Casal di Principe - San Cipriano - Casapesenna

Processo carburanti, assolti i fratelli Cosentino: le motivazioni della Cassazione

Arrivano le motivazioni riguardanti l’assoluzione di tutti gli imputati del processo sul “monopolio dei carburanti” in Campania, tra i quali figuravano Nicola Cosentino, ex parlamentare di Casal di Principe ed ex sottosegretario all’Economia del governo Berlusconi, e i suoi fratelli Giovanni e Antonio, imprenditori nel settore della distribuzione dei carburanti. Assoluzione giunta a cinque anni di distanza dall’operazione che coinvolse imprenditori, funzionari regionali e dipendenti della Q8 accusati, a vario titolo, di estorsione e illecita concorrenza, reati aggravati dal metodo mafioso.

La seconda sezione della Cassazione, presieduta da Domenico Gallo, ha depositato le motivazioni della sentenza, emessa il 4 giugno scorso, che aveva confermato la decisione della Corte di Appello di Napoli con cui gli imputati erano stati assolti. La sentenza ha anche disposto il dissequestro della “Aversana Petroli” della famiglia Cosentino.

A tal proposito, i magistrati della Suprema corte scrivono: “Il motivo del ricorso del Procuratore generale sulla confisca presuppone che le società Aversana Petroli e I.P. Service fossero state utilizzate per il lavaggio dei proventi di attività illecite riconducibili al clan dei casalesi, almeno fino all’anno 2010, ipotesi che non ha trovato riscontro nel processo”.

Assoluzione per il funzionario della Regione Campania, Luigi Letizia, condannato in primo grado a cinque anni e quattro mesi. Così come i dipendenti della Q8 Bruno Sorrentino e Giovanni Adamiano, in primo grado condannati a tre anni e sei mesi. Assolto anche l’imprenditore Michele Patrizio Sagliocchi di Villa Literno.

“Nella valutazione del giudice di secondo grado – si legge tra le motivazioni – non è ravvisabile la violazione del principio, da tempo consolidato nella giurisprudenza di legittimità, secondo il quale il giudice può basare il proprio convincimento  la pronuncia assolutoria è fondata non solo e non tanto sulla ritenuta inattendibilità delle dichiarazioni della stessa parte civile (Luigi Gallo, ndr.) in ordine alle minacce ricevute, ma anche e soprattutto sulla genesi e sulla ricostruzione della trattativa, avviata da Luigi Gallo, nonché su dati obiettivi costituiti dalla sua pregressa situazione debitoria, dall’interesse (non proprio o dei Cosentino) in concreto perseguito dai funzionari della compagnia petrolifera, dal rischio insito nell’operazione proposta al ‘retista’, dalla non ipotizzabile percorribilità di un intento di ‘spoliazione’ dell’impianto che Gallo avrebbe voluto aprire a condizioni giudicate non accettabili dalla controparte”.

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