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Muccino, "Io ricordo": film contro la mafia
di Gaetano Bencivenga del 4/11/2008 in Cinema - Letto 1695 volte

Gabriele e Silvio MuccinoReduce dai fasti hollywoodiani, il regista Gabriele Muccino ritorna in patria per curare un progetto che gli sta molto a cuore.

La docu-fiction “Io ricordo” di Ruggero Gabbai è, infatti, coprodotta da Gabriele con la collaborazione del fratello Silvio e si propone di raccontare il fenomeno mafia ai giovani senza incorrere in romanzesche trasfigurazioni della cruda realtà dei fatti. In effetti, soprattutto, le ultime fiction apparse in tv hanno corso il serio rischio di far percepire come eroi positivi uomini dalla vita e dalla moralità assolutamente aberranti, producendo il pericoloso risultato di innescare processi di identificazione da parte, innanzitutto, degli adolescenti.

L’opera di Muccino, nel suo piccolo, prova a mettere le cose a posto o, quantomeno, a perpetuare la memoria degli autentici eroi della lotta alla mafia. Il documentario contiene 26 testimonianze dei parenti delle vittime di mafia (dalla figlia dell’imprenditore Pepi al fratello di Peppino Impastato, dalla vedova del giudice Terranova a quella del capo della Mobile di Palermo Giuliano), e celebra, con rispettosa essenzialità, il sacrificio dei togati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, sterminati nel 1992 e assurti a simbolo della resistenza, fino alla morte, alla strategia intimidatoria e stragista dei mafiosi. I ricordi di Maria Falcone, sorella di Giovanni, e di Agnese e Manfredi Borsellino, vedova e figlio di Paolo,  sono, ovviamente, i piú toccanti e incisivi poiché, oltre a narrare l’intensa amicizia fra i due, ci fanno confrontare con un senso di colpa collettivo per aver, troppo spesso, dimenticato il decisivo contributo dato dai loro cari alla riscossa dello Stato contro la delinquenza organizzata.

La parte di pura fiction, costruita sulla base del libro "Per questo mi chiamo Giovanni" di Luigi Garlando, che si intreccia con gli estratti documentaristici, comincia inquadrando un adulto (Gianfranco Iannuzzo) e un bambino (Piero La Cara) intenti a passeggiare mano nella mano su una spiaggia siciliana. Si tratta di un padre e del figlio Giovanni, chiamato come il giudice Falcone poiché nato il giorno della strage di Capaci, che attraverseranno Palermo in un’intensa giornata cercando, attraverso i loro discorsi, di narrare con semplicità e incisività quale invasivo mostro la mafia realmente sia.

Destinato alla proiezione nelle scuole, in attesa di auspicabili passaggi televisivi, il film ha, anche, un collegamento con il sito Internet www.progettolegalità.it.





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