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Concordia, 11 morti e 28 dispersi. Le immagini del naufragio e dei soccorsi

di Mena Grimaldi del 18/01/2012 in Cronaca - Letto 3058 volte

La Costa Concordia ISOLA DEL GIGLIO. Si aggrava il bilancio delle vittime del naufragio della Costa Concordia.

Individuati nella giornata di martedì altri cinque cadaveri. Si tratta di una donna e di quattro uomini, tra i 50 e i 60 anni. I corpi, con ancora i giubbotti salvagente, sono stati localizzati a poppa del relitto. A ritrovarli i sommozzatori che nelle ultime ore stanno lottando contro il tempo, sia per la possibilità di ritrovare qualche superstite in vita, che per il disastro ambientale che potrebbe aprire scenari ancor più catastrofici.

11 i morti e 28 i dispersi, dunque, l’ultimo bilancio ufficiale del naufragio. Dall’elenco dei dispersi sono da “eliminare” (salvo che non sorgano discordanze sull’identità) i cinque trovati martedì morti sulla nave, la vittima recuperata lunedì sera e non ancora identificata, e un cittadino tedesco che è stato rintracciato. Per accelerare la ricerca dei dispersi e accedere in maniera più rapida alle parti sommerse e non ancora ispezionate, gli incursori della Marina militare hanno utilizzato delle microcariche esplosive per aprire dei varchi sulla chiglia della nave.

LA NAVE "SCIVOLA". Nella mattinata di mercoledì le operazioni sono però state sospese. La nave si è nuovamente mossa e non ci sono le condizioni di sicurezza per operare. Era già successo lunedì pomeriggio, quando il relitto si era spostato di 9 centimetri e i sommozzatori erano stati fatti uscire in tutta fretta dalla nave. Il relitto si trova a 30 metri da uno scalino sul fondale, oltre il quale si apre un abisso di oltre 70 metri. Il rischio che la nave scivoli e affondi completamente è altissimo.  

CLINI: “EVITARE DISASTRO AMBIENTALE”. “Considerando l'alto numero di dispersi, non è da escludere la possibilità di trovare altre persone vive a bordo della nave. Ma bisogna fare in fretta”. Così il ministro dell'Ambiente Corrado Clini. “i subacquei stanno facendo un lavoro molto rischioso, operando in condizioni molto difficili. Bisogna fare in fretta perché le condizioni meteo stanno per cambiare. Bisogna, inoltre, – ha detto Clini – scongiurare rischi ambientali. L'eventuale rottura di serbatoi avrebbe effetti difficilmente valutabili. C'è il rischio che la nave vada più in giù e non esistono mezzi meccanici per trattenerla. Stiamo operando in una situazione veramente al limite”. Da giovedì, infatti, sull’isola del Giglio è previsto un repentino cambiamento delle condizioni meteorologiche con forti venti e mare mosso.

Naufragio Concordia, playlist video

LE INDAGINI. Nel frattempo, continuano le indagini che cercano di stabilire le effettive responsabilità di quel che è successo venerdì notte sulla Costa Concordia. Nel pomeriggio di martedì è stato ascoltato il comandante della nave, Francesco Schettino. “Rischia fino a 15 anni di carcere”, e “al momento le accuse sono omicidio colposo plurimo, naufragio e abbandono di nave”. Queste le parole del procuratore capo di Grosseto, Francesco Verusio, titolare delle indagini. Il caos sul numero dei dispersi, ha spiegato il pm, è dato dal fatto che “le operazioni di salvataggio sono state confuse e concitate”.

SCHETTINO: “HO SALVATO MIGLIAIA DI PERSONE”. “Ho salvato, centinaia, migliaia di persone”, ha detto Schettino nell'interrogatorio di garanzia, per poi lasciare il carcere di Grosseto ed essere assegnato ai domiciliari nella sua abitazione di Meta di Sorrento. Secondo indiscrezioni, potrebbe essere sottoposto a un esame tossicologico, per capire se quella sera abbia fatto uso di stupefacenti. “Il comandante, nel corso dell’interrogatorio, ha rivendicato quello che è stato il suo ruolo di direzione della nave dopo l'urto, ruolo che ha prodotto la manovra con il risultato di salvare centinaia se non migliaia di vite umane”. Lo ha riferito l'avvocato Bruno Leporatti, difensore di Schettino. Addolorato e turbato “e tuttavia confortato dalla consapevolezza di aver mantenuto, in quei frangenti, la lucidità necessaria per attuare una difficile manovra di emergenza che, conducendo la nave su un basso fondale, ha di fatto salvato la vita di tante persone”.  Il comandante ”si è trovato uno scoglio davanti al suo percorso di navigazione”, ha detto ancora l'avvocato ai giornalisti che gli chiedevano come il capitano avesse spiegato al gip le cause dell'incidente. “Il comandante – prosegue il legale – ha risposto a tutte le domande fornendo la propria versione dei fatti, rispondendo in modo coerente, ma al tempo stesso rivendicando il suo ruolo nella manovra effettuata dalla nave successivamente all'urto con lo scoglio”. L'avvocato, inoltre, sottolinea come il comandante, nel corso dell'interrogatorio-fiume, durato oltre quattro ore, abbia spiegato il suo comportamento “e tutte le decisioni, e le scelte prese in quella fase di emergenza”. Nessuna spiegazione, invece, è stata fornita riguardo il percorso di navigazione e l'avvicinamento eccessivo: “Bisogna aspettare i dati della scatola nera”, ha detto l'avvocato. In merito all'allontanamento del comandante dalla nave, l'avvocato ha detto: “La nave aveva una inclinazione di 90 gradi, provate voi a risalire”.

La telefonata, De Falco a Schettino: "Torni a bordo"

LA TELEFONATA TRA SCHETTINO E DE FALCO. Intanto, nel contraddittorio di Schettino ci sono le registrazioni delle telefonate con il comandante capo della sezione operativa della Capitaneria di porto di Livorno, Gregorio De Falco, che fa emergere un quadro agghiacciante di quanto accaduto. Le telefonate, che stanno facendo già il giro del web, testimoniano un dato completamento opposto a quanto dichiarato da Schettino nel corso dell’interrogatorio.

 

Di seguito la trascrizione delle due telefonate intercorse tra Schettino e la Capitaneria.

 

Alle 00.32 la prima telefonata della Capitaneria al cellulare del comandante (secondo testimoni, già in salvo sulla scogliera). Gli viene chiesto quante persone sono ancora a bordo. Schettino risponde 2-300, cioè sostiene che sarebbero state già evacuate 4 mila persone dopo soli 40' dall'abbandono nave. Ma è una cifra che ripete più volte nel corso della telefonata. “Ora torno sul ponte - assicura alla Capitaneria - Ero andato a poppa per capire cosa stava succedendo”. “Rimarrà solo lei?”, chiede la sala operativa. “Credo di rimanere solo io”, replica. 

Alle 00.42 una nuova telefonata al comandante. La sala operativa della Capitaneria chiede quante persone devono ancora essere evacuate. Schettino risponde: “Ho chiamato la società e mi dicono che ci sono un centinaio di persone”. In realtà l'evacuazione è ancora nel pieno svolgimento, se non all'inizio. “Io sto coordinando” assicura Schettino all'ufficiale della Capitaneria. 

Ma pochi secondi dopo si lascia scappare prima la frase “Non possiamo salire più a bordo perché stava appoppando”. E poi: “Abbiamo abbandonato la nave”. L'ufficiale della guardia costiera, sorpreso, a quel punto chiede: “Comandante, ha abbandonato la nave?”. Il comandante ritratta: “No, no, macché abbandonato la nave”. 

All'1,46 la telefonata più concitata: l'ufficiale della guardia costiera dà sulla voce del comandante. “Adesso lei va a prua, risale la biscaggina (la scala di corda delle navi) e coordina l'evacuazione. Ci dice quante persone ci sono ancora: se ci sono bambini, donne, passeggeri e il numero esatto di ciascuna di queste categorie. Vada a bordo. Cosa fa, lascia i soccorsi?”. Schettino: “No, no, sono qua, sto coordinando i soccorsi”. 

L'ufficiale ricomincia: “Comandante, è un ordine, ora comando io. Lei ha dichiarato l'abbandono nave, vada a prua, risalga sulla nave e vada a coordinare i soccorsi. Ci sono già dei cadaveri”. Schettino: “Quanti?”. L'ufficiale: “Deve dirmelo lei, cosa vuole fare, vuole andare a casa? Lei ora torna sopra e ci dice cosa si può fare, quante persone ci sono e di cos'hanno bisogno”. Schettino di nuovo assicura: “Va bene, sto andando”. Secondo la Capitaneria, tuttavia, non risalirà più a bordo.



 









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