Quattro, infatti, sono le pellicole francesi inserite nel cartellone principale del concorso, mentre poco spazio è stato lasciato ai film provenienti da altri paesi europei e, soprattutto, dall’America. Quest’ultima è, però, rappresentata da Quentin Tarantino e Ang Lee, due registi amati e attesissimi, che portano sulla Croisette, rispettivamente, “Bastardi senza gloria”, pellicola bellica con la star Brad Pitt, e “Taking Woodstock”, resoconto del celebre raduno musicale tenutosi alla fine degli anni Sessanta.
Il piú agguerrito rivale dei due cineasti appena citati per la conquista dell'ambita Palma d'Oro sembra essere lo spagnolo Pedro Almódovar, che con il suo “Los abrazos rotos” prova a portarsi, finalmente, a casa l'agognato trofeo. Protagonista della pellicola è, nuovamente, la sensuale Penélope Cruz, in versione sia bionda che mora, nel ruolo di una diva dalla vita piuttosto complicata.
Da non sottovalutare, anche, le opere del danese Lars Von Trier e dell'australiana Jane Campion. Il primo racconta nel suo “Antichrist” oscure vicende familiari in odore di scandalo a causa di una sequenza di sei minuti di sesso ininterrotto tra i protagonisti Charlotte Gainsbourg e Willem Dafoe, mentre la seconda ripercorre in “Bright Star” la travagliata vicenda amorosa tra il poeta romantico inglese John Keats e l’adorata Fanny Brawne, riproponendo le atmosfere rarefatte, che resero famoso il suo capolavoro “Lezioni di piano”. Immancabili, inoltre, i soliti “impegnati” ovvero il tedesco Michael Haneke (“Ruban Blanc”) e il britannico Ken Loach (“Looking for Eric”), mentre si attendono grandi cose dal film della catalana Isabel Coixet (“Map of the sounds of Tokyo”) sui nostri schermi, in questi giorni, con l'appassionato “Lezioni d'amore”.
L’orgoglio italico, che l'anno scorso ha vissuto un momento di grazia con i premi a "Gomorra" e "Il divo", si affida, quest'anno, all'esperta macchina da presa di Marco Bellocchio autore di "Vincere", intrigante trama sulla fine tragica di un figlio segreto di Benito Mussolini e di sua madre incarnata sullo schermo dalla sempre convincente Giovanna Mezzogiorno.
Fuori concorso, ad aprire e chiudere la rassegna, il cartoon “Up” (ed è la prima volta che succede) e il romantico “Coco Chanel et Igor Stravinsky” di Jan Kounen, mentre, nel bel mezzo della kermesse, troviamo “Agora” di Alejandro Amenábar, “Drag me to Hell” di Sam Raimi, e, soprattutto, “Parnassus: l’uomo che voleva ingannare il diavolo” di Terry Gilliam, ultimo lungometraggio, in assoluto, interpretato dal compianto Heath Ledger.
La giuria internazionale, presieduta dall’attrice d’Oltralpe Isabelle Huppert con l’apporto, tra gli altri, della nostra Asia Argento, avrà, quindi, un compito arduo ma speriamo sereno ed equilibrato nel verdetto. Pur se rappresentato da un unico prestigioso nome, il tricolore potrà, comunque, consolarsi con il regista Paolo Sorrentino, chiamato a guidare i giurati della sezione "Un certain regard" e con il manifesto ufficiale della manifestazione che ritrae una scena del mitico "L'avventura" (1959) di Michelangelo Antonioni con una splendida Monica Vitti.
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