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Pupia e Cossutia, Lettieri: “Ecco le nostre origini”
di Redazione del 30/01/2010 in Comune - Letto 636 volte

Lettieri e "Pupia"GRICIGNANO. Nell’aula consiliare che domenica sarà intitolata al sindaco emerito Emerico Buonanno, si è tenuta la presentazione alla cittadinanza delle due lapidi sepolcrali di “Pupia” e “Cossutia”, risalenti all’età imperiale romana di Augusto (dal 27 a.C. al 14 d.C.).

“E’ una delle conquiste più importanti, forse la più importante, della storia della comunità di Gricignano. Queste sono le nostre origini e testimoniano che Gricignano è uno dei territori più antichi dell’agro aversano”, ha affermato il sindaco Andrea Lettieri nel suo intervento, annunciando che i due reperti saranno visitabili per tutto il mese di febbraio, il martedì e il giovedì, negli orari di apertura del Municipio.

“La storia e la crescita culturale: su quello la nostra amministrazione vuole puntare”, ha sottolineato la fascia tricolore che, approfittando della presenza dell’onorevole Domenico Verde, ricercatore storico e autore di pubblicazioni su origini, usi e costumi di Gricignano, ha annunciato che l’amministrazione comunale si farà carico dell’edizione del suo nuovo libro, stavolta incentrato sulle famiglie gricignanesi.

 Le due stele funerarie in marmo erano presenti un tempo in via Selicara, nei pressi di Piazza Municipio, e poste sulle tombe delle due matrone romane, appunto “Pupia” e “Cossutia”, in epoca augustea le “padrone” dell’allora villaggio agricolo che poi avrebbe assunto il nome di Gricignano. Nel 1928, in piena epoca fascista, Gricignano fu accorpata ad Aversa e le lapidi, per il timore di furti di reperti storici che in quel periodo venivano compiuti, vennero trasportate nella città normanna, nel Chiostro di San Domenico, e lì restarono nei decenni a seguire, nonostante dal 1946 Gricignano avesse riacquisito la propria autonomia amministrativa.

Sin dal primo insediamento al governo cittadino, il sindaco Lettieri ha più volte chiesto la restituzione delle lapidi fino a che, dopo ben 82 anni, hanno fatto ritorno nel luogo d’origine e collocate nella sala consiliare.

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