prezioso contributo, il manager è assai ben remunerato dai fratelli Brozzetti.

Nella vicenda di via Costi, oltre alla partecipazione dei soggetti coinvolti nell’operazione di via dei Normanni, è emerso l’apporto di Cristiana Pattumelli, già membro del Cda del Fondo di Previdenza del Mef, inquadrata come capo settore Gestione risorse della Direzione Regionale del Lazio a cui era stata affidata l’indagine di mercato per l’individuazione di un immobile da condurre in locazione quale sede dell’Ufficio Provinciale – Territorio di Roma dell’Agenzia delle Entrate. Nel sistema corruttivo che fa capo ai fratelli Brozzetti e Pietrangeli è coinvolta, infatti, anche la Pattumelli, compagna di Pietrangeli, la quale sfrutta qualsiasi occasione e contatto per raggiungere i propri scopi personale, riguardanti la ricerca di un nuovo e più appagante posto di lavoro nella pubblica amministrazione. In tale contesto si inserisce il “pactum sceleris” con Gianfranco Brozzetti, in attuazione del quale ha promesso di incontrare “in via riservata” l’amico dell’imprenditore Nazareno Gianni (anch’egli imprenditore attivo nel campo dell’edilizia) interessato a partecipare a un bando pubblicato dall’Agenzia delle Entrate, inerente la ricerca di un immobile da condurre eventualmente in locazione per adibirlo a sede dell’Ufficio Territoriale di Roma 5.

Le risultanze delle intercettazioni attestano, infatti, che la Pattumelli, per il tramite dell’intermediario Brozzetti, ha anticipato al Gianni il quantum da indicare nell’offerta da presentare all’Agenzia delle Entrate nella procedura relativa alla ricerca dell’immobile da adibire a sede dell’Ufficio Territoriale di Roma 5. La disponibilità della Pattumelli verrà ripagata dal brozzetti con un risultato nella ricerca di un canale per farle ottenere un ben remunerato posto di lavoro. Ne è prova la richiesta finale di Gianfranco Brozzetti del curriculum vitae della Pattumelli, ad evidente corrispettivo dell’adempimento della funzionaria al patto corruttivo stipulato. In tale contesto di stretta commistione di interessi pubblici e privati deve essere letto il rapporto preferenziale esistente tra Gianfranco Brozzetti e il Fondo di Prevenzione del Mef, chiaramente deducibile dal contenuto delle intercettazioni che hanno documentato l’asservimento della funzione pubblica da parte di Massimo Pietrangeli, presidente del Fondo, il quale garantisce un trattamento di favore all’imprenditore romano in cambio di vantaggi e utilità varie, tra le quali assume importanza primaria l’impegno profuso dal Brozzetti a risolvere il problema della compagna del Peitrangeli, Cristiana Pattumelli.

Nel medesimo ambito si inseriscono i “rapporti” tra Massimo Pietrangeli, sempre nella veste di Presidente del Fondo di Previdenza, e il manager di un istituto di credito, aventi ad oggetto una serie di investimenti dei fondi pubblici. Infatti, nel corso di diversi incontri avuti con il promotore finanziario è emerso che il Pietrangeli ha manovrato le decisioni del comitato di gestione del Fondo di Previdenza per fargli ottenere due distinti investimenti, di 10 milioni di euro ciascuno, facenti parte del capitale del fondo stesso. Inoltre, ha assicurato un ulteriore investimento, di cifra analoga, da concedere in un periodo successivo. A fronte di tali investimenti, il promotore si è attivato concretamente per la ricerca di un nuovo posto di lavoro per la compagna di Pietrangeli, Cristiana Pattumelli, dirigente esterno in servizio presso l’Agenzia delle Entrate, garantendo un nuovo impiego all’altezza delle sue aspettative.

L’analisi delle conversazioni ha consentito di ricostruire pienamente lo sfruttamento di Massimo Pietrangeli del proprio ruolo istituzionale per scopi strettamente privatistici e, in alcuni casi, anche con uno svantaggio economico per il Fondo stesso, laddove sono stati preferiti i prodotti finanziari proposti dal manager indagato anziché quelli più redditizi presentati da promotori non integrati in un rapporto corruttivo. L’attività di captazione ha consentito di svelare un ulteriore sistema corruttivo -consolidato nel tempo- che vede coinvolti, da un lato, i dirigenti dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli Concetta Di Pietro e Fabio Carducci, in veste di funzionari corrotti, e dall’altro, la società “Philip Morris Italia” nella persona del manager Leo Checcaglini, quale corruttore. Nello specifico, è emerso uno stabile asservimento della funzione pubblica desumibile dalle plurime condotte dei dirigenti dei Monopoli di Stato – che detengono potere nei processi decisionali e sull’attività di controllo sulla produzione, distribuzione e vendita dei tabacchi lavorati – consistenti nella rivelazione di notizie e documenti, acquisiti per motivi d’ufficio, o nel riservare un trattamento di riguardo ai dipendenti di “Philip Morris Italia” a discapito degli altri produttori concorrenti. Il tutto in cambio della promessa di assunzione di soggetti segnalati dagli stessi dirigenti pubblici e altre utilità.

La conclusione dei molteplici accordi corruttivi è stata facilitata, e resa possibile, dalla preziosa intermediazione di Massimo Pietrangeli – questa volta in qualità di Direttore Centrale Accertamento e Riscossione dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli – il quale al fine di soddisfare le pressanti richieste di un nuovo posto di lavoro per Pattumelli, non ha avuto alcuna remora ad asservire la propria funzione pubblica alle richieste corruttive del manager della “Philip Morris Italia”. Nel corso delle indagini, infatti, sono state registrate significative conversazioni telefoniche tra Leo Checcaglini e Massimo Pietrangeli legate alla richiesta di intervento, indirizzata a quest’ultimo, presso la collega Di Pietro, per convincerla a ritardare l’emanazione del decreto annuale di fissazione delle accise sui tabacchi. È di tutta evidenza che il ritardo dell’emissione di tale decreto incide sul prezzo di vendita delle sigarette e, di conseguenza, sugli introiti della società da cui dipende Leo Checcaglini.

La “pressione” di Massimo Pietrangeli, e Leo checcaglini, sortisce l’effetto desiderato, tant’è che la determinazione di fissazione del prezzo di vendita è stata pubblicata in data 1 febbraio 2018 e non a metà gennaio, come inizialmente programmato dalla Di Pietro. A sua volta, Leo Checcaglini ha fatto ottenere un colloquio, finalizzato all’assunzione presso la Fata Logistic System spa, a un congiunto della Di Pietro, poi non concretizzatasi esclusivamente per questioni legate alla mancata rescissione del precedente contratto di lavoro. Gli episodi corruttivi in cui è implicata la donna non si limitano solo a quello appena citato. È stato accertato che Anna Di pietro ha avanzato a Checcaglini la richiesta di un alloggio a Bologna da concedere gratuitamente a un suo conoscente che avrebbe dovuto frequentare uno stage di sei mesi a Bologna. Anche Fabio Carducci, al pari dei colleghi Pietrangeli e Di Pietro, è risultato completamente asservito agli interessi della Philip Morris. Lo stesso, infatti, a fronte di una riorganizzazione delle direzioni dell’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato, si è adoperato affinché il proprio incarico di direttore centrale delle Accise e dei Monopoli venisse affidato a Massimo Pietrangeli, uomo assai gradito ai dirigenti della Philip Morris, in cambio di una sistemazione lavorativa per il figlio Matteo.

Il passaggio di testimone in favore di Pietrangeli, chiaramente, comporterebbe enormi vantaggi alla Philip Morris, in quanto il futuro direttore sarebbe in grado di influire sul prezzo delle sigarette. Leo Checcaglini, quindi, si è adoperato per la ricerca di un posto di lavoro per il figlio di Carducci, vigilando scrupolosamente sul rispetto delle istruzioni impartite ai suoi collaboratori affinché l’assunzione andasse a buon fine. Al riguardo, dall’attività di intercettazione è emerso che -attesa, in quel momento, la mancanza di possibilità di impiego presso la “Philip Morris Italia” – Matteo Carducci è stato contattato da una società di reclutamento (“head hunter”) per un colloquio, conclusosi con la stesura di un profilo lavorativo positivo, propedeutico alla successiva chiamata da parte di una grossa società di revisione. Infine, sulla scorta degli accertamenti tributari effettuati dall’Ufficio Antifrode, nei confronti dei fratelli Brozzetti sono state rilevate plurime ipotesi di fattispecie criminose di natura fiscale, poste in essere attraverso le numerose società riconducibili direttamente e indirettamente ai suddetti indagati.

In particolare, sono emersi gravi indizi di colpevolezza per i reati di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, dichiarazione infedele, emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti e sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte. Dalla documentazione acquisita dall’Ufficio Antifrode supportata dal contenuto inequivoco delle intercettazioni telefoniche e ambientali, è emersa l’esistenza di interessi individuali plurimi e convergenti ai quali consegue un guadagno meramente personale in antagonismo con quelli societari. L’attività di controllo condotta dall’Antifrode ha evidenziato un meccanismo collaudato e ben articolato, finalizzato, oltre che ad evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, anche a distrarre illecitamente parte delle risorse finanziarie- per deviarle su investimenti privati o per fini extra-imprenditoriali- avvalendosi di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti. IN ALTO IL VIDEO

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