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La scuola media "Parente" e la crescita negata
di Redazione del 10/02/2010 in Scuola - Letto 2071 volte

 AVERSA. C’è una scuola media, ad Aversa, che ha ben 70 anni di vita.

È la scuola dove sono state forgiate anime e formate coscienze di giovani aversani che avrebbero poi ricoperto alte cariche istituzionali, culturali e civili; la scuola nella quale le menti più illuminate della città di Aversa vi hanno studiato.

 

È la scuola media statale “Gaetano Parente”, la prima scuola media di Aversa. Oggi questa storica istituzione scolastica, nel marasma della pochezza culturale che affligge ogni settore della società civile, non ha l’anacronistica, utopistica e vana presunzione di rappresentare la scuola dell’intellighentia aversana, non asseconda le pretese di vuoto elitarismo di certa utenza.

 

Oggi la media “Parente” assolve a un ben più alto e nobile compito. Insistendo su un territorio – l’area nota come Aversa Nord – atavicamente avaro di stimoli culturali, povero di centri di aggregazione giovanile, carente di strutture di servizio per la comunità, la scuola media “Gaetano Parente” rappresenta l’unica agenzia educativa del territorio, delle cui istanze socio-culturali si fa carico. Qui gli allievi, strappati ai falsi e devianti modelli della strada, riescono a esprimere le proprie potenzialità e a soddisfare i bisogni educativi. Da qualche anno, però, la  “Parente”, per svariati motivi, sta subendo una contrazione d’iscritti. Questo ha portato a un sottodimensionamento che ha per conseguenza la drastica riduzione di risorse umane (personale docente, di segreteria e collaboratori scolastici) e finanziarie.

 

Per evitare un’indecorosa lenta agonia della storica istituzione scolastica, l’amministrazione comunale di Aversa aveva deliberato l’accorpamento della scuola col I Circolo Didattico (la scuola elementare di via Corcione, per intenderci). Quella che a primo acchito poteva sembrava una trovata strampalata e fantasiosa aveva invece delle validissime ragioni: la nascita del comprensivo Diaz-Parente avrebbe garantito nel tempo una platea scolastica stabile e numericamente importante con la conseguente possibilità di programmare interventi didattici a medio e lungo termine con la sicurezza di poter contare su flussi economici crescenti e sufficienti a tradurre in competenze spendibili nel vissuto quotidiano l’azione educativa posta in essere dalla scuola. La formazione di un tale istituto comprensivo avrebbe dotato la città di un’agenzia educativa la cui funzione avrebbe investito trasversalmente i vari aspetti legati alla crescita individuale, sociale, culturale dell’adolescente. La popolazione scolastica di Aversa Nord, non sarebbe stata più a rischio ghettizzazione, gli scambi culturali e sociali sarebbero diventati strumento di crescita continua. Non la distruzione di due scuole, quindi, ma la creazione di Ente capace di soddisfare i bisogni educativi e culturali di una frangia della popolazione che da troppo tempo è destinataria di interventi istituzionali occasionali e poco incisivi.

 

Succede invece che mentre l’Ente Provincia approva questo piano, la Regione lo boccia. La ragione? Udite udite: la perdita di una (e dico una) Presidenza! Si fa davvero molta fatica a capire quale misterioso ragionamento abbia guidato le azioni di chi ha preso la decisione di non dar seguito al provvedimento di accorpamento della “Parente” col I Circolo Didattico. Non si è badato al fatto che così restando le cose si provoca la perdita di docenti costretti a migrare dopo anni di servizio nella stessa scuola, non alla inesorabile perdita di cattedre, ignorando anche che l’accorpamento avrebbe significato più posti di lavoro per il personale di segreteria e per i bidelli. No. Si è deciso invece che non si poteva perdere una presidenza! E sapete qual è la vera beffa? Il Dirigente che avrebbe “perso il posto” (ma si sarebbe trattato solo di trasferimento di sede, perché il posto lo perdono i docenti e il personale Ata, non i dirigenti…), aveva più volte chiaramente dichiarato che sarebbe stato ben felice di trasferirsi altrove (malgrado abitasse a due passi dalla scuola) pur di salvare la “Parente”. Perché non è stata ascoltato?

 

Ora, ecco lo scenario futuro che si prospetta per la “Parente”: la mancanza di risorse umane e finanziarie rischierà di vanificare tutta la serie di interventi strategici messi in atto dai docenti; la “Parente” non chiuderà, ma costringerla ad essere scuola autonoma senza averne i numeri contribuirà ancor di più a rendere difficoltosa l’attuazione di attività volte a migliorare lo status socio-culturale degli allievi di questa scuola, destinati, così, ad esser ancora trattati come ragazzi di “serie B”.

 

È stata persa un’occasione unica per risolvere un problema che va oltre la politica, oltre il colore degli schieramenti, oltre meschine beghe personali mascherate da “battaglie sociali”, oltre soprattutto quei numeri letti in modo unidirezionale e acritico. Qui si trattava di fornire finalmente a ragazzi privi di mezzi economici, culturali e sociali un’opportunità vera per poter operare alla pari coi propri coetanei. Si trattava non di attivare un intervento politicizzato, ma la seria possibilità da parte delle Istituzioni di offrire una risposta efficace e concreta alle istanze della collettività. Era un’occasione forse irripetibile per mandare il segnale forte che le istituzioni sono vicino alle frange più deboli della popolazione. Ma non è stato possibile.

 

Ragazzi di Aversa Nord, scusateci: non si poteva perdere una presidenza per aiutarvi a crescere! Chi, in Regione, ha preso quella decisione incomprensibile ai più, dovrà avere l’onestà intellettuale di ammettere di aver preso una cantonata e, assumendosi la responsabilità delle proprie azioni, cercare di porre rimedio a un’azione che ha di fatto danneggiato sia gli utenti sia i lavoratori della scuola.

 

Qual è la vera ragione per la quale l’assessorato regionale al ramo non ha ritenute valide ragioni che hanno ottenuto una generale condivisione? Perché si è continuato strumentalmente a parlare di “chiusura” di scuole quando a tutti era chiaro che nessuna scuola sarebbe stata chiusa? Perché non sono stati ascoltati di Dirigenti scolastici coinvolti nel provvedimento? La comunità aversana e i soprattutto quei ragazzi che vedono sfumare l’occasione di poter finalmente dimostrare ad armi pari il proprio valore, esigono una risposta celere, sincera, esauriente. Se così non sarà, la scuola, la scuola in genere, non avrà vita facile nel convincere i giovani di appropriarsi del senso del bene comune, di coltivare l’idea dell’interesse generale, di abbandonare i luoghi comuni della sfiducia nelle istituzioni, visto che proprio queste li hanno traditi. E sarà vera fortuna se di questo brutto episodio di discriminazione sociale e culturale non ne approfitterà quella piovra che sguazza nella depressione economica, nelle difficoltà di inserimento, nelle impossibilità di integrazione di cui spesso soffrono tanti adolescenti, offrendo loro possibilità di riscatto che invece li porterebbe alla rovina.

 

di ENZO MAIORCA, docente della Scuola Media Statale “G. Parente” di Aversa





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