Carinaro

Carinaro, ItaliaViva: “Salvare la nostra storia da cemento, rifiuti e prostituzione”

Carinaro (Caserta) – Italiaviva, attraverso il fondatore del comitato cittadino, Luigi Cangiano, chiede pubblicamente, avendo già tra l’altro inviato al Comune pec il 9 novembre scorso (prot. 10495 dell’11/11/2019) ancora non riscontrata, all’Amministrazione Comunale e al sindaco Nicola Affinito di “prendere con urgenza i dovuti ed improcrastinabili provvedimenti per salvaguardare i beni storico/artistici presenti nel territorio e per eliminare il fenomeno della prostituzione, dello smaltimento illecito dei rifiuti sul territorio comunale e per bloccare in tutti i modi di legge la mega speculazione edilizia avallata dal commissario prefettizio che ha gestito in maniera smodata la sua funzione concedendo una modifica enorme al Puc del Comune di Carinaro, nonostante il parere negativo dell’Arpac sulla questione”.

“Non stiamo qui – si legge in una nota di Italiavia – a dire che se l’Amministrazione stesse nelle nostre mani quell’atto abnorme sarebbe stato revocato il giorno stesso dell’insediamento e tutto l’incartamento trasmesso alla Procura della Repubblica di Napoli Nord ed all’Anac, questa è una certezza che i cittadini di Carinaro conoscono bene! Dalla vostra Amministrazione ci saremmo aspettati quanto meno uno stop, invece, il tutto avanza, sotto traccia e questo scusateci ma è persino peggio di quanto fatto dal commissario prefettizio”.

Poi si passa al dunque. “A confine dell’area oggetto dell’elargizione commissariale, sul territorio di Carinaro, sorge ancora, nonostante l’incuria, una chiesa dell’XI secolo denominata ‘Chiesa di Santa Maria al Pontepiano sul Clanio’. Clanio è l’antico nome dei Regi Lagni, il Clanio era un fiume, a più riprese canalizzato già a partire dai romani e successivamente sotto i vicereami spagnoli del XVI e XVII secolo, dei Borbone nel XVIII e XIX secolo ed infine da sua eccellenza il duce del fascismo Benito Mussolini, tanto caro ai membri sovranisti della vostra amministrazione. Stiamo qua a chiedere all’Amministrazione di porre dei segnali di confine. Carinaro ha il proprio limite andando verso Santa Maria Capua Vetere sul fiume Clanio (oggi canale cementificato con cemento camorrista al 100% denominato Regi Lagni), ci chiediamo perché mai nessuna amministrazione negli ultimi 47 anni abbia mai provveduto a porre un segnale di confine per far conoscere ai carinaresi l’estensione territoriale del proprio paese.  Queste terre da sempre storicamente adibite all’agricoltura, almeno da oltre 2500 anni, hanno sempre portato anche ricchezza alle famiglie carinaresi, producendo ortaggi e frutta di primissima qualità, facendo parte queste terre proprio di una della parti più fertili della Campania Felix”.

“Oggi il confine – prosegue la nota – è segnato da due/tre prostitute che stazionano quasi h24 e che di sera accendono anche luminarie a led, inoltre lungo la strada se ne ritrovano molte altre. Agli ex sindaci che parlano di Carinaro, come ‘piccola Svizzera’, rispondiamo che vi siete tenuti bassi, con questo postribolo Carinaro può tranquillamente competere con le vetrine a luci rosse di Amsterdam. Oggi quelle terre nonostante siano ancora fertilissime e capaci di darci prodotti di eccellenza, le troviamo anche, in parte invase da piccole discariche a cielo aperto, che si sono potute creare, solo grazie ai mancati controlli ma finanche da una grossa impresa dedita almeno da quanto ci risulta dagli atti autorizzativi che siamo riusciti a rintracciare, al riciclo di rifiuti provenienti dalla demolizione dei manti stradali. Non per fare polemica, ma ci chiediamo e chiediamo anche alla vostra Amministrazione, perché una passata Amministrazione ha concesso la creazione di un’impresa che comunque tratta rifiuti in quella zona, che rappresenta, ancora oggi,  il vero cuore agricolo di Carinaro?”.

Italiavia invita, quindi, l’amministrazione a rileggere punto per punto il Puc del Comune di Carinaro, un Puc, che non abbiamo remore a dire che è stato scritto senza tener conto della storia, senza tener conto dei cittadini, senza tener conto ad un sano sviluppo.  In particolare con riguardo a questa parte di territorio il Puc non fa alcun riferimento alla presenza su di esso di edifici storici rappresentati non solo dall’anzidetta chiesa ma anche da numerosi casali antichi databili esteriormente almeno intorno al XV/XVI secolo. La maggior tutela doveva essere data dal Puc proprio a questi territori e non a quelli intorno al nucleo abitativo di Carinaro, che di storico al proprio interno non hanno più nulla dopo che l’incuria ha distrutto il cosiddetto Palazzo di Casignano, che le Amministrazioni Comunali degli ultimi 47 anni, non sono riuscite a salvaguardare e restaurare, come, invece, è stato fatto in maniera egregia a Succivo con il Teverolaccio”.

“Ebbene, voi avete ora nelle mani, se volete, – continua la nota – la possibilità di salvare dalla prostituzione, dai rifiuti e dalla cementificazione una chiesa dell’XI secolo, se non anche coeva, dalla quale sono stati per fortuna rimossi dei preziosi affreschi che si trovano oggi parte al Museo di San Martino di Napoli e parte al Museo dell’Opera della Reggia di Caserta. Restaurare questa testimonianza storica e magari richiedere che le opere d’arte da essa rimosse possano far ritorno a Carinaro e magari esposte nella sala del consiglio comunale o in altra allocazione degna del loro valore storico artistico, sarebbe opera meritoria. Al contrario farla crollare, per incuria o per errore sotto i colpi di qualche ruspa o peggio ancora farla rimanere intrappolata fra inutili capannoni prefabbricati sarebbe opera da contestare e contrastare in tutti i modi ed in tutti i luoghi”.

“Per cortesia – conclude Italiaviva – non affermate che le aziende del luogo hanno bisogno di nuovi capannoni per svilupparsi, è una falsità enorme, provate a guardare solo gli annunci immobiliari e vedrete che a Carinaro ci sono circa 30 capannoni ultimati e perfettamente funzionanti che cercano padrone, ossia, abbiamo già solo a Carinaro circa 30 scatoloni vuoti, che hanno solo sottratto decine di migliaia di metri quadrati di territorio fertilissimo all’agricoltura, che hanno distrutto posti di lavoro e che non riescono ad essere né affittati e né venduti. Farne costruire altri, su territori agricoli per magia edificabili, vuol dire solo fare di Carinaro una grossa lavanderia, la più grossa lavanderia della provincia di Caserta”.

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