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Tremonti: "Dei grandi banchieri non ce ne frega niente"

di Francesco Torellini del 10/04/2008 in Politica - Letto 4858 volte Commenti: 2

Giulio TremontiCARINARO (Caserta). Il vicepresidente di Forza Italia, Giulio Tremonti, mercoledì ha fatto tappa in provincia di Caserta, visitando, in mattinata, la sede degli Industriali, per poi recarsi, nel pomeriggio, a Carinaro, piccolo centro dell’agro aversano, presso il polo calzaturiero Unica. video

Ad accogliere l’ex ministro dell’Economia c’erano il presidente del consorzio, Carlo Benigno, assieme ad una folta schiera di esponenti e candidati del Pdl casertano, tra cui i senatori Pasquale Giuliano (Fi) e Gennaro Coronella (An), il consigliere regionale Giuseppe Sagliocco (Fi), l’onorevole Nicola Cosentino, coordinatore regionale azzurro, il sindaco della città di Aversa, Domenico Ciaramella (Fi), oltre ad una folta schiera di persone. Tutte contro il Partito democratico le stoccate lanciate dal palco da Tremonti. “Veltroni promette l’impossibile. – ha detto – Dopo l’assicurazione alle casalinghe, domani dirà Tremonti sul palcoche regalerà un’automobile, ma anche un motorino per i minorenni, poi prometterà una lavatrice, ma anche le pentole”. Poi un attacco ai “poteri forti” che appoggiano il Pd. “La sinistra sta dalla parte dei grandi banchieri, e i grandi banchieri stanno dalla parte di Veltroni e hanno fatto la coda per votare alle primarie del Pd, figuriamoci alle ‘secondarie’. A noi dei grandi banchieri non c’è ne frega un cavolo”. In terra campana, ovviamente, non poteva mancare l’argomento “Bassolino”. E Tremonti, nel parlare della proposta della Banca del Mezzogiorno, ci va giù pesante: “Noi vogliamo di nuovo la Banca del Sud. Bassolino ha detto che questa banca diventerà la ‘banca della malavita’. Il signore si che se ne intende!”. E, infine, una sintetica illustrazione del programma del Pdl, sullo schema “per loro…mentre per noi…”, riguardo temi di legittima difesa, famiglia, sicurezza, forze dell’ordine, culminata con queste parole: “Per la sinistra l’unica bandiera che conta è quella della pace, per noi è quella dell’Italia”. Tremonti si è poi intrattenuto nello showroom del consorzio e scambiato quattro chiacchiere con i convenuti. Ai nostri microfoni sè tornato ad attaccare Bassolino: “La Campania ha un problema principale e si chiama Bassolino. Lui ha detto me ne vado solo nel 2009. Deve spiegare perchè. E' una questione di agenda personale o è interesse della Campania? Deve finire qualcosa o spera solo di andare alle Europee per l'immunità parlamentare?”.

Giulio Tremonti (09.04.08) 

Sen. Pasquale Giuliano 

Sen. Gennaro Coronella 






 









 



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#1 
di santapazienza il 10/04/2008 (09:38)
Fatemi un piacere!
impiccattevi im massa, così eviterete di infilarcelo
ancora nel culo.
Questi impuniti non hanno ancora capito che chi è titolato a parlare è il popolo, che si è rotto i marroni di vedere 'ste facce di culo e, vorrebbe solo vederli scomparire dalla faccia della terra! e, come dice Liberati
siete solo una SCHIFEZZA SOCIALE.

#2 
di Ariete il 10/04/2008 (11:01)
Tremonti sì che è un galantuomo. Si vede dai metodi e modi che usa per esprimersi. Solitamente preferisco esporre ciò che sono i miei personali pareri, ma per questa volta ritengo utile riportare e segnalare una attenta, approfondita e veritiera analisi di Scalfari sul suo conto:

Ispirò e avallò la politica del taglio delle aliquote Irpef in una fase recessiva dell'economia: 20 miliardi di euro buttati al vento senza nessun effetto sull'economia.

Ingannò fin dall'inizio gli italiani accreditando cifre false sulla pubblica finanza, sul trend della spesa e dell'entrata.

Per colmare i disavanzi e il deficit si prodigò nella finanza creativa e nei provvedimenti tampone: prestiti bancari concessi da enti e banche pubbliche camuffate da società per azioni e quindi sottratte alla contabilità dello Stato

Tentò, senza riuscirci, di mettere le mani sulle fondazioni bancarie per ricondurle al potere del governo.

Indebolì fortemente l'autorità della Commissione Europea.

Fu l'artefice massimo dei condoni di ogni genere e tipo e quindi degli effetti perversi che essi hanno esercitato sul comportamento dei contribuenti e sull'andamento delle entrate.

E, alla fine di tutto, questo degno servo di cotanto padrone tornerà a sedere sul posto dove ha creato tutti questi danni. Poveri noi...

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