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Ucciso a Casavatore nel 2011: 7 arresti per l’omicidio di Emilio Forino

Sette misure cautelari, tra le quali quelle a carico dei boss Arcangelo Abete, Arcangelo Abbinante, Angelo Marino ed Ernesto Ferone, sono il risultato di un’indagine dei carabinieri per l’omicidio di Emilio Forino, avvenuto il 4 agosto 2011 a Casavatore, nel Napoletano. Mandanti ed esecutori materiali di quel delitto, che aveva come bersaglio un affiliato del clan Ferone erano stati decisi durante una riunione dei vertici delle cosiddette “5 famiglie di Secondigliano”, il gruppo sorto da una scissione degli Amato-Pagano nella zona Nord di Napoli.

Forino si era allontanato dai Ferone per avvicinarsi ai Marino e quindi la sua morte venne chiesta da Ernesto Ferone e da Vincenzo Pagano alle 5 famiglie. Questo omicidio portò alla marginalizzazione temporanea del gruppo criminale che operava nelle Case Celesti, fino a una spaccatura interna che poi fu segnata da un altro omicidio, quello di Ciro Nocerino nel settembre 2011. Emilio Forino seguì i suoi assassini in buona fede perché pensava di ricevere una lieve punizione per i suoi dissapori con Ernesto Ferone ma a Casavatore gu ucciso il suo corpo lasciato sul marciapiede.

“Commisi io l’omicidio di Emiliano Forino nel mese di agosto 2011. Così, la contrapposizione agli Amato-Pagano ebbe una sua consacrazione”. Il 5 gennaio 2013 Gianluca Giugliano, ex killer del clan Marino delle Case Celesti, lotto di edilizia popolare nel quartiere di Napoli di Secondigliano, fece luce su uno dei pochi omicidi ancora oscuri della terza faida di Scampia, quello del 29enne i cui killer e mandanti sono stati arrestati questa mattina anche grazie alle dichiarazioni del pentito.

“La contrapposizione – ha aggiunto a verbale Giugliano – si ebbe con gli Amato-Pagano, che in cinque-sei mesi abbandonarono Secondigliano recandosi nella zona di Melito e Mugnano. Anche a Casavatore vi fu una scissione contro di loro, che ebbe una consacrazione quando io commisi l’omicidio di Forino che era allontanato dai Ferone. Dopo che sparai fu fatta una riunione nell’abitazione di Arcangelo Abete e in quella occasione fu detto ad Angelo Marino di non partecipare più ai summit. In sostanza la famiglia Marino veniva estromessa dal gruppo delle famiglie dominanti a Secondigliano”.

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