Gricignano

Gricignano, processo Gmc: l’accusa chiede 12 anni per Lettieri e 8 per Brancaccio

Si è giunti alle fasi finali del processo di primo grado sulla Gmc, nato dall’inchiesta sulla società multiservizi, a maggioranza pubblica, operante nel ramo della raccolta rifiuti, creata nei primi anni 2000 a Gricignano, e in cui era confluito anche il comune di Orta di Atella, il cui braccio operativo era la “Florambiente” dei fratelli Orsi, risultata avere legami con il clan dei casalesi.

Al termine della sua requisitoria, tenutasi nell’aula del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, dinanzi al collegio presieduto dal giudice Roberta Carotenuto, il pm della Direzione distrettuale antimafia, Alessandro D’Alessio, ha chiesto 12 anni per Andrea Lettieri, 70 anni, ex sindaco di Gricignano, imputato per concorso esterno in associazione mafiosa, corruzione e turbativa d’asta, e 8 anni per Angelo Brancaccio, 59 anni, ex sindaco di Orta di Atella, attualmente detenuto per associazione mafiosa, che in questo procedimento risponde solo dell’accusa di corruzione.

La parola passerà alle difese (avvocati Giuseppe Stellato e Raffaele Costanzo per Lettieri e Mario Griffo per Brancaccio) il prossimo 11 dicembre, mentre la sentenza sarà emessa il 18 dicembre. Secondo l’accusa, i due ex sindaci (arrestati il 25 marzo 2015; Lettieri poi tornò in libertà il successivo giugno, mentre Brancaccio fu nuovamente arrestato per altre vicende, nda.) avrebbero tratto dalla società mista vantaggi economici e favori elettorali in cambio di affidamenti illegali all’azienda dei fratelli Sergio Orsi (già condannato con rito abbreviato) e Michele Orsi (quest’ultimo ucciso a Casal di Principe in un agguato il 1 giugno 2008).

“Laute tangenti” – Dalle indagini, condotte dal commissariato di polizia di Aversa, risalenti al 2008 e perdurate fino al dicembre 2012, è emersa “l’esistenza di sperimentate cointeressenze tra i fratelli Sergio e Michele Orsi, amministratori di fatto della ‘Flora Ambiente srl’, società capo-gruppo dell’Ati, nonché partner privato della società mista Multiservizi spa, con i due amministratori locali, Brancaccio e Lettieri, consentendo agli stessi, dietro il versamento di laute tangenti, di costituire la società mista a prevalente capitale pubblico ‘Gricignano Multiservizi’, anche denominata ‘Gmc’, e di affidare a questa, all’esito di gare d’appalto truccate, ovvero tramite affidamenti diretti, la gestione di molteplici servizi pubblici a Gricignano e Orta, tra il 2004 e il 2007, tra cui la raccolta e il trasporto pubblico dei rifiuti, i lavori di urbanizzazione primaria, la gestione del servizio di refezione scolastica, la gestione e manutenzione ordinaria e straordinaria degli impianti di pubblica illuminazione, degli edifici pubblici ed altro”.

“L’accordo con Di Grazia” – Dall’ordinanza emerge che Lettieri avrebbe stretto un accordo proprio con l’ex boss Paolo Di Grazia, oggi collaboratore di giustizia, per la creazione della Gmc, al fine di avere una percentuale sulle tonnellate di rifiuti raccolti. Di Grazia riferisce di un incontro con l’allora sindaco in un garage. I contatti tra i due, poi, sarebbero avvenuti attraverso il fratello del boss, Riccardo.

Il conto in Svizzera di Brancaccio – Agli atti dell’indagine il monitoraggio telefonico ed ambientale di diversi indagati, oltre ad attività di riscontro delle dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia. Non solo. “Le indagini della squadra investigativa aversana – faceva sapere la Questura – hanno, inoltre, rivelato l’esistenza di diversi conti correnti bancari, accesi dai fratelli presso istituti di credito svizzeri, in località Poschiavo, attraverso i quali sono transitate ingenti somme di euro, di cui una parte confluite nell’anno 2006 su di un conto corrente intestato a Brancaccio, acceso presso il medesimo istituto di credito. Infatti, Sergio Orsi aveva trasferito tra il mese di febbraio e di ottobre 2006, da un conto corrente a lui intestato, la somma complessiva di 330.575 euro, in favore del conto corrente acceso presso il medesimo istituto bancario ed intestato a Brancaccio, all’epoca sindaco di Orta di Atella”.

LA GMC – Proprio la Gmc fu tra le motivazioni che, nell’agosto 2010, portarono allo scioglimento per infiltrazioni della criminalità organizzata dell’allora amministrazione retta da Lettieri, sindaco per due mandati consecutivi, dal 2001 al 2006 e dal 2006 alla stessa data di scioglimento, periodo durante il quale aveva ricoperto anche gli incarichi di consigliere provinciale e assessore provinciale. L’iter di costituzione della Gmc fu avviato il 16 maggio 2002, quando venne approvato lo schema di statuto; il successivo 18 giugno fu individuato il responsabile del procedimento per l’espletamento della gara nella persona del dirigente dell’ufficio tecnico comunale. Secondo i commissari della Prefettura, che stilarono la relazione che portò allo scioglimento, il bando indicava criteri di scelta e di attribuzione del punteggio “non finalizzati ad individuare società con caratteristiche tecniche utili per l’esecuzione dei servizi”, tra cui la raccolta dei rifiuti e i lavori pubblici. Infatti, scriveva la commissione, “il criterio della ‘imprenditorialità giovanile’ è risultato determinante per l’aggiudicazione della gara all’Associazione temporanea di imprese” avente come capogruppo una società “in possesso di tale requisito”, mentre le altre società costituenti la stessa Ati “risultavano sprovviste dei requisiti prescritti per i servizi”.

Con delibera di giunta del 27 maggio 2003 si procedeva alla nomina dei componenti del Consiglio di amministrazione, autorizzando il dirigente dell’Utc alla sottoscrizione dell’atto costitutivo della società il 9 giugno successivo. Nella fase costitutiva il partner privato era in possesso della qualificazione per l’esecuzione dei lavori pubblici limitatamente alla manutenzione degli immobili comunali, mentre, rilevano i commissari, “i lavori affidati risultavano di una certa rilevanza economica e non potevano considerarsi strumentali alla gestione dei servizi”. La stessa durata della società, 50 anni, tra l’altro “risulta in contrasto con il Testo unico degli enti locali che attribuisce al socio privato delle società miste una posizione non stabile in quanto va riconosciuto il carattere temporaneo dell’affidamento”.

I commissari analizzavano poi l’evoluzione della società, iniziata dal 2004 con la modifica della propria denominazione in “Gmc spa”, “senza l’attivazione – scrivevano – di una procedura ad evidenza pubblica, ma con cessioni di quote, sia da parte del Comune che dei partner privati, formalizzate con atti notarili, nonostante il divieto di cessione per un periodo di dieci anni, previsto dal bando di gara e non riportato nello statuto”. Le quote del 51% di capitale pubblico, infatti, furono distribuite tra i comuni di Gricignano, Orta di Atella, San Cipriano e Grazzanise. Mentre una delle società private, raggiunta da interdittiva antimafia, cedeva le quote ad un’altra società.

Inoltre, i commissari rilevavano che il Comune “non ha esercitato il potere di controllo nei confronti della società mista” e che “la stessa richiesta di informazione antimafia nei confronti della Gmc fu presentata dal Comune solo il 29 novembre 2006 anziché all’atto di costituzione della stessa”, considerando che “l’importo per l’affidamento dei servizi sarebbe stato sicuramente superiore al limite fissato dalla normativa antimafia”, che dunque sarebbe stata “elusa”. Infine, si leggeva nella relazione, “alcuni componenti del cda della Gmc sono stati controllati con esponenti della criminalità organizzata e uno di essi ha anche rapporti di parentela con un esponente del clan dei casalesi”, così come “per i rappresentanti legali della parte privata sono state rilevate frequentazioni con affiliati al clan”.

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