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Inchiesta su Clinica Pineta Grande: arrestato il patron Vincenzo Schiavone

Castel Volturno (Caserta) – Il nucleo investigativo carabinieri di Caserta ha dato esecuzione a un’ordinanza di applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari, emessa dal gip del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, a carico di Vincenzo Schiavone, amministratore di fatto della struttura sanitaria “Casa di Cura Pineta Grande”, situata a Castel Volturno (Caserta), e dominus della direzione gestionale riguardante i lavori di ampliamento della stessa), del divieto di dimora nella Regione Campania a carico di Domenico Romano, tecnico di parte della struttura sanitaria, e della sospensione dell’esercizio dei pubblici uffici per un anno a carico di Giuseppe Schiavone, funzionario della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Caserta.

Si tratta del proseguimento dell’indagine per la quale era stata già emessa lo scorso 7 gennaio, e confermata dal Tribunale del Riesame, un’ordinanza cautelare che compendiava una molteplicità di vicende illecite coinvolgenti il geometra Carmine Noviello nella sua veste di responsabile dell’Ufficio tecnico comunale di Castel Volturno e che aveva fatto emergere l’esistenza di un sistema di connivenze, collusioni tra la parte pubblica, in persona di Noviello e la parte privata, nelle persone di tecnici privati e di imprenditori, con interessi economici rilevanti sul territorio castellano. Uno tra questi, appunto, Vincenzo Schiavone.

Allo stesso modo e nello stesso filone di indagine, era stato emesso, il 16 settembre scorso, un decreto di sequestro preventivo del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (anche qui confermato dal Riesame) riguardante le opere di ampliamento, in corso di realizzazione, presso la struttura sanitaria “Pineta Grande”, che opera nella provincia di Caserta in regime di accreditamento istituzionale, oggetto di autorizzazione amministrativa con delibere del Consiglio comunale di Castel Volturno (30/2014 e 12/2015) nonché i permessi di costruire 40/2017 e 83/2018 rilasciati dall’Utc. Le indagini sono state avviate nel febbraio-marzo del 2018, a seguito della richiesta di accesso da parte di un’altra struttura sanitaria operante nella provincia di Caserta, agli atti del procedimento amministrativo conclusosi con il rilascio da parte dell’Ufficio tecnico castellano del Piano di costruzione 40/2017, accolta dal Tar Campania, in cui si ponevano in evidenza alcune irregolarità in relazione al rilascio di tale autorizzazione edilizia urbanistica.

“Le complesse risultanze probatorie ed investigative – si legge in una nota della Procura sammaritana – hanno fatto emergere come l’ampliamento, in corso di realizzazione della casa di cura Pineta Grande, autorizzato con delibere del Consiglio Comunale e successivi permessi di costruire si ponesse in palese violazione della normativa riguardante la realizzazione o l’ampliamento di strutture sanitarie, di cui al decreto legislativo 229/99 e della regolamentazione regionale di cui alla Delibera di Giunta regionale Campania numero 7301/01 nonché della normativa edilizia/urbanistica. Il gip prima ed il Tribunale del Riesame poi, hanno validato le illegittimità contestate dalla Procura degli atti autorizzativi dell’ampliamento e degli atti presupposti e conseguenziali, messi a fondamento anche dell’ordinanza oggi eseguita, le cui incolpazioni provvisorie riguardano rispettivamente: a) le contestazioni di abuso di ufficio e falsità in atti pubblici, commessi da Romano e Giuseppe Schiavone, in relazione alla gestione della pratica di sanatoria relativa ad alcuni locali di proprietà della clinica; b) le ipotesi di corruzione, falsità in atti pubblici, rivelazioni di segreto di ufficio ed abuso di ufficio a carico di Vincenzo Schiavone, Romano e Noviello (soggetto per il quale si è già proceduto), con risultanze investigative che hanno fatto emergere come l’Utc di Castel Volturno, nella persona del suo responsabile, già tratto in arresto nel gennaio del 2019, si ponesse a completa disposizione delle esigenze imprenditoriali di Pineta Grande, nell’ambito di dinamiche illecite, per consentire alla stessa di superare le problematiche legate alla impossibilita di acquisire la verifica di compatibilità dell’intero progetto di ampliamento, con il fabbisogno sanitario regionale, consentendo Ia sostituzione delle tavole progettuali, con modifica e trasformazione dei posti letto ospedalieri, in posti letto accompagnatori/foresteria (nell’anno 2016 e nel mese di giugno 2018, i progetti modificati presentavano più posti letto accompagnatori/foresteria che posti di degenza sanitari). In tal modo da superare le problematiche inerenti la giustificazione dal punto di vista del fabbisogno, arrivando nel 2018 ad adottare anche atti non rientranti nella competenza del suo ufficio ma dell’ufficio Sanità. II responsabile dell’Utc ha attribuito, inoltre, al piano di costruzione 83/2018 valore di autorizzazione alla realizzazione dell’ampliamento ai sensi dell’articolo 8 ter del decreto legislativo 229/99. Tale atto e stato ideato nei suoi contenuti dalla proprietà di Pineta Grande e dal suo staff tecnico, anzi, materialmente redatto da Pineta Grande e recepito dal Responsabile dell’Utc. Sono emerse, inoltre, in epoca successive all’adozione di tali deliberazioni assunzioni presso Pineta Grande di parenti del predetto funzionario comunale; c) le contestazioni di falsità in atti pubblici ed abuso di ufficio a carico di Vincenzo Schiavone, Domenico Romano e Giuseppe Schiavone, anche con riferimento agli aspetti paesaggistici, laddove sono emerse dinamiche illecite instaurate tra lo staff tecnico di Pineta Grande e il funzionario della Soprintendenza”.

“L’istruttoria svolta – prosegue la Procura – per i pareri paesaggistici di competenza della Soprintendenza, Ente deputato alla tutela del vincolo imposto sulla area ove ricade l’intervento di ampliamento, è risultata del tutto carente, come emerso dalle consulenze e della dichiarazioni rese da testi qualificati. Le relazioni paesaggistiche sono risultate incomplete mancando di foto idonee a consentire, mediante simulazione, di valutare e apprezzare l’incidenza della medesima opera sul contesto tutelato. Il gip, nelle motivazioni dell’ordinanza cautelare, ha sottolineato come Vincenzo Schiavone sia stato in grado di creare una serie di relazioni tali che gli hanno consentito di accedere a vari livelli istituzionali per ottenere agevolazioni e per soddisfare i propri interessi imprenditoriali e persona capace di assoggettare gli uffici pubblici locali alle proprie esigenze personali. Sintomatico della sua attitudine ad inquinare le prove è stato, inoltre, il tentativo di avvicinare I’organo inquirente titolare delle indagini, una volta venuto a conoscenza, attraverso i provvedimenti già emessi, del procedimento pendente a suo carico”.

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