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Salvini al M5S: “Dicano se vogliono stare con Lega o col Pd”. Di Maio: “Ma per carità…”

“Io per 11 mesi ho mantenuto la parola con gli italiani e con i 5 Stelle. Inizio a notare troppi accoppiamenti fra Pd e 5 Stelle, troppa sintonia”. Lo ha detto a Verona Matteo Salvini, che torna a parlare della presunta vicinanza tra l’alleato di governo e il Partito Democratico. Immediata la replica di Luigi Di Maio: “Noi a sinistra? Per carità… Dio ce ne scampi”. Anche nei giorni scorsi, dopo i risultati delle amministrative in Sicilia, c’era stato un botta e risposta tra il vicepremier leghista e il leader M5S: “Chi fa parte del governo del cambiamento non può strizzare l’occhio a Forza Italia e Berlusconi”, aveva detto il ministro del Lavoro. “A me sembra che siano loro sempre più vicini al Pd, ma non mi offendo”, ha poi risposto Salvini.

Parlando del rapporto con il M5S, Salvini ha affermato: “No alla flat tax, no ad Autonomia, no al nuovo decreto sicurezza. E magari riapriamo i porti. Mi spieghi qualcuno se vuole andare d’accordo con il Pd o con gli italiani e la Lega rispettando il patto”. Poi aggiunge, con chiaro riferimento a Di Maio sui tempi dell’Autonomia: “Prima, prima prima… io mantengo la parola data. Se qualcuno cambia idea o ha tempo da perdere lo spieghi agli italiani. Per me l’emergenza è la riduzione delle tasse. L’Autonomia permette di spendere meno e di spendere meglio, Poi si può fare tutto, ognuno ha le sue priorità. Iniziano ad essere troppi i no, troppi dubbi sulle tasse, sull’Autonomia, sull’immigrazione, sulle Ferrovie, sulla legittima difesa fermano l’Italia”.

Dopo l’attacco di Salvini, arriva immediata la risposta di Di Maio. “M5S spostato a sinistra? Se la sinistra è il Pd, per carità… Dio ce ne scampi. Non c’è un capo politico che abbia attaccato il Pd come me, il Pd è ancora quello dei renziani con Zingaretti davanti, non voglio averci nulla a che fare”, ha detto il vicepremier. Poi sul rapporto con il leader della Lega: “I primi sei mesi di governo, Salvini si presentava come una persona interessata ai problemi della gente, ora non lo riconosco più. È come si fosse tolto la felpa e avesse messo l’abito buono della vecchia politica. Nel caso Siri si è schierato a difesa della casta”.

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