Pupia.TV - Campania Aggiungi Pupia ai Preferiti Preleva feed RSS
 

 OnLine  
17
 Visite
4054540
.
.
.
.
.
.
 
Omicidio durante faida Belforte-Piccolo: 10 arresti contro i “Mazzacane”

di Redazione del 1/07/2011 in Cronaca - Letto 5915 volte

 CASERTA. La squadra mobile di Caserta, coordinata dalla Procura Distrettuale di Napoli, ha eseguito dieci ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di esponenti del clan Belforte di Marcianise, per i reati di omicidio, detenzione e porto di armi comuni e da guerra e rapina.

Gli arrestati sono: Michelangelo Amato, 35 anni, di Capodrise; Pasquale Aveta, 34, di San Nicola la Strada, già detenuto; Camillo Antonio Bellopede, 32 anni, di Marcianise; Antonio Della Ventura, 47 anni, di Caserta, già detenuto; Vincenzo De Simone, 35 anni, di Marcianise; Vittorio Musone, 60 anni, di Capodrise, già detenuto; Gaetano Piccolo, 52 anni, di Capodrise, detto “’O Ceneraiuolo”, già detenuto; Luigi Trombetta, 55 anni, già detenuto; Antonio Zarrillo, 44 anni, di Capodrise; Francesco Zarrillo, 41 anni, cugino di Antonio, di Capodrise, già detenuto.

 

Sono tutti ritenuti responsabili di concorso nell’omicidio di Francesco Sagliano, 31enne casertano assassinato a colpi d’arma da fuoco la sera del 3 ottobre 2003, in via Santoro, a Marcianise. Le indagini della squadra mobile, supportate da attività di intercettazione e dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, hanno permesso di ricondurre l’omicidio di Sagliano alla  faida che, dagli anni novanta, contrappone i Belforte, detti i “Mazzacane”, al clan dei Piccolo, detti “Quaqquaroni”, per il controllo delle attività illecite nel comprensorio di Marcianise, Caserta e zone limitrofe. Infatti, Musone, Trombetta e Piccolo, che in quel periodo gestivano il clan, stante la detenzione dei capi storici, i fratelli Domenico e Salvatore Belforte, decisero la eliminazione di Sagliano poiché questi aveva partecipato ad attività estorsive, per conto dell’opposto clan Piccolo, a danno di imprenditori già taglieggiati dai Belforte. Le indagini hanno permesso di ricostruire anche il ruolo di tutti i responsabili dell’omicidio.

 

Oltre ai mandanti Musone, Trombetta e Piccolo, ne furono esecutori materiali Pasquale Aveta, Francesco Zarrillo, Domenico Cuccaro e Antonio Gerardi, questi ultimi due poi divenuti collaboratori di giustizia; mentre Amato, Bellopede e De Simone svolgevano il ruolo di “specchiettisti” ed “avvistatori” della vittima. Invece, Michele Froncillo, anch’egli divenuto collaboratore di giustizia, Antonio Zarrillo e Della Ventura procacciarono le armi utilizzate nel raid omicidiario.

 

Michelangelo Amato Pasquale Aveta Camillo Antonio Bellopede

Michelangelo Amato

Pasquale Aveta

Michelangelo Amato

Antonio Della Ventura Vittorio Musone Gaetano Piccolo

Antonio Della Ventura

Vittorio Musone

Gaetano Piccolo

Luigi Trombetta Antonio Zarrillo Francesco Zarrillo

Luigi Trombetta

Antonio Zarrillo

Francesco Zarrillo

Particolarmente efferate furono le modalità dell’omicidio. Il gruppo di fuoco attese la vittima sotto l’abitazione della fidanzata a Recale. Non appena questa discese dalla vettura di Sagliano e varcò il portone dello stabile, la vettura con i killer tentò di bloccarlo, ma il giovane, accortosi della manovra, tentò la fuga. Ne nacque un lungo inseguimento da Recale, attraverso Capodrise, fino a Marcianise, dove Sagliano imboccò una strada dove era  aperto un cantiere concludendo la marcia negli scavi per la realizzazione della rete fognaria, così come l’auto degli inseguitori. I sicari, che durante l’inseguimento avevano sparato decine di colpi all’indirizzo del fuggitivo, raggiunsero e bloccarono il giovane che, probabilmente già ferito ad un fianco, crollato in terra, venne finito a colpi di pistola nonostante implorasse pietà. Inoltre, uno dei killer infierì ripetutamente sul volto di Sagliano con il calcio di un fucile.

 

La vettura del commando, bloccata nella buca, venne incendiata sul posto e, per la fuga, venne rapinata un Renault Clio ad un automobilista terrorizzato, che aveva assistito alle fasi finali dell’agguato. Le armi utilizzate per la spedizione omicida, un fucile da caccia calibro 12, un mitra kalashnikov, una pistola semiautomatica ed un revolver, furono tutte abbandonate sul posto. Secondo le indagini della Polizia, i killer furono ricompensati, ciascuno, con la somma di 3mila euro ed un orologio di lusso, marca Rolex.




 

Pupia Network










Altre Operazioni
Pagina Stampabile    Segnala questo articolo a un amico

Condividi articolo su:
    

Non è possibile commentare questo articolo

Si ricorda che le responsabilità dei contenuti degli articoli sono a carico del singolo autore e che si può risalire all'indirizzo IP del Pc da cui vengono scritti i commenti. Pertanto, si raccomanda un linguaggio moderato e corretto.

PUPIA di Andrea Aquilante: testata editoriale telematica iscritta nel Registro della Stampa presso il Tribunale di Santa Maria C.V. (Ce) n. 692 del 20 settembre 2007 - P.I. 03296370616. Powered by Clanius.