La vittima fu uccisa, con 29 coltellate, nell’agosto del 1990 mentre si trovava nel suo ufficio in via Poma. All’epoca la Cesaroni era fidanzata con Busco, oggi 44enne, sposato con due figli, che si è sempre proclamato innocente ma oggi, in base a nuovi elementi, la Procura ha riaperto le indagini.
Il pm Ilaria Calò, infatti, aveva disposto che i Ris facessero delle ulteriori analisi per verificare a chi appartenesse l’impronta di morso sul seno sinistro della vittima. La consulenza, affidata a due dentisti e due medici legali, ha stabilito una compatibilità tra l'arcata dentaria dell'indagato e l'impronta del morso trovata sul cadavere. Inoltre, sono state rivenute tracce di saliva e di sangue maschili che combacerebbero con il Dna di Busco almeno al 70% ed escluderebbero la presenza di altri uomini nell’ufficio degli ostelli della gioventù.
Anche l’alibi di Busco vacillerebbe secondo l’accusa: lui, infatti, ha sempre sostenuto di aver aggiustato lo scooter di un amico che però ha dichiarato di non essere a Roma quel 7 agosto.
Il difensore di Raniero Busco, l'avvocato Paolo Loria, ha affermato di non sapere nulla del rinvio a giudizio del suo assistito: “Non ho avuto ancora notizie, né ufficiali né ufficiose, rispetto alle decisioni della procura”.
|