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Mozzarella "taroccata": latte dalla Bolivia e cagliata dalla Romania
di Redazione del 11/08/2007 in Cronaca - Letto 3847 volte Commenti: 8

Alcuni caseifici starebbero rifiutando la materia prima per tagliare i prezzi del prodotto finito. Il sindacato allevatori si rivolge alla ProcuraCASERTA Mozzarella con latte dalla Bolivia, parte la denuncia degli allevatori. Sarà presentato oggi l’esposto del sindacato degli allevatori bufalini Siab contro quei caseifici che preparano la mozzarella con materia prima di origina non campana per poi venderla come prodotto dop.

Risultato: una truffa ai danni dei consumatori e un paradossale calo nelle vendite del latte di bufale proprio nel mese di agosto, che al contrario dovrebbe far registrare un’impennata. Il Siab si è affidato all’avvocato Pompeo Rendina. “Numerose aziende – denuncia il presidente del Siab Lino Martone – rifiutano il latte di bufala: finora la percentuale è del 10 per cento, ma il vero disastro sarà a settembre, quando molti altri caseifici non lo acquisteranno più, come hanno già annunciato gli allevatori”.

Un allevamento di bufaleIl fenomeno, assicura Martone, si sta verificando in tutte le zone di produzione, dall’ alto Volturno fino al basso Volturno per arrivare alle province di Salerno e Latina. Quindi non c’entra l’emergenza brucellosi. E in queste condizioni il prezzo alla stalla del latte si è ridotto di 10-20 centesimi al litro: “Dovrebbe essere conferito, secondo un accordo dell’anno scorso che peraltro la nostra associazione non ha firmato, a 1 euro e 35 al litro, è sceso a 1 euro e 20. Eppure – nota il presidente della Siab – in questo periodo fra Ostia e il Cilento dovrebbero esserci 20 milioni di presenze che dovrebbero far aumentare il consumo di mozzarella. Ma non so con cosa la facciano, visto che stanno rifiutando il latte di bufala. Si parla di latte dalla Bolivia, di cagliata dalla Romania. Qualcuno, una parte del settore di trasformazione, pensa di utilizzare il marchio di provenienza della Campania per mozzarella fabbricata con latte di tutt’altra provenienza. Alla magistratura chiediamo, visto che viene controllato il fenomeno della brucellosi, che vengano controllati anche i caseifici”.

I caseifici che ricorrono a latte “taroccato” praticano poi concorrenza sleale verso i caseifici che invece utilizzano la bufala. Il Siab lancia quindi l’idea di uno “sciopero bianco” sul genere di quello auspicato dalle associazioni di consumatori contro i rincari della benzina, ma al contrario. “La mozzarella non può essere venduta a prezzi troppo bassi, meno di 8 euro al chilogrammo. E’ impossibile che un chilo di mozzarella possa essere venduta a meno di 8 euro al consumatore, beninteso nella rivendita, non al banco del caseificio: basti pensare che la materia prima per produrre un chilo di mozzarella costa circa 5 euro”.

I caseifici che ricorrono a latte “taroccato” praticano poi concorrenza sleale verso i caseifici che invece utilizzano la bufala.Insomma, se una mozzarella è venduta a prezzi stracciati non è certo per generosità del negoziante. Del resto, le contraffazioni di prodotti tipici non sono certo limitate alla mozzarella. L’ufficio studi della Coldiretti stima che sul mercato globale per i nostri prodotti alimentari (bevande e vini compresi) i produttori nostrani vengano “scippati” di una cinquantina di miliardi di euro. Gran parte del business di “prodotti italiani” è costituita da specialità che di italiano hanno solo il nome, spesso malamente storpiato.

E la mozzarella prodotta all’estero è uno dei formaggi più diffusi: basti pensare che negli Usa, e precisamente nel Minnesota, si produce disinvoltamente della falsa mozzarella. Le bufale, va detto, sul territorio statu niente non mancano certo, ma nono si tratta della razza casertana, che ha una tipicità nono riproducibile altrove. Negli Stati Uniti solo il 2% dei consumi locali di formaggio italiano sono soddisfatti da regolari importazioni, per il resto si tratta di imitazioni e falsificazioni ottenute su suolo americano con latte statunitense.

dal Corriere di Caserta, sabato 11.08.07 (di Renato Casella)

 

 

 

 




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#1 
di pikkyo il 11/08/2007 (18:28)
Dov'è il Consorzio???

Tutti sanno, perchè non attuare il disciplinare doc???

Non va bene ai furbi e fa comodo ai rappresentanti del Consorzio.

#2 
di Aversano puro il 11/08/2007 (22:21)
SAREBBE BELLO SAPERE I NOMI DEI CASEIFICI!!
VERGOGNATEVI!!

#3 
di SI il 13/08/2007 (19:54)
non c'è nessuno che li sa??? qualcuno ci dica i nomi dei caseifici che usano il latte di bufale extracomunitare!!!

#4 
di IL DUCE il 14/08/2007 (13:10)
Ormai, non mangio più mozzarella, tanto tra quella che si trova in commercio negli scaffali dei centri commerciali e quella "artigianale" venduta nei caseifici ormai non c'è più differenza!!!!!!!

STATE ROVINANDO L'ITALIA PER UNA QUESTIONE DI INTERESSI!!!

VERGOGNATEVI!!!

Vi meritereste di vivere al centro di un deserto così con i soldi vi ci pulireste il culo!!!!

#5 
di pikkyo il 14/08/2007 (17:42)
x il duce

c'è qualche azienda che produce la mozzarella di qualità.

#6 
di Ing. Enzo Fumo il 15/08/2007 (23:41)
Mi spiace essere stato quasi "profetico" negli interventi sull'"OROBIANCO" su Pupia di Aversa del 31/07/07 e 01/08/07 .

Era prevedibile che l'ennesima frode alimentare si sarebbe continuata a perpretare sulla mozzarella!
Il controllo sull'origine delle materie prime e sulla loro qualità va fatto a priori ,in maniera sistematica e con campionamenti casuali : per fare ciò è necessario che i vari consorzi di tutela si organizzino con strumenti appositi in maniera autonoma ed eventualmente ,dopo gli accertamenti di irregolarità , ci si rivolga agli enti preposti per analisi certificate.

#7 
di si sapeva il 16/08/2007 (12:19)
Si è scoperta l'acqua calda... E' da anni che caseifici fraudolenti dell'aversano usano la cagliata rumena per produrre mozzzrella ...Il problema ulteriore e più grave è però dato dal fatto che gli altri caseifici, quelli onesti, che continuano a rispettare i parametri di una lavorazione d.o.p non si consorziano in maniera adeguata e non promuovono a sufficienza i loro prodotti, agendo più da bottegai che da commercianti ed imprenditori del settore agroalimentare quali dovrebbero ambire ad essere . Tutto ciò avviene a vantaggio di ambiti, quale quello di Battipaglia che, nonostante produca una mozzarella di qualità non eccelsa, riesce per maggior spirito imprenditoriale ad affermarsi su mercati internazionali a dispetto della mozzarella del litorale domizio..Se poi a questo aggiungiamo il dissesto ambienatle che delinquenti senza scrupoli hanno determinato con l'inquinamento di coltivazioni essenziali per il pascolo , ecco che il cerchio si chiude.Gli imprenditori caseari onesti dovrebbero trovare maggiore unità d'intenti e le pene per i reati ambientali dovrebbero essere ulteriormente inapsrite, solo così il settore agroalimentare tutto potrà vivere il suo riscatto.
Raffaele de Biase

#8 
di di che meraviglia il 19/08/2007 (18:19)
perche' non e' possibile sapere Quali sono i Caseifici in oggetto - Cosi ci vanno di mezzo tutti gli altri--

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